Moonspell

                                                                             Alpha Noir - Omega White

                                                                             Nuclear Blast

                                                                             www.moonspell.com

 

 

 

 

 

Mi duole parlare di quest’ultima doppia (per pochi eletti, ve lo spiegherò tra breve), fatica di quello che finora era uno dei miei gruppi preferiti, i Moonspell. Fino ad ora, perché purtroppo dopo questa ultima release non lo è più (sono intransigente, lo so, ma spero anche che il futuro mi smentisca).

E non lo è più per numerosi motivi: per la qualità dei brani, innanzitutto, e per la bislacca idea di formulare un progetto ampio per poi sezionarlo arbitrariamente in due prodotti diversi, uno (il primo album “Alpha Noir”), destinato al grande pubblico, l’altro (“Omega White”), riservato in abbinamento col primo a chi acquista l’edizione limitata deluxe.
Ora, è evidente che alla base di questa scelta vi sia la convinzione che “Alpha Noir”, benché concepito come parte inscindibile di “Omega White” (i titoli lo esprimono chiaramente: l’uno l’opposto dell’altro, come l’alpha è agli antipodi dell’omega, come il nero è l’esatto contrario del bianco), possa reggersi autonomamente senza il suo gemello.

 

 

Non sappiamo tuttavia se essa sia il frutto di una piena consapevolezza da parte dei Moonspell delle proprie doti e potenzialità artistiche o se sia stata invece determinata dall’imposizione da parte della Nuclear Blast di una condotta funzionale in un ottica strettamente manageriale: in un periodo di crisi come questo la casa discografica ha forse ritenuto più opportuno diversificare le proposte commerciali offrendo al pubblico “base” un solo album e ad un’elite più danarosa il doppio piuttosto che proporre un’unica soluzione più costosa e, tutto sommato, più impegnativa dal punto di vista intellettuale.


Il problema è che, a prescindere dalle motivazioni che lo hanno determinato, tale convincimento non regge alla prova dei fatti per un motivo ben preciso: “Alpha Noir” e “Omega White” sono entrambi album francamente mediocri ed indubbiamente tra i due quello che si regge meglio in piedi, pur barcollando, è il primo; tuttavia, se sono stati concepiti come un’unità avrebbero tratto sicuro giovamento dalla permanenza di quel vincolo, capace di smussare attraverso un’architettura paratattica la radicalità delle soluzioni di segno opposto adottate nei due dischi.
Si è invece operata una netta divisione (a nostro giudizio artificiosa, arbitraria e pertanto assai discutibile),  tra la componente più violenta, “tirata” e quella invece melodica di matrice Gothic, anime che insieme costituivano il sound così unico e mirabile (e qui sì che ci scappa la lacrimuccia) del gruppo.

 

Un’operazione cruenta, condotta non col bisturi ma col machete, con la detestabile conseguenza di semplificare e banalizzare un sound che era per sua natura ricercato e proteiforme. Una musica che nasceva proprio dall’alchemica unione degli opposti e che da essa desumeva l’eleganza, il fascino, la bellezza mesmerica che la caratterizzava nel panorama del Metal mondiale.


Ma veniamo ai dati tecnici. In generale i brani di “Alpha Noir” sono più diretti e violenti: l’anima bruta e brutale dei Moonspell ha in essi la piena autorizzazione a dilagare, mentre l’afflato dark/gothic si riduce vistosamente a delle mere e scarne citazioni, spesso anche fuori luogo (in “Sine Missione”, tanto per esemplificare). Le chitarre appaiono fortemente influenzate dal verbo Thrash anche se restano comunque più curate, varie ed articolate rispetto alla media dei riff cui il Thrash ci ha abituato. Il songwriting è coeso, i nostri sanno ancora come si scrive una song, così come Ribeiro sa ancora come si esegue uno screming efficace.

 

A difettare non è il mestiere, che i nostri continuano a possedere ed esibire, ma l’ispirazione: è come se ci fosse stato un blackout, un’interruzione del flusso emotivo, un corto circuito. Tutta questa violenza senza la decadenza, il mesmerico, la seduzione melanconica e languida che intridevano la loro musica, trasforma i Moonspell in ciò che non sono mai stati: un gruppo di Metal estremo derivativo, quindi privo di senso alcuno.


L’album “Omega White” avrebbe dovuto essere nelle intenzioni dei suoi autori più melodico ed atmosferico; si rivela invece noioso, penosamente lento, privo di mordente. A volte (in “White Skies”, ma non solo), sembra di ascoltare i 69 Eyes ma con molto meno mordente, capacità di coinvolgimento e soprattutto ironia del mitico gruppo finlandese.
Cos’altro aggiungere se non una disillusa domanda: perché dividere ciò che il Caso (o il Destino) aveva saggiamente unito? Che tornino i Moonspell, non li vogliamo per forza saturi d’ispirazione, ma che trovino una via al futuro che non debba ricorrere alla frammentazione tanto artificiosa quanto infruttuosa della loro arte.

RosaVelata

 

Alpha Noir
01. Axis Mundi
02. Lickanthrope
03.
Versus
04. Alpha Noir
05. Em Nome Do Medo
06. Opera Carne
07. Love is Blasphemy
08. Grandstand
09. Sine Missione



Omega White
01. White Omega
02. White Skies
03. Fireseason
04.
New Tears Eve
05. Herodisiac

06. Incantatrix
07. Sacrafical
08. A Greater Darkness


Fernando Ribeiro (Langsuyar) – vocals

Miguel Gaspar (Mike/Nisroth) – drums

Ricardo Amorim (Morning Blade) – guitar

Pedro Paixão (Passionis/Neophytus) – keyboard/guitar

Aires Pereira (Ahriman) – bass

 

 

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