Turbonegro

                                                                                                                           Rock’n’ Roll Machine

                                                                                                                           Burger Records

                                                                                                                          www.turbonegro.com

 

 

 

Sembrava che fossero scomparsi, ed invece eccoli di nuovo qua, dopo cinque anni dalla loro ultima uscita. In questo nono album da studio la band norvegese mescola punk e street-metal e altro, giocando con il rock tradizionalmente sporco ma in realtà suonando molto puliti e chirurgici. Il genere chiamato DeathPunk, in cui solitamente vengono inseriti, per me non significa nulla. La rotonda “WELL HELLO”  sorride mezza Ramones, mezza Green Day; tirata e luminosa e breve nella più classica forma.

Anche “ON THE RAG” è punk, ma non in modo adolescenziale, facendo riferimento ad una più diretta violenza vicina ai Sex Pistols. Si passa poi ad una ritmica alla Ac/Dc in “ROCK’N’ROLL MACHINE”  che però possiede un pre-ritornello melodico, e qui si percepisce bene la produzione tecnica molto patinata e scevra del sudore da rocker; ma è uno dei pezzi migliori in grado di farsi estremamente godibile. Ancora più lucidata “Skinhead Rock’n’Roll”, quasi patinata soprattutto per le tastiere alla “Jump” dei Van Halen, ma in realtà il cantato ricorda gli Who, e con gli “oooh oooh” persino i Rolling Stones. Ancora Who con le tastiere di “Hot for Nietzsche”, ma la somiglianza finisce qui perché siamo dalle parti dello Street Metal come lo farebbero i Cheap Trick. Mezza Ac/Dc e mezza Ramones è invece “HURRY & DIE”, molto fluida ma anche elettrica.

“Fist City” è americaneggiante alla ZZ Top, ma ci possiamo sentire anche una anima alla Cult. In qualche modo questi norreni ci stupiscono, e lo fanno nel modo sbagliato; oppure lo fanno con una verve sfacciata fregandosene dei puristi, a seconda di come la si voglia vedere. Lo fanno con “ John Carpenter powder Ballad”,  quasi AoR, quasi pop, alla Yes e alla Police  degli anni ’80. Tutte queste citazioni possono far pensare ad un guazzabuglio, ma non è così, l’estetica dell’album è assolutamente coesa e coerente. “SPECIAL EDUCATION” non è metal ma finisce per essere un bella dondolata rock, catchy e sculettante.  Varie volte vengono in mente gli scandinavi D.A.D. la cui spolverata è distribuita omogeneamente.

Il carattere dei Turbonegro è sempre particolarmente giocherellone, e ogni pezzo, anche se molto dentro la classicità rock, subisce la loro personalità. Sporchi o puliti essi sanno dare il giusto riconoscimento ad un certo tipo di rock antico. Chi lo vorrebbe più sporco si divertirà comunque. Che volete, il disco è dedicato al defunto chitarrista degli Ac/Dc Malcom Young , e quindi tutti i riff e i ritmi in qualche modo possono far riferimento a loro, ma certo non i ritornelli orecchiabili che però ci stanno tanto bene. I Turbonegro si sono addomesticati? Non sembrano commerciali nonostante tutto, appaiono anzi dei viveur scollacciati che bevono birra dai calici per champagne invece che da boccali unti. Niente locali fumosi e bottiglie rotte, odore di sperma o capelli sudati, qui è come se un bifolco non lavato entrasse in un salotto e prendesse per il culo l’elegantone di turno. Dire che c’è di meglio non diminuisce il valore di questa fatica, dato che anche se si tratta di valore relativo, ciò non elimina una certa dose di temperamento che si respira chiaramente durante l’ascolto, il quale rende merito ad una band che in fondo conta nel panorama Metal di questi ultimi due decenni.

 

Roberto Sky Latini

 

01. The Rock And Roll Suite Part I: Chrome Ozone Creation

02. Part II: Well Hello

03. Part III: Rock’n’Roll Machine

04. Hurry Up & Die

05. Fist City

06. Skinhead Rock & Roll

07. Hot For Nietzsche

08. On The Rag

09. Let The Punishment Fit The Behind

10. John Carpenter Powder Ballad

11. Special Education

 

Tony Sylvester “The Duke of Nothing” - vocals

Rune Grønn “Rune Rebellion”  - guitars

Knut Schreiner “Euroboy” - guitars

Thomas Seltzer “Happy-Tom” oppure “Tom of Norway” - bass 

Tommy Akerholdt “Tommy Manboy” - drums

 

 

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