PFM

                                                                                                            Emotional Tattoos

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Inutile fare premesse sulla Premiata Forneria Marconi (PFM), ancora sulla cresta dell’onda dal lontano 1972 (“Storia di un minuto” e “Per un amico”) che insieme al Banco del Mutuo Soccorso (BMS) costituisce una delle migliori e più longeve rappresentazioni del movimento progressive italiano anni settanta. Concentriamoci, invece, su questo diciannovesimo album in studio, uscito anche in package con doppio CD, contenente sia la versione italiana che quella inglese degli undici brani della tracklist. Un’operazione direi nuova e comunque interessante.

Il disco si apre con “Il Regno” un brano dalla lunghezza considerevole, di oltre sette minuti, che parte lento con tastiere e voce. Si tratta di una ballata in stile prog-pop sulla complicatezza e la velocità della vita, ma anche sulla sua bellezza. Musica in crescendo con sottofondo di tastiere ben supportate dalla sezione ritmica di basso e batteria. Assolo di tastiere e passaggio rarefatto con il basso in evidenza e la chitarra in sottofondo ad arpeggiare. Seconda strofa che ricalca musicalmente la prima. Chitarra ritmica in crescendo. Ancora un assolo di tastiere che ci accompagna fino alla fine della traccia. Un brano musicalmente orecchiabile e piacevole. Come prevedibile per l’assenza di Franco Mussida, si sente poco la chitarra. “Oniro” è un brano dalle cadenze giapponesi, con tastiere, violino e basso a creare l’introduzione. Molto dolce e malinconico il canto, ottimamente seguito dal basso. Ritornello ancora in chiave pop molto orecchiabile.

Probabilmente non ci dobbiamo aspettare una PFM in stile progressive. Si tratta di un album più rilassato dal punto di vista musicale che strizza molto l’occhio al pop. Arpeggi di chitarra acustica e finalmente un assolo di chitarra elettrica in accelerazione di ritmo. Canzone dalla struttura musicale semplice, ma piacevole con il basso molto attivo sempre sottotraccia. “La lezione” ha un bel inizio sincopato di basso, chitarra e tastiere. Ritmo sostenuto, batteria secca e riuscito riff di tastiere. Continua in questa canzone la linea pop-rock del disco che pone la PFM in una nuova veste musicale rispetto al mercato e al pubblico. Assolo di chitarra elettrica lievemente distorta poi seconda strofa e ritornello che sfuma verso il finale.

“Mayday” parte molto lenta con dolcezza e voce quasi sussurrata, aumenta di intensità col passare dei secondi, sfociando in una parte centrale ricca musicalmente di tastiere, basso e batteria. Segue un assolo di tastiere che introduce il ritornello della canzone. Brano pop-rock dominato principalmente dalle tastiere con assolo di chitarra nel finale. “La danza degli specchi” ha finalmente un inizio in stile ballata progressive, con tastiere, basso e chitarra che dialogano velocemente tra loro. Ottimo anche il sovrapporsi delle voci che si contrappuntano. Un brano fresco che racconta, in breve, la storia del rock. Si crea una contrapposizione tra la malinconia dei tempi passati, musicalmente parlando, e la gioiosità della linea musicale e del ritmo della canzone. Il brano migliore del disco fino a questo momento. Vigoroso, ben suonato e originale. Finale con assolo di tastiere nel registro della celeberrima “Impressioni di Settembre” dal richiamo nostalgico. Forse potrebbe trattarsi di un omaggio.

“Il cielo che c'è” è una canzone pop, dalla classica linea melodica, con il basso in bella evidenza che dialoga con gli arpeggi di chitarra elettrica. Parte centrale rarefatta con una piacevole melodia. Finale in crescendo con tastiere e basso in evidenza. Un messaggio positivo di amore. “Quartiere generale” rispecchia lo stile di questo disco, canzoni pop-rock molo immediate, orecchiabili, dalle linee musicali meno complesse delle suite progressive, ma di impatto più immediato. Si affrontano nei testi temi sociali e temi sentimentali con disillusione ma anche con una speranza per il futuro.

