Hawkwind 

                                                                                                             Into the wood

                                                                                                             Cherry Red Records

                                                                                                             www.hawkwind.com 

 

 

Da mezzo secolo in attività, ecco che i pionieri dello space rock sfornano il loro 30mo lavoro.Questo è un dischetto particolare, perchè, come già si potrà intuire dai titoli e dalla copertina, ha un certo retrogusto “bucolico” riguardo le tematiche, mentre il sound è fedele alle sonorità classiche di questa band anglosassone.Difatti già dal primo brano, l'intro è uno struggente piano che però di soprassalto cede il passo ad una sei corde acida e distorta quanto basta con un tappeto di synth allucinato ed allucinante sul quale si adagia una traccia cantata con una voce effettata. Il ritmo serrato, atmosfere cupe e tetre quanto basta caratterizzano il brano.

Segue Cottage in the woods, introdotta dal canto di uccellini e un synth accompagnato ad un Hammond old style. Compare poi un bel solo di chitarra dopo un cantato pulito. Ci troviamo di fronte al brano più “commerciale” di tutto il disco. Il finale, più d'atmosfera è caratterizzato da un tappeto di synth. Il seguente “The woodpecker” è una traccia che banalmente riproduce il picchiettio di un picchio con sottofondo strumentale “space” di pochi secondi.La seguente “Have you seen them” ha un taglio decisamente commerciale, pur durando quasi 7 minuti. Sarebbe stato ottimo farne una versione corta per le radio. Il refrain si stampa in testa che è un piacere. Un sound rock semplice, diretto, granitico, essenziale, senza fronzoli e che, per certi versi, si distacca dalle atmosfere lisergiche alle quali la band ci ha abituato da sempre.Con “Ascent” si torna in ambientazioni spaziali ma ai confini con la new age, un brano delicato, romatico, sognante, cosa alquanto rara per gli Hawkwind sul finale una chitarra acustica passa in primo piano. Si torna alle sperimentazioni. E' la volta di Space Ship Blues nel quale si miscelano coraggiosamente uno space rock roccioso con il blues delle origini, coinvolgendo anche strumenti tradizionali come il violino ed il banjo. 

Introdotta dal canto degli uccelli, parte “The Wind”, che praticamente è un brano declamato per la metà della sua durata e solo a poco più della sua durata diventa uno strumentale, ipnotico, quasi un mantra spaziale con una frase musicale ripetuta incessantemente e si conclude con il rintocco di campane tibetane. I ritmi ritornano serrati con “Vegan Lunch” con una certa attenzione per la melodia che è incalzante, si potrebbe dire che ammicca al punk per la semplicità della struttura del brano, se non ci fossero quei cori così aperti e rarefatti.  Si torna in orbita con “Magic Scenes” , brano che riprende in tutto e per tutto lo stile inconfondibile dei nostri. Cantato “effettato” quanto basta, synth lanciati in arpeggiati ipnotici e chirarra in primo piano quanto basta sono gli ingredienti base di questo brano dalla melodia orecchiabile quanto basta. Il segente “Darkland” riprende il giro di accordi del brano precedente ed una chitarra acustica ci ricama sopra una melodia delicata come un merletto in perfetto stile new age. A dispetto del titolo “Wood Nymph” torna su territori spaziali con una melodia ripetitiva che poggia le fondamenta sui synth e durante il quale vengono coinvolti anche il violino oltre alla chitarra in un loop decisamente ipnotico che in un cross fade prosegue con “Deep Cavern” introdotto da un testo declamato con sottofondo “space” ed il rumore di un fiume che scorre.

Senza soluzione di continuità, come un tornado arriva “Magic Mushrooms”, titolo che non dà adito a dubbi. Un brano incalzante, dirompente, basso, chitarra in primo piano e stacchi di batteria veloci affiancati da un hammond cattivo quanto basta oltre ai synth al quale i nostri hanno dato il compito di chiudere questo lavoro che conferma che dopo tutti questi anni, la band ha ancora molto da dire, nonostante si discosti poco dal sound che l'ha resa famosa. Un lavoro consigliato agli aficionados ma anche ai neofoti per la completezza nell'esporre la proposta musicale della band. 

Giovanni Turco

  

01.  Into The Woods

02.  Cottage In The Woods

03.  The Woodpecker

04.  Have You Seen Them

05.  Ascent

06.  Space Ship Blues

07.  The Wind

08.  Vegan Lunch

09.  Magic Scenes

10.  Darkland

11.  Wood Nymph

12.  Deep Cavern

13.  Magic Mushroom 

Dave Brock – vocals guitar and keyboards

Tim Blake – keyboards and vocals

Richard Chadwick – drums and  vocals  

Mr Dibs – vocals and bass

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