Leaves’ Eyes

                                                                                                  Sign of the Dragonhead

                                                                                                  AFM Records

                                                                                                  www.leaveseyes.de

 

 

I norvegesi sono al settimo full-lenght della loro discografia (l’esordio fu nel 2004) ma al primo dopo il cambio di ugola. Ma come ormai dice la critica, unanime, la scena metallica prettamente sinfonico-gotica-folkeggiante è arrivata a saturazione. Per eccellere non basta più fare dischi che abbiano le caratteristiche tipiche del genere, a meno che non si è geni come Epica o Rhapsody Of Fire. L’alternativa è cercare ibridazioni funzionali e quindi uscire dall’alveo tradizionale, i Leave’s Eyes non ci riescono, permanendovi. Non hanno composto un disco scadente, tutt’altro, ma la perdita della cantate Liv Kristine ha determinato la mancanza di una certa personalità, ed ora la loro musica è diventata più anonima. E naturalmente è complice un songwriting, si,  ineccepibile stilisticamente, ma senza un brano che possa uscire dai ranghi. Non c’è scuotimento ma piacevole ascolto, troppo rassicurante e standard nel suo risultato.

L’inizio dell’album, dato dalla titletrack “SIGN OF THE DRAGONHEAD”, possiede un carattere marcato in quanto il brano è in equilibrio tra forza e sinuosità. La canzone più accattivante per orecchiabilità e ritmo è invece “ACROSS THE SEA” che non per questo è di basso livello, anzi, forse è la migliore del lotto. Essa risulta molto, ma molto, Nightwish e forse, per tale motivo, sembra la più riuscita di tutto il lavoro. Anche “SHADOWS IN THE NIGHT” è orecchiabilmente ballabile, e forse il fatto che anch’essa sia annoverabile tra le migliori fa pensare che la band sia più brava nei pezzi meno folk o sinfonici, sfiorando con abilità, non dico il Pop alla Within Temptation, ma almeno un pizzico di positiva commercialità in più. L’elettricità piratesca del sound goliardico di “RAIDERS OF THE WIND” soffia una leggera brezza epica su di un brano tra i più frizzanti del disco grazie alla sua coralità ed ad una chitarra più metallica. Ottima la mini-suite di otto minuti “WAVES OF EUPHORIA” dato che, come la traccia iniziale, mette in equilibrio eleganza e potenza, anche se con una espressività più di mestiere che di passione.

Il growling viene usato solo per accentuare la corposità di certi passaggi, ma non prende mai il posto di lead singer; ed è comunque una vocalizzazione dal basso tasso valoriale, che a volte infastidisce. La finlandese Elina Siirala sostituisce con bravura la norrena Kristine, ma è simile a tante altre voci impostate liricamente. In realtà va ricordato come la band, anche con Liv, non sia sempre stata allo stesso livello artistico, con album talvolta meno efficaci. Questo si attesta nella media, ma subisce le carenze suddette; non è il disco per conoscere il meglio del genere suonato ma nemmeno per conoscere il meglio del gruppo in questione. Nell’equilibrio musicale tra i tre generi citati, la parte folk appare piuttosto in evidenza, ma non è ciò che penalizza di più, dato che “ACROSS THE SEA” è gustosa pur con il forte accento medievale. No, il problema è che se non si esce dai canoni, i tre generi sono i più difficili da scrivere. Sembra che l’Heavy Metal classico sia meno noioso anche quando rimane nella media compositiva, mentre con sinfonicità, goticità e folk, il bisogno di osare risulta più impellente. Belle song qui dentro le trovate, se vi basta iniziate l’ascolto.

Roberto Sky Latini

 

01.  Sign of the Dragonhead

02.  Across the Sea

03.  Like a Mountain

04.  Jomsborg

05.  Volva

06.  Raiders of the Wind

07.  Fairer than the Sun

08.  Shadows in the Night

09.  Rulers of the Wind and Waves

10.  Fires in the North

11.  Waves of Euphoria

1.     

Elina Siirala - vocals
Alex Krull - vocals/keyboards
Pete Streit - guitars
Thorsten Bauer - bass
Joris Nijenhuis - drums

 

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