Oranjeboom

                                                                                              Here comes the Boom

                                                                                             Volcano Records

                                                                                             www.oranjeboomband.com

 

 

Il suono caldo dell’Hard Rock si sposa con un certo groove moderno in questa opera di sei tracce degli italiani Orajeboom. Forse è uno dei pochi gruppi che si possa definire davvero Modern Hard Rock, mentre altri, definiti così, stanno spesso dentro un alveo troppo Metalcore. Qui il Metalcore è appena accennato. Non perfetta originalità ma una buona impostazione generale e una rivisitazione ben prodotta. Una somiglianza vocale la troviamo con la band altrettanto italiana dei Kerosene, attivi discograficamente dal 2008; per il resto si trovano varie differenze rispetto ai conterranei umbri, come, per esempio, la minore modernità, volendo essere maggiormente legati alla scia americana tradizionale, quella polverosa anche della terra sudista.

La somiglianza stilistica coi Kerosene è chiara nella prima traccia, per altro bella, “SIDEWALK”. Col proseguire dell’ascolto questa vicinanza diminuisce. Il riff densissimo di “T.K.O.” è invece la vera surriscaldata commistione tra moderno e antico, regalando brividi da rocker fumante sia per tiro energetico che per tecnica solista; brano potente, assolutamente da gustare dal vivo, che sta all’apice del livello compositivo di questo lavoro. L’avanzare grasso del riffing di “STOLEN GOODS”, abbinato ad un cantato grunge, realizza una vischiosità grumosa di ottimo Stoner, e termina il miglior terzetto del disco.  Tra i pezzi interessanti sta “Higher Ground” per il tocco giocoso che i musicisti inseriscono intorno al famoso riff classico iperabusato ma sempre ficcante di stampo rock-blues. In realtà, con la ritmica incalzante che tale riff incorpora, la band cuce insieme un personalissimo modus operandi di elaborazione moderna senza peccare di presunzione, mantenendo al tempo stesso la purezza della vecchia buona anima rolleggiante, ammodernando però l’ottica sonora in una rielaborazione intelligente.

Riuscire a fare ciò denota grande abilità mista a sensibilità artistica. Nella scia meno hard, ma che vive del feeling rock come se i Rolling Stones incontrassero i Lynyrd Skynyrd, stanno le due più morbide “Bleeding Out” e “Once Again”. La prima, dal riff poco originale, è una buona ballata che pur facendo scendere la tensione, porta l’ascoltatore attraverso la storia del rock verace statunitense della miglior fattura. La seconda ruzza col banjo ed è quella più ibridata con i due gruppi sopracitati. L’ultima traccia “Anechoic Chambers” è quella che sembra abbandonare del tutto la residenza dei giorni nostri, per tuffarsi in certa magia lontana nel tempo che fu, però con intrigante freschezza, grazie anche ad un classico assolo finale tirato ed eccitante come andava allora.

Nella band c’è anche una vena di ironia, ma la musica è espressa comunque con dotata attenzione alla forza del sound, che si vuole venga presa con serietà. Infatti c’è cura di non far perdere la tensione.  L’approccio compositivo non è semplicistico, anzi si evidenzia una certa elaborazione; però non si abbandona mai la morsa viscerale e il  risultato è musica che colpisce in modo diretto. La Volcano Records sta trovando l’America in varie band italiane, e tutte pare riescano bene nell’intento. A differenza dei Breaking Larsen Theory, qui ne troviamo molta di più di americanità, infilandosi in meandri ben più caratteristici ed epici, destinati a chi vuole più Hard Rock e meno Metalcore.

 

Roberto Sky Latini

 

01. Sidewalk
02. T.K.O.
03. Stolen goods
04. Bleeding out
05. Higher ground
06. Once again
07. 
Anechoic chamber


Alessio (Smoke) Covarelli – vocals
Claudio (Pit) Patalini – guitars
Riccardo (Rikki) Baldassarri – guitars
Mauro (Sgrat) Alocchi – bass
Francesco (Kendy) Montalto – drums

 

 

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