Headcrusher

                                                                                                               Nothing will remain

                                                                                                              Punishment 18

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Gruppo italiano Punk-Hardcore con potenza strutturale metal; oppure Heavy Metal che oscilla fra Thrash metal e Punk. Direi meglio che l’attitudine e l’anima sono punk, mentre spesso il sound è Metal. La verve punkeggiante è espressa al 100% dalla modalità del cantato. In sintesi possiamo dire che la band è fra quelle considerabili “anelli mancanti” dell’evoluzione dal metal-punk allo speed-thrash. La non scelta di genere non è però indecisione stilistica, anzi, la forma è decisamente sostanza personalizzata. Si tratta di una ristampa. L’album fu pubblicato nel 1989, i suoni sono tecnicamente grezzi ma sufficientemente godibili.

In mezzo alla ribellione punkeggiante si sentono cavalcate alla Iron Maiden, scartavetrate alla Metallica e riff alla Anvil. La mescolanza è realizzata ad arte, condivisa esteticamente ma anche nell’anima. E’ possibile cogliere numerose raffinatezze nelle sfumature che arricchiscono il contesto, e parecchia intelligenza nei passaggi sonori che rifuggono la banalità nonostante alcune ingenuità. “BLOOD FROM THE SKY” sfiletta l’assolo alla maniera dell’album di Kill’em All”. “LIVE OR DIE” è una bella atmosferica song che musicalmente è abbastanza N.W.O.B.H.M., anche se il cantato si divide tra Punk e Thrash. Sentite come l’inizio di ”Waiting 4 an Answer” ricordi nettamente i Metallica anche se il senso punk prevale nella vocalizzazione, e come l’Heavy Metal più classico traspaia nella parte solista.

Quasi Metal Demenziale l’ironica “Bath-Man” che però non vuole essere banale nel suo song-writing. La migliore song è certamente “THE CEMETERY OF THE LOST CROSS”, la vera miccia esplodente grazie alla sua velocità e alla sezione ritmica tutta, ma anche succosa grazie alla verve pregna di più meditata espressività che non lascia le emozioni solo alle accelerazioni; in effetti il ponte strumentale centrale più meditato è attrattivo. Con “THE FINAL ATTACK”  si incontra l’altro arrembaggio furente che avvolge l’ascoltatore con fibrillante euforia; pezzo semplice ma d’effetto per dare l’ultimo sbatacchiamento prima di terminare l’album.

La voce a volte non riesce a dare il suo massimo data la sua poca prestanza tecnica, compensando con la caratteristica punk ciò che manca in virtuosismo. In “Good Morning” l’ugola lascia molto a desiderare al limite della stonatura (ma anche il brano non è granchè). Bene aver messo il basso in primo piano data la sua vitalità. La sonorità mi ha fatto tornare ai vecchi miei tempi (ho 53 anni) quando quello che contava era poter scovare l’energia del vero rocker e non tanto trovare produzioni laccate senz’anima. In qualche modo la rozzezza sonica di “Kill’em All” la ritrovo in questo album che non ha suoni rotondi ma dà piccoli brividi.

Certo una produzione migliore li avrebbe valorizzati di più, comunque si percepisce tutta la bravura dei musicisti, sia sullo strumento sia sulle capacità ideative. Questo disco testimonia come anche in Italia si era andata sviluppando una evoluzione che attingeva a tutti gli input nati nel decennio ’79-’89, presentando una acuta dinamicità del panorama metal, dimostrando come questo genere musicale fosse aperto e niente affatto statico. Le piccole adolescenzialità del combo di Cosenza non offuscano una certa maturità e pienezza compositiva raggiunta al tempo. Le velleità punk sono in realtà solo una scusa per imbastire un metal tosto che al tempo riuscì nell’intento artistico (meno purtroppo quello mediatico).

La ristampa presenta anche 7 brani bonus, rimasti al tempo su demo la cui data è successiva di due anni a questo lavoro (1991). Le caratteristiche sono le stesse, altrettanto buone, con una registrazione che sembra migliorata, e maggiore sicurezza di sé e forse maggiore cattiveria. “IN OUR TIMES” è uno splendido attacco pesante, che dentro contiene una parentesi di introspezione scura prima della seconda eruzione violenta. Molto bella anche “SELLING HAPPINESS” soprattutto per le trame riffiche veramente frizzanti. Forse l’unico brano inutile qui è “Childhood Stairs” nonostante il buono spunto. La voce è sempre vicina al punk ma con una caratterizzazione più alla Raven. C’è leggermente meno riflessione in questo demo rispetto all’album, ma più ricerca di affrancarsi dai numi tutelari. In entrambi i casi è stato un bene non perdere la memoria storica di questi metallari.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Blood from the Sky

02.  Live or Die (W.C.W.C.)

03.  Waiting 4 an Answer

04.  F.F.W.

05.  Bath-Man

06.  The Cemetery of the lost Cross

07.  Overlook Hotel (Winter 1921)

08.  Sk8 Life

09.  Good Morning , Amazzonia

10.  Dead in the USA

11.  The Final Attack

12.  Flebo’s Country

 

01.  In our Times

02.  Lord Money

03.  H.I.V.

04.  Selling Happiness

05.  Childhood Stairs

06.  Subliminal Pain

07.  Within the Mirror

 

Claudio Gentile - vocals

Alex manganelli – guitars

Flebo – bass - acoustic guitar

Roby Vitari - drums

 

 

 

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