Almanac

                                                                                                Kingslayer

                                                                                                Nuclear Blast

                                                                                               www.almanac.band

 

 

Non è semplice suonare Heavy Metal classico del versante più orecchiabile, e farlo bene, cioè farlo in maniera che non diventi stucchevolmente già sentito. E’ del tipo di quello vicino all’Hard Rock dei danesi Royal Hunt, perchè di tale genere si tratta. I tedeschi Kingslayer sono più diretti e semplici, più vicini al compaesano chitarrista Axel Rudi Pell, ma comunque sempre molto melodici e dai suoni duri rassicuranti.Un po’ Rainbow, un po’ Ronnie, un po’ Avantasia, questo album funziona bene, con produzione tecnica rotonda e con una impronta superprofessionale. Non è facile, dicevo, ed infatti il lavoro un po’ brilla di luce propria, un po’ si mette all’ombra della canonicità. Ciò che va alla grande è l’arrangiamento ricco e potente, ma che si pone al servizio di un songwriting il quale a volte appare già percepito. La personalità sta più nella forma che nella sostanza. I vari passaggi sonori e le inserzioni strumentali sono lavorate con grande  attenzione, ma alcune linee melodiche e alcuni giri tastieristico/chitarristici appaiono scontati.

L’album parte in modo saltellante con una energica e scura “REGICIDE” che utilizza nell’arrangiamento anche suoni moderni con chitarre ribassate, e fa vedere quale alto valore la band possa esprimere, ma c’è anche una netta componente di provenienza Nightwish. Alto tenore epico nella middle-time “HAIL TO THE KING” che usa un ritornello sgargiante, un tono duro del titolo e una bella parte strumentale con la batteria che si diverte. E’ in pezzi come “GUILTY AS CHARGED” che si stampano giri scontati, che se se ne fosse fatto a meno non si sarebbe danneggiato il bel tono deciso che invece tale song ha, diventando una delle cose più interessanti e ben riuscite del disco, con verve dura e teatrale e anche parzialmente moderna, che esce fuori dagli standard nonostante il giro scontato di cui sopra. Come “Guilty…” anche “LOSING MY MIND” esce fuori dalle righe con audace contemporaneità mista a cori di vecchia data quasi alla E.L.O., e tastiere edulcorate di facilissima fruibilità, ma commerciabilità che supera la prova con abilità artistica.

La bravura tecnica dei musicisti è indiscutibile, anche il basso, che si sente in “HEADSTRONG”, si diverte a giocare, e questo è pure il brano dove le varie voci (ben tre) si alternano di più; il pezzo funziona alla grande e anche l’intreccio delle ugole. Il Power Metal ha sempre il “potere” di scaldare gli animi come l’elegante “Children of the sacred Path” che fa muovere il culo e sprizza un solismo frenetico, e lo stesso vale per la cavalcata ritmica di “Kingdom of the Blind” che dà piacere all’ascolto, ma rappresentano appunto dell’album quel lato che non spiazza e non colpisce compositivamente pur avendo il feeling giusto per la incisività dell’arrangiamento.

L’ex-chitarrista dei Rage, il bielorusso Victor Smolski, è qui alla testa di un gruppo al suo secondo lavoro, portando con sé una parziale ispirazione sinfonica, sebbene minore che all’esordio di appena un anno fa. Musica che si ispira alla serie tv “Games of Thrones” divagando però in fatti anche veri della storia, che parlano di potere e di trono, e le sfumature epiche, pur non presenti in forma prevaricante, ne sono la buona sottolineatura. Avrei preferito ritornelli leggermente meno sdolcinati, ma comunque essi funzionano perfettamente.

Roberto Sky Latini

 

01.  Regicide

02.  Children of the sacred Path

03.  Guilty as charged

04.  Hail to the King

05.  Losing my Mind

06.  Kingslayer

07.  Kingdom of the Blind

08.  Headstrong

09.  Last Farewell

10.  Red Flag

 

Andy B. Franck – vocals

Jeannette Marchewka - vocals

David Readman - vocals

Victor Smolski – guitars / keyboards

Tim Rashid – bass

Athanasios “Zacky” Tsoukas - drums

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