Nokturnal Mortum

                                                                                                              Verity

                                                                                                             Oriana Music

                                                                                                             www.nokturnal-mortum.com

 

 

Non c’è limite alla bellezza quando l’ispirazione artistica è profonda. Il nero del Black Metal si fonde col Folk e col Prog in questo album degli ucraini N.Mortum. Ci sono brani minori che abbassano il livello del lavoro ma senza minarne il valore complessivo.

Già l’intro “I’ll meet…” è affascinante, ma la traccia successiva, “MOLFA”, corposissima, è di una avvolgenza totale, scura e incombente. I suoni epici si gettano sull’ascoltatore come una magia oscura che si apre a cuori folk pieni di energia, rendendo spirituale l’essenza terrena, compenetrandovisi; un pezzo maestoso e avvincente. In esso si situa un ponte rarefatto che riverbera nelle orecchie, per riprendere più totalizzante di prima (otto minuti di grande malìa). La quarta traccia “SPRUCE ELDER” è scura ed è uno stupendo viaggio teso e poderoso nonostante il ritmo medio.

Ma è la quinta “SONG OF THE SNOWSTORM” l’apice compositivo del disco, con la rabbia furente di tipico stampo Black e la raffinatezza dei suoni densissimi, riff insistenti ed epicità sulfurea; davvero una immersione in un mondo pericoloso di oltre otto minuti riempiti anche di assoli sofisticati, realizzati da strumenti diversi, non solo chitarra. La sesta traccia “WOLFISH BERRIES”, che raggiunge i 9 minuti, risulta il secondo pezzo più bello dell’opera; essa all’inizio aleggia misteriosa come un rito tribale e conduce nei meandri di un suono melmoso appesantito da un cantato rabbiosamente severo diminuendo le ingerenze folk per entrare meglio nell’essenza Prog, senza però abbandonare le atmosfere arcane.

Il pezzo più lungo è l’undicesima traccia “NIGHT OF THE GODS” (oltre nove minuti) che in qualche punto si fa persino episodio rassicurante, considerando l’ambito oscuro espresso da questo album, ma è anche più intensamente malinconico (compresa la parte con il violoncello). Il saluto è lasciato all’Outro, il quale in realtà è quasi 4 minuti di scrittura strumentale, dalle sonorità Ambient piuttosto statiche. “Wild Weregild” è il lato più corale della band che esalta la virilità dell’atmosfera folkeggiante che poi si scatena cambiando ritmo nel finale alzando ancora di più il tono etnico nonostante l’assolo tagliente piuttosto metallico; pezzo meno ricercato ma più diretto e familiare. I brani minori come la terza traccia “With Chort in my Bosom” sono standard come struttura ma contengono sempre l’anima trascendente del suono dell’album. Per esempio “Black Honey” inserisce una ambientazione gotica in qualche modo mutuata da una sfumatura alla Pink Floyd dovuta all’arrangiamento tra tastiere e chitarra morbida.

Tutto è studiato, a partire dalla copertina stupenda a tema naturalista. Tutto è ricercato e cesellato fin nel minimo dettaglio. La band utilizza le caratteristiche orecchiabili del folk ma senza flettere dal lato dell’osservanza dark. L a forza metal non viene per forza espressa con riff granitici, che pur ci sono, ma con la cupezza dell’atmosfera e con l’ossessione dell’andamento. Le parti solistiche, dove presenti, hanno fatto la differenza perché la band ha saputo suonarli con grande valenza d’incanto. La vocalità è roca  ma non usa molto il growl, lasciando trasparire una certa capacità interpretativa. I pezzi migliori sono quelli più elaborati riuscendo a creare una sensazione di estraniamento e di paura che i pezzi più semplici non riescono a dare, ma il loro obbiettivo è probabilmente stato appunto quello di differenziare i due momenti, entrambe caratteristiche della band. Il gruppo ha deciso di limare le sue tematiche politicizzate per parlare invece maggiormente di temi legati alle tradizioni della propria terra, l’Ucraina. I musicisti hanno vissuto e hanno fatto vivere, con questo lavoro, una forte emotività, fornendo ricco materiale d’ascolto dalla classe sopraffina. Opera unica nel suo genere.

Roberto Sky Latini

 

01.  I’ll meet in ancient Darkness (intro)

02.  Molfa

03.  With Chort in my Bosom (Keyboards: Selvans Haruspex)

04.  Spruce Elder

05.  Song of the Snowstorm

06.  Wolfish Berries

07.  In the Boat with Fools

08.  Wild Weregild

09.  Lyre (cover)

10.  Black Honey

11.  Night of the Gods (vocals: W. Angel; Violoncello: Victoria Kravets)

12.  Where do the Wreaths down the River? (Outro)

 

Knjaz Varggoth – vocals / guitars / keyboards

Jurgis – vocals / guitars

Rutnar –  vocals / bass

Hyozt – keyboards

Bairoth – drums

 

Alafern – violin

Ivan Kozakevych – sopilka /mouth organ / Bukkehorn

Nadiya Melnyk – bandura

Mikhailo Kuzhba - dulcimer

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