Hypocrisy

                                                                                            End Of Disclosure

                                                                                            Nuclear Blast

                                                                                            www.hypocrisy.cc

 

 

 

 

Ci sono gruppi che, volenti o nolenti, hanno rappresentato per la storia della musica del metallo un passaggio fondamentale, una sorta di pietra miliare del genere in cui, prima o dopo, praticamente tutti sono finiti nell’imbattersi, il più delle volte apprezzandone l’operato a livello (quasi) unanime.

Sinceramente, ritengo che gli Hypocrisy appartengano di diritto a questa categoria, veri e propri paladini del death metal europeo, dei quali, sin dagli esordi nel 1992 con il fondamentale “Penetralia”, hanno disegnato tratti e caratteristiche, in una maniera prima più brutale e non compromessa, in seguito con un approccio più melodico e pacato, ma pur sempre altamente originale, con i primi lavori del nuovo millennio, da “Into The Abyss” in poi.

Guidati dall’insostituibile padre-padrone Peter Tagtren, i Nostri, pur provenendo dalla prima fucina europea di death metal quale la Svezia è stata per decenni, hanno sempre optato per scelte stilistiche abbastanza personali e differenti dal tipico sound a là Entombed, Dismember e  compagnia putrida: dopo i primi lavori in cui doveva ancora essere trovata la quadratura del cerchio, già con il capolavoro “Abducted” Tagtren mostra al mondo la sua alienata (è proprio il caso di dirlo, visto che il frontman della band sostiene di essere stato rapito dagli alieni per scopi di ricerca e studio da parte di questi ultimi in diverse occasioni!!) concezione artistica fatta di melodie sbilenche, entrate di tastiera tetre ed evocative, guitar-work mai troppo veloce ma studiato e a suo modo sperimentale.

“The Arrival”, in questo senso, assurgeva ad esempio perfetto di quanto detto, platter in cui violenza, estraniamento e melodia venivano mischiati egregiamente dagli Hypocrisy, realizzando a mio parere il miglior episodio della loro discografia. Dopo, prima “Virus” e soprattutto il successivo “A Taste Of Extreme Divinity” poi, avevano riportato la band su binari ben più veloci ed aggressivi, mostrandoci una band ancora pronta a mostrare gli artigli nonostante l’età e un successo ormai planetario garantito dalla onnipresente Nuclear Blast, prima ed unica etichetta della band dal 1992 in poi!!

Arriviamo così al recente “End Of Disclosure”, tredicesimo parto discografico degli svedesi intorno al quale aleggiava già da prima della sua uscita, la curiosità di molti fan ed addetti ai lavori: come detto, le ultime fatiche ci avevano fatto vedere una band ancora agguerrita e mai stanca, capace di maneggiare con competenza e credibilità anche i lati più arcigni e spigolosi del death metal, senza però perdere in atmosfera e suggestività.

Con il nuovo lavoro, Peter, Mikael e Horgh, dimostrano ancora una volta intelligenza, lungimiranza ed un notevolissimo dono di sintesi, dato che “End Of Discolsure” racchiude nelle sue 9 tracce tutti gli elementi caratterizzanti della loro carriera. Rimarranno forse un po’ delusi quelli che aspettavano con trepidazione una nuova mazzata senza pietà, ma nel complesso, non si può che rivolgere un plauso per la capacità di scrivere ancora musica attraente ed intelligente dopo 21 anni di lavoro.

La titletrack dell’album, scelta furbamente anche come primo singolo e video di “End Of Disclosure”, sembra voler incarnare il manifesto degli Hypocrisy di metà carriera, quelli più vicini all’uso di tastiere, fraseggi chitarristici melodici e disturbanti, tempi di batteria medio-lenti: la tipica metrica vocale di Tagtren ci guida lungo il testo della canzone, che come al solito tratta di presunte cospirazioni aliene alle spalle dell’uomo, terzo ordine mondiale e città sotterranee costruite esclusivamente “for the selected ones”, insomma il solito background futuristico-apocalittico dal quale il cantante sembra trarre ispirazione ormai da molti anni. Lungo la tracklist, saranno diversi i brani incentrati sulle stesse coordinate stilistiche della prima traccia: “The Eye” ad esempio gioca su di uno splendido incastro chitarristico all’altezza del chorus, presentandoci immancabili richiami col passato, così come “Hell Is Where I Stay”. “Tales Of Thy Spineless” è di una ferocia assolutamente inattesa, richiama subito alla mente una delle più belle canzoni della band, quella “Warpath” presente su “Virus” riconosciuta dallo stesso Tagtren come una delle composizioni più estreme ed intense degli Hypocrisy. Oltre alla melodia quindi, anche velocità e blast-beat che si rifaranno presenti in altri episodi come “United We Fall”, la più “svedese” del lotto.

Come detto, sono presenti qui dentro tutte le diramazioni artistiche a cui il gruppo si è dedicato, e non mancano quindi nemmeno soluzioni derivate direttamente dal controverso “Catch 22”, considerato dai fan più incalliti come un tradimento del primigenio death metal verso lidi più catchy e nu-metal. “44 Double Zero” è infatti un richiamo più che velato ai beats di quell’album, mentre “Living Dead”, bonus track finale, sembra a tutti gli effetti un pezzo rubato alle sessioni di “Catch 22”! “The Return”, a cui spetta il compito di chiudere il platter, omaggia invece “Fire From The Sky” e tutti quei pezzi più apocalittici che caratterizzavano gli Hypocrisy  nel loro periodo di passaggio dal death al melodic death metal.

Potrebbe sembrare in conclusione che “End Of Disclosure” sia privo di personalità, spunti nuovi e originali, che il senso di deja-vu che aleggia lungo tutta la durata sia fastidioso e limitante: effettivamente, di elementi nuovi qua ce ne sono ben pochi, ma è la maestria con cui gli Hypocrisy hanno orchestrato tutti quelli vecchi che lascia positivamente colpiti, impedendo loro di realizzare un cd da meri mestieranti e mettendo in mostra invece una maturità compositiva ed una conoscenza dei propri mezzi davvero encomiabile.

Se avete apprezzato qualche opera del combo svedese, troverete qui interessanti spunti da approfondire; se invece, ne avete sempre seguito ed approvato le varie svolte stilistiche, “End Of Disclosure” rappresenterà per voi un gustosissimo compendio nel quale poterle trovare tutte riunite ed amalgamate con passione e sincerità.

  

Edoardo De Nardi

  

01.  End Of Disclosure

02.  Tales Of Thy Spineless

03.  The Eye

04.  United We Fal

05.  44 Double Zero

06.  Hell Is Where I Stay

07.  Soldier of Fortune

08.  When Death Calls

09.  The Return

 

Peter Tagtgren- vocals, guitars and keyboards

Mikael Hedlund- bass

Horgh- drums

 

 

 

 

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