Mike lepond’s Silent Assassins

                                                                                             Pawn And Prophechy

                                                                                             Frontiers Records

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Lepond è un vero difensore della metallica fede. Il primo album ce lo faceva supporre, questo secondo ce lo conferma. Prima di farcelo certificare col terzo prossimo, godiamocelo facendosi prendere dalla sua frizzantezza. Qui ci si cimenta in un puro Heavy Metal con diverse propaggini epiche e l’ascolto stimola al sorriso per il piacere che dà. Mike non si contiene nelle sue esternazioni sonore e quasi risulta sfacciato nel proporre un ricco programma che oscilla tra il serio e l’ironico. Sembra che il tutto sia stato per lui un vero divertimento, e lo è sicuramente per noi.Come per l’album precedente del 2014, si assiste a  sonorità diverse che vanno dal classico Heavy al Thrash, tutto rigorosamente anni ’80, e non mancano le ipervelocità. In realtà c’è anche dell’altro, ma andiamo con ordine. La prima traccia, di oltre sei minuti, “MASTERS OF THE HALL” è un ibrido Thrash/Power che sferra un attacco poderoso pur avendo anche melodia; brano epico dall’ampio respiro.

Heavy davvero classico, con riff alla Saxon, senza che si possa parlare di deriva scontata, in una “BLACK LEGEND” esprimente forte personalità; anche se il suo ritmo è cadenzato, l’energia è intensa, associata ad un pizzico di vintage che gli dona una certo fascino. Solo otto brani ma l’album è lungo lo stesso perché ben 5 pezzi sono delle suite (nel senso che superano i sei minuti). Il tecnicismo di Mike Lepond si coglie in “I AM THE BULL”, sia nell’iniziale intro che nell’assolo caldo centrale, il tutto molto meglio di come facevano i Manowar con lo stesso strumento; globalmente è un pezzo che naviga sulla atmosfericità scura, evocativa. Al di là del bel songwriting, l’album offre iperboli che lo dinamizzano, è il “dell’altro” che intendevo qualche riga più su.

A parte il basso, c’è l’acustica “The Mulberry Tree” che appare un gioco ma è una serissima traccia sentitamente interpretata, e la sua anima spagnoleggiante è spassosa quanto interessante. E poi ecco la lunga title-track “PAWN OF PROPHECY” che esagera con i suoi 21 minuti e trentasei secondi (una volta intero lato di un vinile). Anche qui c’è un intro di basso, il quale introduce ad una sezione folk-metal fresca e magniloquente. In totale sono parecchie le sezioni, diverse fra loro; c’è una voce femminile, c’è un attacco violento, c’è un pianoforte marziale ed elegiaco, c’è una parte cadenzata, ma c’è inserito anche, a sorpresa, un blues di vecchio stampo eseguito con nonchalance che fa smuovere il culo e ciondolare la testa. Le diversità delle parti dovrebbe spezzare il senso della song e invece il tutto scorre senza incepparsi mai.

Dedicata a Shakespeare, è la composizione più bella dell’album, in un susseguirsi di godimenti, dove il basso vi si propone più volte. In qualche modo Mike Lepond rimane di attitudine Progressive anche quando non lo suona; nel senso che adora infilare tante cose nella sua musica, rendendo molto variegato ogni suo lavoro. Nessun riempitivo, e nessun vero brano minore; una bella cavalcata piena di feeeling.Finalmente un po’ di famosa ironia metallara dentro musica di alto livello artistico. Realizzazione di assoli degni di questo nome. La band non lesina impegno strumentale e vi si pone con grande rispetto per l’ascoltatore che desidera il massimo. Il cantante, come già aveva fatto notare, è in grado anche di salire in acuto e in modo esaltante; a volte è una voce tozza, tagliata con l’accetta, apparentemente lontana da certe raffinatezze metalliche, ed è questa la sua bellezza. E’ un singer che sa usare i propri mezzi e pare metterci tutto se stesso. Disco da vero rocker di qualità: i Silent Assassins di Mike sono una garanzia.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Masters of the Hall

02.  Black Legend

03.  Antichrist

04.  I am the Bull

05.  Avengers of Eden

06.  Hordes of Fire

07.  The Mulberry Tree

08.  Pawn and Prophecy

Alan Tecchio - vocals

Mike LePond – bass / guitars 

 

Special guest:

 

Traccia 8:

Andry Lagiou – vocals

Noa Gruman – vocals

Veronica Freeman – vocals

Phyllis Rutter – vocals

Michael Pinella – piano / organo

Michael Romero – keyboards / drums / guitars

Traccia 5:  Lance Barnewold – guitar   /   Rod Rivera – guitar

Traccia 1;2;3:  lance Barnewold - guitar

Tracce 6;7: Rod Rivera - guitar

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