-La Tempesta Perfetta- 

“Scrivere un articolo a volte è come comporre un brano, ci vuole l’ispirazione, la chiarezza mentale,il momento adatto per rendere la cosa unica senza scadere nei clichè e nelle banalità”.Sinceramente a parte una band che si è esibita mai ho assistito in tutta la mia carriera di reporter ad una serata più squallida ed inconsistente come quella di venerdì 27 ottobre dei Firewind allo Jailbreak di Roma. Allora se vogliamo fingere che tutto è andato bene e sono tutti stati felici della serata possiamo farlo, ma sarebbe mentire e noi siamo una webzine seria, nonché soprattutto nella nostra etica lavorativa.

 

-Even Flow- 

La mia presenza di questa sera dopo tantissimi eventi di accrediti è un regalo di un amico. Io sono arrivato alle 21.13 quando hanno iniziato ad esibirsi i Timestorm, non conosco gli Even Flow sò che hanno cominciato quasi dopo 20 quando non c’era nessuno  nel locale se non gli addetti ai lavori. Perciò lascio il  beneficio del dubbio. Passo….

 

-TIMESTORM- 

Li avevo visti l’ultima volta in tour con gli Eldritch al Traffic il cinque marzo del 2016. Già li mi stupirono per le loro potenzialità, stavolta la band capitolina sotto la guida del mastermind Faber Troy (Fabrizio Troiano), hanno fatto come si suol dire “il colpo grosso”.Le loro fila si arrichisono di tre nuovi membri che non fanno altro che  alzare il tiro della band , con il funambolico Andrea De Carolis, dietro le pelli, alla voce Claudio”singer” Vattone, ed infine come special guest alle tastiere Paolo Campitelli (direttamente dai Kaledon), un bel tris d’assi che alza  decisamente il tiro della  band e va a consolidare il tutto tecnicamente anche in sede live. Se ne accorge la gente he anche se ancora non era moltissima, accalcandosi davanti al palco a supportare questa band di lavoratori/musicisti tra le fila ci sono un’anestesista, un avvocato ed un senior account, parliamo di persone che hanno anche una concreta vita.

I cinque brani proposti sono dardi che colpiscono “in your face” tre estrapolati dal loro primo ed unico lavoro Shades of Unconsciousness, lost in the net, catharsis ,labyrinth of dreams , dove fra vocalizzi, tecnicismi e mid tempos soprattutto nel secondo e terzo brano mi hanno rimembrato i legendari Time Machine, perla del progressive metal italiano ed i primi Angra. Gran mattatore Claudio che si dimostra anche nella scenicità il cantante definitivo del combo e pensare che aveva la tracheite questa sera. Abbiamo anche il tempo per altre due perle inedite la prima sea of hate con un sound molto Iced Earth  periodo Barlow un vero piacere per le orecchie sentire questa grinta e naturalezza nelle composizioni, ed in chiusura Genesis più affidata a stilemi Malmstiani. Insomma alla fine dopo un meritato scroscio di applausi possiamo solo attendere la tanto uscita del loro nuovo album. Continuate così la strada è libera.

 

Setlist:

01.  Lost In The Net

02.  Catharsis

03.  Labyrinth of Dreams

04.  Sea of Hate

05.  Genesis

Membri del gruppo


Claudio”Singer” Vattone Lead Vocals

Fabrizio Troiano a.k.a Faber Troy Rhythm & Lead Guitar

Giuseppe Longo Rhythm & Lead Guitar

Marco Migliaccio Bass Guitar

Andrea De Carolis Drums

Paolo Campitelli (special guest from Kaledon)

Keyboards & Piano

-Dragonhammer- 

Li avevo persi un po’ di vista da quell’estate del 2009 al festival di Marcellina, organizzato dal compianto Baffo Jorg dove fra continui cambi di line up e riproposizioni dal vivo dei due album blood o the dragon (più stile manowar) e time for expiation (più personale, a mio avviso il must della band) che non hanno cambiato nulla, se non consolidato ciò che era stato avviato dai Rhapsody di Lione/Turilli in Italia,  portando una ventata di aria fresca al metal.

Ora più che altro visti nel 2017 dopo the x esperiment del 2013 e Obscurity del 2017 ultimo parto della band, sicuramente il loro album più maturo e ambizioso, posso confermare avendoli visti dal vivo che non aggiungono ne tolgo nulla di nuovo alla scena, confermandosi una sorta di clone band degli Hammerfall. Posso dire senza mettere il dito nella piaga che in sede live rispetto alla potenza e naturalezza assistita nel 2009, ho visto una band stanca ed artificiosa, che ripeto nulla aggiunge e toglie, ed è oltremodo  lontana da altri stilemi di originalità, vedi ad esempio Foreshadowing e Novembre ed in ultimo Shore Of null (capolavoro la loro seconda fatica discografia).

