Machine Mass

                                                                             Plays Hendrix

                                                                             Moojune Records 

                                                                             www.micheldelville.com

                                                                             www.facebook.com/Machine-Mass-406129736074887

 

 

Certo che non è mai facile confrontarsi con un mostro sacro come Jimy Hendrix, ma la difficoltà maggiore è sicuramente confrontarsi con la sua musica dovendo rifarla in stile jazz.Questo “affronto”, diciamo così, è stato perpetrato da un gruppo chiamato: “Machine Mass” che fa uscire questo disco, dedicato al noto chitarrista, intitolato “Plays Hendrix”.

Il gruppo è formato da solo tre elementi. La cosa curiosa è che ci si aspetterebbe che la chitarra fosse la “regina” di questo lavoro e invece quello che spicca maggiormente è il suono compatto di tutta la band. Solo con gli specifici assoli questo strumento esce fuori in maniera ricca di ricordi, ma anche di armonizzazioni e improvvisazioni, come si addice ad una jazz band.

Per quanto mi riguarda debbo dire che il risultato è positivo soprattutto perché le cover che i Machine Mass hanno scelto di fare sono piacevolmente riconoscibili; “il difficile” è, sempre secondo il mio personale giudizio, riconoscere i noti brani quando questi iniziano non come ci si aspetterebbe, ma da improvvisazioni che il gruppo mette in atto.Malgrado questo i Machine Mass musicalmente rispettano sia le canzoni in toto, sia l’atmosfera degli anni settanta mescolando la loro visione di jazz moderno con la “psichedelia” che era considerato un elemento disturbante (ma non troppo) di quel periodo.

Il disco è assai intrigante ed è proprio per questa commistione che lo si può ascoltare fino in fondo. Finalmente si sente un qualcosa di originale pur trattandosi di un album di cover la cui visione personale della band prende il sopravvento consegnando a noi audiofili, un disco sopra le righe ed assolutamente interessante da ascoltare ed apprezzare.Un particolare salta subito ai nostri padiglioni uditivi e cioè che le rielaborazioni dei brani sono tutte strumentali; in cui le parti cantante vengono eseguite a volte dal chitarrista “Michel Delville” a volte dalla band stessa.

Queste scelte musicali si incastrano perfettamente con quelle che sono le canzoni nella loro nuova veste come ad esempio “Little wing” oppure “Wodoo chile”, o addirittura  “Burning Of The Midnight Lamp” che suonate insieme selezionandole per un ascolto separato rispetto al disco creano un atmosfera del tutto particolare e dannatamente psichedelica.

“Plays Hendrix” proprio per queste sue peculiarità non è un disco per tutti purtroppo ma chi volesse addentrarsi in questo ascolto lo deve fare senza aspettarsi romantiche rimembranze. Il risultato sarà un arricchimento spirituale e se vogliamo anche materiale; insomma è un disco che vi farà maturare per degli ascolti più consapevoli che esulano dalle solite proposte. 

Stefano Bonelli         

 

01.  Third Stone From The Sun         

02.  Purple Haze         

03.  Little Wing          

04.  Spanish Castle Magic      

05.  Fire

06.  Voodoo Chile      

07.  Burning Of The Midnight Lamp            

08.  You Got Me Floatin'       

09.  The Wind Cries Mary

 

Michel Delville - guitar, Roland GR09, loops, stylophone, electronics, samples

Tony Bianco - drums, percussion

 Antoine Guenet  - keyboards, synth, acoustic piano 

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