Southzone saxophone quartet

                                                                                  Other Size

                                                                                  Jazzando

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Il nuovo lavoro dei Southzone Quartet intitolato “Other Size” non è altro che un ulteriore conferma che anche in un paese come l’Italia si fa musica a tutte le latitudini e, anche se è vero che nel nostro Paese il jazz non è la scena principale, bisogna ammettere che tale scena sia comunque di prestigio. Voglio citare, ad esempio di questo, musicisti come Roberto Gatto e i suoi Lingomania; oppure Paolo Fresu con la sua tromba e financo Pino Daniele che assemblò un gruppo di tutto rispetto per il suo disco “Nero a metà”.

Possiamo quindi confermare che l’Italia ha saputo costruirsi nel tempo una immagine di “musica colta”, merito anche di uno dei festival più importanti a livello internazionale ovvero l’Umbria jazz conosciuto unilateralmente come uno dei festival jazz più importanti del mondo.In tutto questo il “Southzone Saxophone Quartet” ha la possibilità di ritagliarsi una nicchia importante di mercato; anche se a dire il vero la sua proposta rischia di essere una sorta di boomerang essendo, a mio avviso, forse azzardata come scelta. Non tanto per la scaletta dei brani proposti, quanto per il tipo di formazione di cui è composta la band. Infatti l’ensemble è composto di soli strumenti a fiato e per chi non ha un palato abituato a certe sonorità, potrebbe essere quantomeno ostico ascoltare questo genere.

La scelta in questo caso è davvero coraggiosa, in quanto non avendo nella formazione una vera sezione ritmica (che personalmente avrei aggiunto … nella fattispecie un contrabasso ed una batteria), sopperiscono a questa mancanza con la varietà delle voci dei sassofoni.Abbiamo quindi al sassofono baritono (Laura Venditti), al sassofono tenore (Armando Mancini), al sassofono alto (Angelo Marocco), e al sassofono soprano (Luciano Bonari).

Bisogna essere onesti nel dire una cosa riguardo a questo disco: il gruppo è stato furbo nella scelta dei brani perché la stessa è caduta su standard jazz più o meno conosciuti che sono stati rivisitati e corretti secondo la personalità e sensibilità artistica dei musicisti; in questo senso loro hanno giocato tutto sulla carta vincente della sicurezza .Vi ricordate di quella pubblicità della lotteria che recitava: “Ti piace vincere facile?” ecco qui si riassume il succo del disco, in pratica .

Le canzoni che fanno parte del disco sono davvero conosciute e scorrendo la scaletta ci imbattiamo sin dall’inizio in “Aint Misbehavin” e “Smoke get in youre eyes”; scritti rispettivamente nel 1929 da Fats Waller e nel 1933 da Otto Harbach e Jerome Kern. La seconda è nota per essere stata portata successo mondiale dai famosissimi “Platters” (che tra l’altro a me piace moltissimo il modo in cui è stata ri-arrangiata).

Poi abbiamo “Take five”; conosciuta ai più per il fatto che lo scomparso recentemente Al Jarreau la eseguiva nei suoi concerti, ma anche la super nota “Oye como va” di Tito Puente portata alla notorietà da Carlos Santana. Quasi in chiusura disco troviamo “Birldland” dei Weater Report e rifatta anche dai grandissimi Manhattan Transfers.Un disco quindi che saprà farsi apprezzare essendo piacevole da ascoltare e che sa creare curiosità positive, se non altro per scoprire il come sono stati ri-arrangiti questi brani che fanno parte del “già conosciuto”.

Quindi il giudizio finale non può che essere positivo. Ben fatto ragazzi! 

Stefano Bonelli

 

01.  Ain't Misbehavin

02.  Smoke gets in your eyes

03.  Deguy-jazz

04.  Ultimo tango a Parigi

05.  Take Five

06.  Chameleon

07.  Anight in Tunisia

08.  Harlem Nocturne

09.  Oye como va

10.  Birdland

11.  The chiken

 

Luciano Bonanni - saxofono soprano e alto

Angelo Marrocco - saxofono alto

Armando Mancini - saxofono tenore

Laura Venditti saxofono baritono

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