La gente pur non essendo così numerosa si è divertita come ad un pub attenzione…, ciò che manca a questi ragazzi a cui sono legato da una profonda simpatia è la chiave dell’’originalità, lo staccarsi dall’essere made in italy e riconoscibile nel sound, cui pochi sono riusciti a far fronte, peccato. La voglia e le potenzialità ci sarebbero, ma per uscire dal calderone cui sono dentro un po’ tutti  In Italia, ci vuole una chiave nuova, un po’ come fanno i Death ss per intenderci. Che dire, vi voglio bene, ma è stata un’esibizione scorrevole niente di più.

P.s. uno di voi giorni fa ha aperto un dibattito sull’esibizione degli Avenged Sevenfold dopo i Judas Priest che si terrà udite udite a giugno del 2018!!!!! Loro fanno Heavy metal,alternative,metalcore, emo, NWOAHM (new wave o American heavy metal),post-hardcore. Vi dico solo una cosa createla una canzone con gli attributi come Hail to the King poi ne riparliamo……..se non è metal questo

 

Setlist:

01.  Intro/The eye o the storm

02.  Under the vatican’s grounds

03.  fear of a child

04.  Fighting the beast

05.  Legend

06.  Obscurity

07.  Blood In the Sky

08.  Dragonhammer 

 

Max Aguzzi - Lead Guitar and Voice

Gae Amodio - Bass Guitar 

Flavio Cicconi - Guitar 

Giulio Cattivera - Keyboards

Andrea Gianangeli – Drums

 

-FIREWIND-

Ora è il momento degli headliner della serata. Se i dragohammer a malincuore mi hanno lasciato perplesso, all’esibizione dei Firewind mai ho provato cotanto sgomento….Io non sò quelle riviste…se hanno problemi di diottrie che hanno parlato di serata capolavoro, di sold out di 150 persone, quando si e no paganti c’erano 60, vogliamo essere buoni 70 ad occhio, con metà locale vuoto e tavolini sulla gradinata liberi. Comunque facendola breve la band del mastermind e virtuoso chitarrista Greco Gus G orfani ahimè dal 2013 del fantastico singer Apollo Papathanasio, ora passato e (meno male) negli incredibili Spiritual Beggars, supergruppo  formato da Amott, Witt, Wiberg ed udite Sharlee D’angelo, se li mangiano a colazione ed a pranzo come bravura, come farebbero anche i Wintersun (andate a vedere i filmati e fate un paragone), sono altri pianeti lontani ad orecchie mortali.

Purtroppo a  parte Gus veramente incredibile nell’esecuzione e virtuosismi, ed il loro batterista Johan Nunez il restante che si è creato è senza mordente. Durante lo show ,sembrava di assistere ad una sorta di cover band di Malmsteen. Ci ho provato a seguire ma il risultato è stato solo una gran fatica se non una voglia d’imprecare, pensando che questi un tempo dal 2006 al 2013 erano una delle migliori band nel panorama dell’heavy e non, ridotte ad un fantasma di se stessi. Poi per non parlare di Henning Basse avete capito bene ex singer Metallium , che quando avevo saputo della sua entrata nella band avevo gridato al miracolo ,invece si è rivelato una vera delusione,  in quanto in memoria di brani quali Prophecy e Way home che speravo accennasse ho visto un cantante irriconoscibile sia nelle voce che nell’aspetto dove all’epoca con la sua ex band aveva coverizzato anche show must go on dei Queen,con un risultato portentoso,ed ora sembra solo un clone mal riuscito di Russel Allen.

Ma cosa gli è accaduto?? Ingrassato, voce di due ottave sotto non ho parole con  una tinta nera sulla barba che neanche Luciano Pavarotti aveva.Più che un grandioso show, sembrava di assistere ad una esibizione di una discreta band da pub. Salvo solo  le parti strumentali del mastermind Gus. Il resto lasciate perdere……. Spero che proseguirà nella sua carriera con il suo progetto solista, sicuramente ha musicisti più validi e personali, confermo io perchè vidi la sua esibizione al Planet di Roma, sicuramente di tutt’altro spessore artistico. No comment…

Fabio Bersek

 

Setlist:

01.  Ode to Leonidas

02.  We defy

03.  Head up High

04.  Few against many

05.  between heaven and hell

06.  back on the throne

07.  world on fire

08.  The fire and the fury

09.  Hands of time

10.  Wars of ages

11.  Lady of 1000 sorrows

12.  mercenary man

13.  tyranny

14.  live and die by the sword

15.  Falling to pieces

 

Gus G. - Guitar

Henning Basse - Vocals

Petros Christo - Bass

Bob Katsionis - Keyboards/Live Guitar

o Nunez – Drums 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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