Eradius

                                                                                                                   Eradius

                                                                                                                   (R)esisto

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Gli Eradius mostrano con questo disco di voler discostarsi dal conformismo nella sua accezione possibile. Si perché fin dal tipo di formazione da cui è composta la band veronese, (si tratta infatti di un duo), riusciamo a comprendere l’assoluta volontà, da parte di questa band, di non desiderare nessun tipo classificazione che dia “tranquillità” a chi li ascolta.Il genere proposto dai due è uno stoner rock ultra very aggressive,e per essere in due riescono benissimo a sopperire alla mancanza evidente degli altri strumenti .

Le influenze di questo duo (come a detta di qualcuno) vanno dai RATM in primis ed ai Red Hot Chili Peppers dopo; soprattutto per la timbrica della voce di Richard in vari frangenti molto simile a quella di Anthony Kiedis. Ascoltate a riprova di ciò il brano “Democracy” il riff di basso è davvero inconfondibile.Il disco si compone di ben 12 tracce ma per via del songwriting assai scorrevole non è per nulla difficile arrivare alla fine del disco essendo le canzoni tutte molto fruibili e dall’andamento scorrevole. Ma anche perché le stesse godono tutte di una freschezza negli arrangiamenti non troppo invadenti, in verità, che ci restituisce un disco certamente divertente da ascoltare .

A dire il vero l’inizio del disco mi ha fatto storcere il naso anzichenò, per via dell’intro dell’opener “Alternative” con quell’orribile suono che sembra provenire da un floppy disc. Tuttavia, fortunatamente poi esplode in tutta la sua veemenza. Tra l’altro è pure bello l’assolo realizzato con la saturazione del distorsore (un po’ come faceva Malmsteen con la sua Stratocaster), il tutto giocato su un tappeto funky molto ritmico e accattivante.È quindi un disco che per essere apprezzato va ascoltato più di una volta; perché, a mio avviso, il timbro particolare di Richard Dylan ha bisogno di essere ben assimilato. Ma vi garantisco che già dal secondo ascolto in poi le cose migliorano e le composizioni, anche nella loro crudezza, si fanno apprezzare molto di più. 

 

Stefano Bonelli 

 

01. Alternative

02. Poison Eyes

03. Aliens

04. Black Queen

05. Timmy C.

06. Democrazy

07. Medusa

08. Feel

09. Desert Painter

10. Overthink

11. Raise ‘N Resist

12. Digital Puppets

 

Richard Dylan Ponte – bass vocals

Edoardo Gomiero - drums

 

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