Rough Grind

                                                                                                        Four for the Road

                                                                                                        Inverse Rrecords

                                                                                                        www.roughgrind.net

 

 

Secondo ep  per una piccola realtà finnica divertente, nata nel 2014. Metallo quadrato, forse prodotto con poca irruenza sonora rispetto al potenziale d’attacco espresso; è una pecca tecnica. In parte la responsabilità è imputabile anche alla voce leggermente addomesticata e mai realmente cattiva. I pezzi, semplici, sanno di quello spirito rock ribelle di antica memoria e in ciò hanno il giusto sapore. Pur con una sfumatura Hard Rock, quando si spinge sulla pesantezza l’essenza è Heavy Metal. In realtà un lato della band tocca il punk adolescenziale mescolandovi una chiara voglia di melodia.

In effetti i pezzi arrembanti sono solo due. Uno è l’apripista “COFFIN TO GO”, il quale lascia affiorare una certa personalità in una band che non cerca comunque alcun tipo di originalità. E’ ballabile, ma perde un po’ di feeling nel ritornello. Buon senso della musicalità e alla fine merita un bel voto. L’altro è la terza traccia “FACE THE MUSIC”; episodio più incalzante, tra 4/4 veloce e middle-time. Qui i riff, variando, si associano stilisticamente in modo perfetto ad una linea cantata riuscita; si tratta della migliore essenza del lavoro.

Gli altri due momenti si buttano su tutt’altro stilema. “Dead End Street” usa un chitarrismo più punk ma levigato, che fa fatica ad esplodere. Sembra di stare nell’Inghilterra dei Clash, anche se questo tipo di sound loro lo fanno restare nell’alveo giovanile da sballo poco impegnato, almeno come caratteristica sonora. L’ultima traccia “The man You used to know” viene introdotta come una ballata stile Metallica e la consistenza sembra una song soft alla Lemmy . Lo svilupparsi delle note vocali ricordano in un certo dato momento gli Eagles di “Hotel California” e poi il punk orecchiabile di tipo adolescenziale, del tipo meno focoso. Nell’insieme una verve melodica che cerca un po’ di pathos. La composizione non è male e si sente lo sforzo di non porsi in modo banale.

Niente di stupefacente, ma un piacevole dinamismo energico. Forme per lo più lineari che però sanno gestire anche piccole raffinatezze. Un corredo stilistico basilare che racconta una buona impostazione generale. Diciamo che è quel tipo di Metal che viene considerato quale spiritorock’n’roll. Quello che va migliorato è il bisogno di esprimere davvero il moniker utilizzato: non sono abbastanza “rough” (ruvidi) e ben lontani dal genere “grind”, nonostante i loro brani lo permetterebbero. Le anime del gruppo sono due: quella più Hard and Heavy e quella punkeggiante ma non hardcore, ed esse non si intrecciano, mantenendo una distinzione netta in questo breve lavoro. Un risultato quindi morbido sebbene vi sia una durezza di facciata. Non è assolutamente una situazione terribile, considerando che nessuno dei quattro pezzi annoia; anzi tutti sono strutturati e risolti con professionalità e sostanza. Le due anime possono anche convivere, ma serve una sicurezza maggiore e una più spinta caratterizzazione. 

Roberto Sky latini

 

01.  Coffin to Go

02.  Dead End Street

03.  Face the Music

04.  The Man You used to Know

 

Sami  - vocals / guitars

Ville – guitars

Ari – bass

Killi - drums

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione