Anvil

                                                                                                          Pounding the Pavement

                                                                                                          SPV

                                                                                                          www.facebook.com/anvilmetal

 

 

I veterani canadesi escono con il loro ennesimo disco. Una storia di attaccamento alla musica dura, senza variazioni sul tema che non siano minime. Più che una volontà sembra una incapacità a dare di più dal punto di vista compositivo. Un po’ simili a Ac/Dc ed Motorhead per attitudine, fedelmente ancorati a se stessi. Mai vendutisi a suoni edulcorati né a mode passeggere, ma forse in ciò sta anche il limite della band. Un limite accettabile data la qualità non scadente e un livello creativo comunque più vario degli australiani citati prima.

La prima traccia “Bitch in the Box” non è la migliore presentazione dell’album, ma ci pensa  la seconda “EGO” a fornire l’idea che la musica da ascoltare in questo lavoro sarà abbastanza buona; infatti si tratta di un bel 4/4 Speed che ricorda quanto di più selvatico sappiano fare tali musicisti. Anche “DOING WHAT I WANT”, più cadenzata, è la giusta dose di pesantezza sonora che ci si aspetta da una vera incudine; ha un bel groove e ricorda in tutto l’americanità di questi tizi.

Tra i pezzi migliori va annoverata anche la strumentale (pur breve) titletrack “POUNDING THE PAVEMENT”, che forse ha il susseguirsi di riff meno scontato di tutti. A far scorrere buon sangue ci si mette anche un bel Rock’n’Roll che più tradizionale non si può, “ROCK THAT SHIT” alza l’asticella del divertimento e fa bella mostra di sé; ci ricorda che il Metal ha una anima rock, per chi tra i giovani non se ne fosse ancora accorto. Più scura la middle-time “NANOOK OF THE NORTH”, scorrevole e adatta a fare headbanging nei concerti. Minore è la veloce “Black Smoke” ma va nominata perché è, sì, di stampo Anvil, ma con grande assonanza con l’arrembaggio motorhediano (sembra quasi che stia cantando anche Lemmy), a renderci più chiaro come la storia metal sia passata al Thrash attraverso la concomitanza stilistica dello Speed di Motorhead ed Anvil appunto. Da notare che c’è anche dello swing (piuttosto metallico comunque) nella incalzante “Warming Up”, ed è una cosa che si era similmente vista anche in due album fa (la strumentale “Swing Thing” in “Juggernaut of Justice” del 2011), anche se con risultato migliore rispetto a questo; serve a dinamizzare maggiormente una proposta che statica però di suo non è.

I riffing sono corposi e ben legati insieme; gli assoli sono affilati; la batteria ha un bel suono. Oltre al tipo di songwriting, in equilibrio tra classico Heavy metal, anche il sound Speed Metal è fermo agli anni ottanta a far presente che gli Anvil sono tipetti un po’ vecchietti. Però la produzione è pulita e funziona a dovere, e siccome l’insieme è divertente si intravede quella che fu la gioventù barbara di questi rocker. Di sicuro è un disco migliore di altri del loro passato anche se non è, come al solito, un capolavoro. Altri vecchi sono in grado di esaltare ancora (Saxon e Accept, per rimanere in ambito heavy classico), non gli Anvil, ma in fondo neanche serve superarsi se ci si può comunque divertire. Diciassette album in 37 anni, per servire la causa, per regalarci la loro voglia di sano rock; perché va detto, il loro è un Metal verace, senza fronzoli e senza legami con sonorità lontane dal rock. Lo dico sempre, non fatevi ingannare, gli Anvil non sono una caricatura dell’Heavy Metal in quanto una opera d’arte alta loro l’hanno composta, si tratta di “Forged in Fire” del 1983, fondamentale per la storia del metal; chi non conoscesse la band dovrebbe cominciare da lì ( e poi sorbirsi “Mothra”; “Jackhammer” ed “Heatsink” da “Metal On Metal”). 

Roberto Sky Latini

 

01.  Bitch in the Box

02.  Ego

03.  Doing What I Want

04.  Smash Your Face

05.  Pounding the Pavement

06.  Rock That Shit

07.  Let it Go

08.  Nanook of the North

09.  Black Smoke

10.  World of Tomorrow

11.  Warming Up

12.  Don't Tell Me (bonus track)

 

Steve “Lips” Kudlow – guitars / vocals

Chris Robertson – bass 

Robb Reiner – dru

 

 

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