Mr. Big

                                                                                                               Defying Gravity

                                                                                                               Frontiers

                                                                                                              www.mrbigsite.com

 

 

 

Quando si ascoltano questi baldanzosi tipi, salta subito all’orecchio come deve essere suonata e prodotta questa tipologia di Rock Duro. Alcune band, anche di spicco come i Quiet Riot nel loro ultimo lavoro di quest’anno 2017, che fanno un sound simile, perdono grinta e incisività per colpa dei suoni fiacchi e sbiaditi. I Mr. Big non fanno questo errore, oltre al fatto che il loro songwriting è sostanza e concretezza. Hard Rock/Street Metal ispirato e spigliato.

L’insieme del disco presenta due sfaccettature, una più ruspante e classicamente legata agli anni ’70, l’altra più effimera e funny legata a sonorità più moderne. In mezzo a questa fumante anima rock sta la chitarra liquida solista e quella riffosa virile. Separare perfettamente le due anime non è sempre automatico ma certo si percepisce tradizione mista ad una attenzione verso ciò che gira in giro, senza però approdare alla troppo spinta contemporaneità.

“OPEN YOUR EYES” apre le danze con la tradizione che più classica non si può, leggera e pesante al tempo stesso. L’originalità di questi eccelsi strumentisti si genera con la title-track “DEFYING GRAVITY” che fa da coppia migliore con “MEAN TO ME”. Nel primo caso la palla della personalità è giocata abilmente tra chitarra e voce, con una freschezza globale piena di vigorosa leggerezza,  arrivando ad un ritornello solare e pieno di appeal. Nel secondo caso tutto il merito va alla chitarra che produce le note come se fossero perle che si sfilano dal filo; naturalmente linea vocale e ritmica sorreggono con grande cura e forza la struttura. Nel sentire la super chitarra adrenalinica di “1992” non si può che pensare alla sei corde di Eddie Van Halen. Le non originalità come certi riff tipo quello della bluesata e rolleggiante “Everybody a needs a Little Trouble” non abbassano il livello compositivo di alcuni pezzi che usano spunti classici per esprimere invece una propria verve caratteriale.

Neanche le causticità ritmiche del cantautorato americaneggiante come in “Damn I’m in Love again” abbassano il tenore di energia che sprizza in ogni dove dentro questo lavoro. Certo pezzi poco validi ci sono; per esempio “Nothin’ Bad” risulta un po’ scontato, solo che la band è così professionale che l’ha ben rivestito e confezionato così da renderlo funzionale e non viene voglia di interromperlo spingendo il tasto “stop”. L’AoR affiora con “Forever and back” e si fa ancora più scontato di “Nothin’ Bad” ma la sua malinconia/solarità è resa così bene che elimina il potenziale stucchevole (nell’assolo manca il suono tecnico di May ma il suo procedere è del tipo alla Queen).

L’adolescenza del post-grunge sta nella riffica e nella vocalità di “She all comin’back to Me Now” mentre un po’ di atmosfera leggera beatlesiana sta in suoi limitati sfumati passaggi vocali, il giudizio su questo pezzo si associa al commento sui due precedenti. Mentre schegge funky sono nascoste nel NuHardMetal di “Nothing at All” dove Eric Martin canta al modo di Mike Patton dei Faith No More dell’89, il Blues laccato anni ’50 di tipica stesura “Be Kind”, abbandona ogni originalità, per comunicare agli ascoltatori l’idea di dove nasce la band, e salutare (è l’ultima traccia del disco) con ruffianeria il fruitore di turno, anche se il finale vero è l’accelerazione dura dove basso e chitarra si scatenano.

Le song mantengono consistenza anche quando giocano frivolmente facendosi canzoncine allegre. Voce cristallina e in grado di donare genuino amore per il genere. Menzione d’onore di certo va al guitaring solista, ma i solo non sono mai esagerati, in grado invece di farsi personaggi complementari alla linea melodica. La loro essenza è legata strettamente al genere Hard che Sammy Hagar e i Van Halen hanno reso fortemente mainstream, ma Mr. Big sa metterci del suo. L’elefante in bilico sulla proboscide (la copertina) vuole simboleggiare, secondo il gruppo, la capacità di rimanere in equilibrio nelle difficoltà (l’animale è grosso ma non cade). Vogliamo fare una critica però? Ecco, non è il miglior album dei nostri, nonostante la classe e l’abilità. Ma alla fine nessuno può pensare di riuscire  a rimanere sempre in vetta alla classifica. Per chi ama questo sound è assicurato il piacere dell’ascolto. Nota: il batterista Starr è nominato come ospite, ma è quasi fisso, considerato che Torpey è vittima della Sindrome di Parkinson. Onore ai Mr.Big.

Roberto Sky Latini

 

 

01.  Open Your Eyes

02.  Defying Gravity

03.  Everybody Needs a Little Trouble 

04.  Damn I’m In Love Again

05.  Mean To Me

06.  Nothing Bad (About Feeling Good)

07.  Forever And Back 

08.  She’s All Coming Back To Me Now 

09.  1992

10.  Nothing At All

11.  Be Kind

 

Eric Martin – vocals

Paul Gilbert – guitars

Billy Sheenan – bass

Pat Torpey – drums

Matt Starr – drums (ospite)

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