Robert Plant

                                                                                                             Carry Fire

                                                                                                             Nonesuch/Warner Bros. Records

                                                                                                             www.robertplant.com

 

 

 

Per questo nuovo disco il cantante inglese si avvale ancora della band che lo accompagnò per il precedente album  ovvero la “Sensational Space Shifters band”.“Carry Fire” è il titolo del suo undicesimo lavoro discografico, prodotto dallo stesso Plant e registrato agli studi Top Cat a Box, nello Wiltshire, con ulteriore  registrazioni per le quali sono stati utilizzati gli studi studi Real World e Rockfield.

 Debbo essere sincero: sono rimasto spiazzato da questo disco così come fu per il suo “predecessore”; ma tali sensazioni le ho provate anche durante tutto l’arco della carriera di Mr. Plant, sia con gli “Honeydrippers” prima e poi con l’esperienza esotica assieme a Jimmy Page per il progetto “No Quarter”. In tutto ciò quello che mi ha sempre attratto è sempre stata  la sua voce una delle più belle ed intense del panorama rock mondiale.Forse ho sbagliato l’approccio all’ascolto, in quanto mi aspettavo delle canzoni alla Led Zeppelin pur trattandosi di un lavoro solista.

Qui c’è da fare un distinguo: è vero che Robert Plant usa per ben due volte gli Space Shifter, ma è anche vero che loro ovviamente NON sono i Led Zeppelin. Per cui anche se, ad onor del vero, nella voce di Plant risiedono ancora reminiscenze legate alla famosa Band, tipiche dell’era “Kashmir”, personalmente non so se rimpiangere quel periodo oppure lasciarmi conquistare definitivamente da questo disco che indubbiamente ha nell’eleganza degli arrangiamenti e nella raffinatezza del “songwriting” i suoi punti di forza.

È un disco quindi che pur guardando al passato, si rivolge al presente ma anche ad un futuro con inserimenti elettronici. Si ascolti in tal senso “Keep it Hide”.All’interno della scaletta troviamo “Season’s Song” che deve più di un tributo ad Elvis Presley essendo una delle influenze di Robert Plant. Il cantato infatti somiglia davvero tanto a “Don’t Be Cruel” tanto che non so se considerarla una semplice citazione oppure addirittura un plagio ma forse la seconda opzione è davvero troppo. Mi sto sempre più convincendo del fatto che andando avanti con l’ascolto di questo lavoro dobbiamo sempre di più dimenticarci dei Led Zeppelin, andando oltre e accettare il fatto che i lavori dei singoli componenti della vecchia e famosissima band sono inevitabilmente diversi e neanche tanto belli

Come accennato qualche riga più su il disco merita più di un ascolto per essere assimilato appieno essendo stato realizzato con tutti i crismi del caso. In questa nuova fatica discografica, vi partecipano ospiti illustri, come ad esempio Crissy Hinde che collabora nel duetto “Bluebirds Over The Mountain” (scritta dalla leggenda del rockabilly Ersel Hickey e già registrata sia da Richie Valens, sia dai Beach Boys). È presente anche il violoncellista albanese Redi Hasa, che si aggiunge alla band in tre brani come pure il famoso Seth Lakeman alla viola e al violino.

Tutto questo partecipa a rendere “Carry Fire” un disco valido; tuttavia se posso darvi un consiglio liberate la vostra mente dai Led Zeppelin ed avrete la possibilità di ascoltare questa nuova direzione presa dall’ex dirigibile  . 

Stefano Bonelli 

           

01.  The May Queen

02.  New World

03.  Season's Song

04.  Dance with You Tonight

05.  Carving up the World Again... A Wall and Not a Fence

06.  A Way with Words

07.  Carry Fire

08.  Bones of Saints

09.  Keep It Hid

10.  Bluebirds over the Mountain (feat. Chrissie Hynde[3]) Ersel Hickey

11.  Heaven Sent

 

 

The Sensational Space Shifters:

Justin Adams alla chitarra elettrica e acustica

oud, E-bow quartet, , percussioni, rullante, tamburello

John Baggott alle tastiere

Billy Fuller al basso, tastiere,

Dave Smith al bendir, tamburello, djembe, percussioni;

Liam "Skin" Tyson alla chitarra dobro, chitarra acustica, pedal steel e acustica 12-corde.

 

 

 

 

 

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