-The Angel Fallen-

 

Louis Cyphre : La carne è debole, solo l'anima è immortale… e la tua appartiene a me!   (da Ascensore per l’Inferno)

Serata sicuramente adatta per l’intro scritta ,ove creature della notte riempiono il Traffic di Roma, in un’altra delle tante ed ennesime serate di successo organizzate a questo locale. Ma ora addentriamoci nell’evento……..

 

-Beyond The Fallen- 

Inizio con il botto per questa serata all’insegna della musica noire gothic e perdition, i primi a salire sul palco sono i Beyond the Fallen, band nostrana originaria di  Roma e “udite udite” Città del Vaticano (grande) e come immaginarsi il Dio cornuto che mette piede in Terra Santa per farla sua. Si presentano benissimo a livello scenico, proponendo una maturità nel look come nella musica in un mix, come mescolando in un calderone magico, Bullet for my Valentine, Dope star inc.(altra realtà Italiana di cui dobbiamo essere orgogliosi), Death Stars, Marylin Manson di Upside Down, Korn di serenity of suffering ,Boris The Blade e per le sezioni industrial/ebm i Messicani Amduscia ed Hocico.

Un ulteriore plauso và per il cantante che con tutta la febbre è l’influenza cui era affetto, ha dato prova di una grande maturità artistica, come il resto della band, proponendo un sound pulito e senza sbavature, anche con un divertente intermezzo dove il chitarrista ha staccato il Jack della chitarra è andato in mezzo al pubblico, a mò di “cazzeggio artistico”, con lo stupore delle persone, in quanto queste cose le ho viste solo all’estero. C’è anche tempo prima della fine per una cattivissima cover dei Prodigy (Omen) ,veramente niente male, come gli altri brani suonati ma in particolar modo mi hanno colpito di più Anima e il brano finale Disconnected.  In conclusione buona la prima, in quanto è una band completamente in impennata artisticamente parlando.

Da scoprire

 

01.  We Are Anima

02.  Empty Grave

03.  Victims

04.  Sunrise Of Silence

05.  Omen(cover Prodigy)

06.  Disconnected

 

Faith - vocals
Yuki – guitar

Joy - bass 
Sakon - synths
Nova – drum

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Diesanera- 

L’ulteriore salto di qualità si ha con la seconda band proveniente dal territorio Toscano. I Diesanera, un mix perfetto fra Charon, Poison Black, 69 Eyes e Sentenced ultimo periodo, proponendo un originale formula che fa capire che anche in Italia abbiamo band in crescita con gli attributi musicali giusti, da non confondere con lo schifo che circola nell’uderground fatto male, purtroppo soprattutto qui a Roma, dove di qualità ahimè c’è veramente poco ultimamente.

Dieci spanne sopra sono alzate dall’incredibile chitarrista Ilario Danti (ex Death ss) e dall’altrettanto grandioso vocalist Valerio Voliani veramente carismatico e teatrale nell’interpretazione, cui dal vivo aumenta considerevolmente e di ciò se ne accorge anche il pubblico nello scroscio degli applausi. Comunque anche il resto della band fa il suo dovere dimostrando una maturità artistica da  band estera, infatti sembra sentire qualcosa nella loro musica provenire come dalla Finlandia e ve lo assicura il sottoscritto, che di musica sotto le mani, ne capita veramente tanta.

Anche la scenicità oltre la finezza musicale ha il suo impatto, lo dimostrano tutti proponendo un look alla Vampiro di strada tipo 69 eyes, emblema ne è il bassista Matt Langella, un misto fra un’inquietante creatura notturna e David Bowie, oltre che per il suono del basso che sembrava pulsare sangue, come anche il funambolico Alessio Toti il batterista, ed il folle Yuri Giannotti con la sua ritmica di chitarra che non perdeva un colpo. I brani testimonianza del loro unico e recente cd d’esordio Crumbs, mi sono piaciuti tutti indistintamente. Peccato non siano riusciti a suonare in conclusione la cover di Rebell Yell di Billy Idol, per mancanza di tempo, ma ci accontentiamo con la song finale e blasfema in The name of god, perla anche dell’album, dove la band da tutto se stesso, in particolar modo per il lavoro spettacolare di chitarra d’Ilario e per la voce di Valerio, ove per teatralità e carisma, ricorda tanto Johnathan Davis dei Korn.Band assolutamente da tenere d’occhio, in quanto dopo gente del calibro di Foreshadowing e Darkend abbiamo un’altra perla musicale nata in Italia parola di Berserk

Ragazzi  teneteli d’occhio ne vale veramente la pena….

 

01.  Intro

02.  Mad Man

03.  Ghosts

04.  Sadness

05.  Pill of Lies

06.  The Spell

07.  In the Name of God

 

Valerio Voliani - vocals
Ilario Danti - guitars
Yuri Giannotti - guitars
Matt Langella - bass
Alessio Toti – drums
 

-PsycHolies- 

Terza band ha salire sul palco sono i Baresi Psycholies. La proposta musicale in se stesso non è male, ma è proprio il contorno che manca. I musicisti sono bravi e professionali, ma c’è troppa carne al fuoco e poca atmosfera nei brani. Alla fine sembra di ascoltare una cover band dei Korn e dei Kovenant. Per carità  musicalmente sono puliti, ma secondo me gli manca la grinta e la personalità che avevano invece i Diesanera, che a livello musicale se li mangiano e bevono a pranzo, colazione e cena. Come impatto scenico ci possono anche stare, ma ripeto li ho trovati scontati e poco personali soprattutto la voce del cantante poco incisiva, per non parlare della cover di Rebell Yell che per bruttezza, batte non me ne vogliano a male, pure quella dei De La Muerte. In conclusione buona band per una serata di cover band in un pub, ma unica nota stonata nel contesto di questa splendida serata, a cui ci accingiamo al clou, con i padroni indiscussi della serata i Lord Of the Lost. Mi dispiace ma per i Psycholies passo…. 