La ricerca di nuove emozioni e di nuovi traguardi. Gradevoli gli interventi del violino. “Freedom Square” è l’unico brano puramente strumentale dell’intero disco. Inizia con un dialogo tra basso e batteria, inframmezzato da brevissimi interventi di chitarra. Partono poi le tastiere in un lungo assolo assecondato dalla chitarra. Basso sempre in bella evidenza a dettare la linea del pezzo che sale sempre più di intensità sinfonica. Arresto improvviso delle tastiere. Il basso riprende il sopravvento, creando una base sempre più frenetica su cui si innesta l’ottimo violino di Lucio Fabbri dall’inconfondibile cadenza.

Unico brano strumentale e unico brano in stile progressive dell’intero disco. Ovviamente per quanto mi riguarda il migliore senza ombra di dubbio. Finale perfetto. “Dalla Terra alla Luna” è un brano più lento che parte col pianoforte, arriva in seguito la chitarra elettrica a suonare un riff in chiave rock con, a supporto, le tastiere. A questo punto inizia la parte vocale ben sorretta dal basso e dalla batteria, che lascia spazio alle tastiere tra una strofa e l’altra. Una ballata pop-rock molto orecchiabile sulle opportunità della vita con una gradevole galoppata musicale nella parte centrale. “Le cose belle” parte con un assolo di basso. Canzone lenta e struggente, elegiaca, sulle piccole cose.

Arpeggi di chitarra acustica durante le strofe caratterizzano questa ballata. Struttura musicale molto semplice e diretta. Il disco si conclude con “Big Bang”, tastiere e chitarra elettrica introducono subito la parte cantata. Si tratta di un inno alla libertà. La chiave di lettura è ancora quella di un pezzo pop-rock, facile, orecchiabile, dall’impatto immediato. Gradevole la melodia con assolo di chitarra nella parte centrale. Le note del basso, a creare un tappeto in background per gli assoli di pianoforte e chitarra, ci accompagnano verso la fine di questo brano e di questo album della Premiata Forneria Marconi dai toni inconsueti. 

Intorno a questo disco si potrebbero fare ragionamenti e disquisizioni lunghi e complessi. Non si tratta, infatti, di un album di musica progressive, ma di un disco pop-rock con solo una canzone in stile progressive, il brano strumentale “Freedom Square”. La storica band della Premiata Forneria Marconi, dopo l’abbandono del suo chitarrista memorabile, torna quindi sul mercato discografico con un disco che rompe col passato, coraggioso, in cui si mette in gioco, con ballate e canzoni meno complesse, ma di impatto immediato, per cosi dire più semplici da capire e da metabolizzare e sinceramente alcune di queste canzoni sono anche ottimi brani. Il disco è fresco, va via veloce, si sente e si metabolizza con piacere. Qua e là nei vari pezzi troviamo comunque delle chicche compositive che si innestano su delle trame più semplici del progressive, ma che comunque danno ai brani un proprio carattere.

Il basso sempre interessante e perfetto, trova e suggerisce linee non consuete anche per i brani pop che ne innalzano la statura musicale. Piccoli difetti sono il titolo che, per lo meno nella versione italiana, non trova riscontro nei vari pezzi del disco e forse la lunghezza dell’album che pare eccessiva visto lo stile più commerciale di alcuni brani. Se si tratta di una scommessa, fare un disco diverso dal solito, comunque il progetto è abbastanza riuscito anche se scontenterà lo zoccolo duro degli appassionati di musica progressive che lo troveranno poco adeguato per un gruppo di questo calibro ma è anche vero che, come diceva  Bob Dylan, the times they are a-changin'. Da ascoltare con attenzione per costruirsi una propria legittima e fondata opinione. 

Pierluigi Daglio

 

CD 1 - Italian version

01. Il Regno
02. Oniro
03. La lezione
04. Mayday
05. La danza degli specchi
06. Il cielo che c'è
07. Quartiere generale
08. Freedom Square (Instrumental)
09. Dalla Terra alla Luna
10.
Le cose belle
11. Big Bang

CD 2 - English version

01. We're Not An Island
02. Morning Freedom
03. The Lesson
04. So Long
05. A Day We Share
06. There's A Fire In Me
07. Central District
08. Freedom Square (Instrumental)
09. I'm Just A Sound
10. Hannah
11. It's My Road


 

Franz Di Cioccio - drums, vocals
Patrick Djivas - bass

with
Lucio Fabbri - violino, 2nd keyboards, 2nd guitar, vocals
Marco Sfogli - guitar
Alessandro Scaglione - keyboards
Alberto Bravin - additional keyboards, vocals
Roberto Gualdi - 2nd drums

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