Sonic Prophecy

                                                                                            Savage Gods

                                                                                            Rockshots records

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Terzo album da studio per questa band americana (USA) che vuole evocare atmosfere magiche di un Heavy Metal classico targato anni ’80 che però tocca corde più epiche e progressive; quindi non stanno nello stilema Accept, ma in quello più elegante di Judas; Queensryche; Crimson Glory e Savatage. La capacità di non apparire scontati li eleva sopra la media del panorama metal attuale; di certo seguono strutture già sperimentate dalla scuola del genere, ma senza copiare.

Il songwriting appare interessante e riesce a rendere importante l’opera. Una caduta derivativa si ha solo in “Iron Clad heart” che fa il verso ai Gamma Ray, anche se parzialmente. Uno strappo alla regola stilistica del lavoro la fa anche “Man the Guns” pendendo verso i Manowar, quale song da combattimento, e il metterla fra i pezzi minori dipende solo dai gusti personali, dato che la sua funzionalità sonora non si può mettere in discussione.  Il pezzo d’apertura, la titletrack “SAVAGE GODS”, alternando un ritmo lento ad uno cadenzato, è uno di quei momenti incombenti, che con pienezza greve sovrastano l’ascoltatore. E’ strano trovarla come prima traccia data la non immediatezza del songwriting, ma sceglierla all’inizio caratterizza l’essenza dell’album improntando da subito una rarefattezza di base. E’ poi la cattiveria Power di “NIGHT TERROR” l’episodio più entusiasmante del lotto, che tradizionalmente avrebbe occupato il primo posto nella scaletta del disco per la sua immediatezza Power; questo capovolgimento estetico racconta un po’ l’attitudine del gruppo. Tre sono i pezzi più evocativi. Uno è il malinconico “DREAMING OF THE STORM” dalla ariosità meno scura rispetto al resto del disco; poi c’è “MAN AND MACHINE” che è un middle-time affascinante, e regala uno degli stacchi più suggestivi. L’altra è la finale “CHASING THE HORIZON”, altra gemma appunto evocativa del disco, che ancora di più testimonia come la band non si accontenti nella ricerca delle melodie, ma tenti di elaborarne di efficacemente personali, riuscendovi.

La produzione a volte sembra ottima, altre volte meno. E’ possibile dire che l’insieme è in grado di imbastire un paesaggio sonoro vibrante, tecnico ma anche umorale, per un certo pathos espressivo. Le linee vocali non sono lasciate allo scatenamento ma come le migliori band atmosferiche cercano la variabilità melodica e quella tonale con un pizzico di introspezione. In effetti il singer ha il suo eccellente virtuosismo arricchente, sebbene talvolta si percepiscano piccole indecisioni. Buoni assoli chitarristici che però vanno in secondo piano rispetto alla teatralità delle parti riffico/vocali. La bontà della proposta non sta nella affermazione di supermusicisti dal punto di vista strumentale che pure è nettamente positivo come bilancio, ma nella ispirazione presente della creatività artistica che è riuscita a creare una ambientazione dallo spirito descrittivo.  Non va preso per un capolavoro, ma è comunque una perla da conservare per ripetuti ascolti. Uno di quei viaggi metal che migliorano col tempo.

Roberto Sky Latini.      

 

01.Savage Gods

02.Night Terror

03.Unhoy Blood

04.Dreaming of the Storm

05.Man the Guns

06.Walk Through the Fire

07.A Prayer Before Battle

08.Iron Clad Heart

09.Man and Machine

10.Chasing the Horizon

 

Shane Provstgaard – vocals

Darrin Goodman – guitar

Sebastian Martin – guitar

Ron Zemanek – bass

Matt LeFevre – drums 

 

 

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