 

01.  Intro

02.  Silence

03.  Dead End

04.  Brain

05.  Die Hard

06.  Sufering

07.  Closer(cover nin)

08.  Obscure

09.  My shadow

10.  Electricity

11.  Rebell Yell(cover Billy Idol)

12.  Full

 

VIGOS - guitars ,backing vocals ,programming ,lyrics
VITRIOL- vocals
Chris Salerno - bass
Mike Panepinto- drums

 

 

-Lord Of The Lost- 

Tra fumi, suoni ovattati in reverbero, dell’intro empyrean entra in scena l’angelo caduto ed i suoi musicisti. Il Traffic si riempe la gente si accalca, manca il respiro, soprattutto per l’incredibile performance di questa band. Sedici brani un intro ed un incredibile solos di batteria, ci regalano questi artisti, una performance completa che ripercorre tutto il loro repertorio discografico. Otto album e due live in attività dal solo 2010. Lo spettacolo non dà pause, sette brani in versione cattivissima con un Chris Harms sugli scudi, che rende i suoi brani un cocktail Luciferino fra Rammstein, Him ed uno scream che farebbe impallidire le black metal band Norvegesi. E’ un gruppo che mescola tantissimi generi infatti, ogni loro album è una storia a se, il pubblico si muove ma allo stesso tempo rimane di stucco, pubblico omogeneo con una forbita presenza femminile, ma soprattutto di un popolo dedito al metallo ma pulito.

Non un imprecazione, gente che soprattutto si è presentata “igienicamente parlando” pulita e non il solito disagio che si trova a determinati concerti nell’ambito underground, perché il metal per certi eventi, come per portare un esempio questo, o per un genere come gli Alcest significa anche cultura!!! Ma proseguiamo, Otto brani cattivissimi Drag me to hell, miss machine, kill it with fire, no gods/no war, last words, la demonica kingdom come un superamento artistico verso il reverendo Manson, Black Lolita, Die tomorrow, per poi passare alla quiete dopo la tempesta con l’intro di Prison ed il pezzo mid tempos che attendevo con ansia Six feet Underground. “Che groove ragazzi”, dal vivo rende settanta volte meglio.

Nella breve pausa Chris racconta al pubblico astante che è la prima volta che viene a suonare a Roma con la sua band, delle raccomandazioni che gli ha fatto la madre per telefono e interagisce con la gente con alcune parole in Italiano. Dopo altre due perle, la psichedelica The Love Of God e la devastante we’re all created evil, dove sfodera un growl alla Chris Barness, scherza con il pubblico ,sparando fumo sulla folla in posizione “fallica” e sottraendo un cellulare da uno spettatore, per filmarsi ed alla fine “leccarlo con la lingua”, per poi restituirlo, sotto lo sguardo fra l’allibito ed l’orgoglioso dello spettatore ed i sorrisi degli altri, oltre ad un bellissimo solos di batteria che ci ha regalato Niklas Kahl. In questo show tutta la band ha dato il massimo come fosse il loro ultimo show della vita.

Un improvviso buio appare preludio della ballad per eccellenza, In silence, credo sia a mio avviso il loro brano più significativo e pieno di pathos, dove racconta le esperienze pre-morte, dopo il suicidio quando si vede in una stanza da bambino in tutta la sua esistenza, fino ad arrivare da adulto ed anziano, con la coscienza di una divinità, che parla al suo inconscio (guardate il video è da brividi). C’è ancora tempo per tre brani come dice nella pausa in tedesco, “Drei” , si và con la danzereccia Raining Star ,l’eccentrica Paparazzi, un intro dove emula una versione triste del padrino che avvisa tristemente che arriverà il  brano di chiusura, un’esplosiva “La Bomba” , dove un ispiratissimo Chris sfodera un cattivissimo scream, la gente balla, si diverte, ed in chiusura fra i molteplici applausi c’è soddisfazione per la serata passata. E’ possiamo dire che il Traffic di Roma ha infilato un altro tassello nelle suoi eventi di successo.

Chapeau 

Fabio Berserk

 

01.  Intro Empyrean

02.  Drag me to hell

03.  Miss Machine

04.  Kill it with fire

05.  No Gods, no War

06.  Last Words(rnr end

07.  Kingdome come

08.  Black Lolita(Long drum intro)

09.  Die Tomorrow

10.  Prison(+piano intro)

11.  Six feet underground(long)

12.  The love of God

13.  We’re all created evil

14.  drum solo

15.  In Silence

16.  Raining stars(Long)

17.  Paparazzi (Chriss & Gared only)La Bomba

 

Chris Harms - vocals, guitar, cello
π: Guitar
Class Grenayde - bass
Gared Dirge - piano, synthesizer, percussion, guitar
Niklas Kahl - drums

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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