Amon Amarth

                                                                                    Deceiver Of The Gods

                                                                                    Metal Blade Records

                                                                                    www.amonamarth.com

 

 

 

 

Instancabili, gli Amon Amarth continuano a macinare tour mondiali uno dopo l’altro, riempiendo i pochi tempi morti rimasti con la composizione e la pubblicazione di nuovi full-lenght album. “Deceiver of the gods” è la nona opera per il combo svedese, che pubblica questo album in un momento decisamente particolare per la loro carriera: da sempre riconosciuti in Europa come i paladini del viking death metal, o se preferite melodic death metal con tematiche vichinghe, da un paio di album a questa parte il gruppo si è affacciato con prepotenza anche sul mercato americano, cominciando a riscuotere un discreto successo anche sui palchi d’Oltreoceano. Dopo “Twilight Of The Thunder God” e soprattutto dopo “Surtur Rising” quindi, gli Amon Amarth tentano il tutto per tutto con il pubblico americano con questo nuovo, sfavillante lavoro.

Tematicamente, si rimane fedeli al passato, sviluppando ulteriormente una sorta di concept che investe tutte le releases della band da qualche anno a questa parte. Come ampiamente spiegato da Hegg e compagni nei numerosi documentari rilasciati precedentemente all’uscita dell’album, denominati nel loro complesso “Forging Mjolnir”, anche in questo caso le liriche si soffermano su di un personaggio mitologico appartenente alle divinità nordiche antiche, raccontandone le vicende ed i risvolti psicologici che ne derivano intimamente. Il protagonista quindi di “Deceiver Of The Gods” è Loki, che nella mitologia norrena rappresenta il dio dell’astuzia e del caos, ingegnoso inventore di tecniche e diabolico ingannatore.

Loki, sempre secondo il mito, rappresenta una figura ambigua ed ambivalente, sempre a cavallo tra onnipotenza divina e tendenza al male, all’inganno e alla menzogna, comportamenti quindi del tutto ascrivibili al genere umano. La band stessa infatti, ha più volte sottolineato di aver scelto per questo album, una delle figure mitologiche più controverse ed “umanizzate” che ci siano, decidendo di sondarne le più profonde sensazioni tramite i testi dell’album.

Come sempre quindi, gli Amon Amarth si distinguono per una certa raffinatezza e cura con la quale affrontano le proprie opere, evitando quantomeno a livello lirico di scadere nelle più ovvie banalità che spesso caratterizzano i testi delle bands appartenenti al filone viking.

Musicalmente, come era facile prevedere, la band non sposta di una virgola le proprie coordinate stilistiche, scrivendo un album fondamentalmente identico al precedente, così come a quello prima ancora e via di questo passo, dimostrando al contempo una caparbietà lodevole ma anche una certa ripetitività di fondo nella loro proposta. Si parte con la titletrack dell’album, posta in apertura e sorta di manifesto artistico per i cinque di Stoccolma: la canzone infatti, contiene al suo interno davvero tutti i crismi che rendono immediatamente riconoscibile l’Amon Amarth style: una melodia iniziale in fade in ci proietta all’interno del mito, spezzata improvvisamente da un riff piuttosto aggressivo su cui Johann Hegg vomita il suo growl cavernoso senza pietà, per arrivare poi al memorabile ritornello del brano, che dopo una svolta melodica a metà pezzo, porterà la canzone alla sua conclusione. Le sonorità, i riffs, i tempi di batteria, tutto quanto sembra rimanere fedele alla tradizione della band, segnando poche se non nessuna innovazione significativa perlomeno in questo brano.

Il discorso prosegue uguale nelle successive canzoni: “As Loke Falls” è un bel mid-tempo ragionato, giocato si di un tapping iniziale e poi ripreso davvero notevole, mentre la successiva “Father Of The Wolf”, da cui verrà presto tratto un videoclip, risulta perfetta per essere cantata a squarciagola dai sempre più numerosi proseliti che la band sta facendo ultimamente.

Con la doppietta “Shape Shifter” e “Under Siege” il discorso si fa un po’ più aggressivo, gli Amon si ricordano di essere nonostante tutto una band death metal, inasprendo il songwriting e piazzando alcuni dei riffs più aggressivi proprio in queste tracce. Non temano comunque i più oltranzisti: entro la metà del brano, entrambe le canzoni tornano a quell’incedere solenne e melodico che ha fatto la fortuna del genere, senza andare troppo a scavare nel metallo della morte vero e proprio. La vera sorpresa del cd arriverà solamente all’ottava traccia, quella “Hel” che finalmente ha fatto drizzare le orecchie del sottoscritto al momento del primo ascolto. Il pezzo è ammantato da un’aura misteriosa ed orientale che, nonostante tutto, non sfigura affatto rispetto allo stile freddo e nordico a cui il combo ci ha abituato in tutti questi anni! In questa canzone infatti, le melodie si fanno più oblique e sognanti e l’apporto del leggendario Messiah Marcolin (Candlemass vi dice nulla??), con i suoi acuti da brivido, spezzano egregiamente il ritmo monolitico dell’album. Si tratta certamente del brano più interessante del lotto, in cui i Nostri dimostrano di saper scrivere bei momenti di musica anche al di fuori delle atmosfere che da sempre li caratterizza. Tocca poi, dopo l’anonima “Coming Of The Tide“, a “Warriors Of The North” il compito di chiudere con dignità questo album. La canzone, nei suoi otto minuti abbondanti di durata, presenta i fraseggi più epici e solenni di tutte, concludendo l’album in maniera grave e decorosa.

In definitiva, questo “Deceiver Of The Gods” cambia poco o nulla nel discorso musicale della band: chi infatti non ha mai apprezzato la proposta, continuerà a girare alla larga dagli Amon Amarth ancora una volta; chi invece ha sempre straveduto per i cinque vichinghi potrà acquistare questo nuovo album a scatola chiusa, sicuro del risultato finale che è comunque, oggettivamente, ben curato sotto ogni aspetto.

 

 

Edoardo De Nardi

 

01.   Deceiver Of The Gods

02.   As Loke Falls

03.   Father Of The Wolf

04.   Shape Shifter

05.   Under Siege

06.   Blood Eagle

07.   We Shall Destroy

08.   Hel

09.   Coming Of The Tide

10.   Warriors Of The North

 

 

Johan Hegg- vocals

Johan Soderberg- guitars

Olavi Mikkonen- guitars

Ted Lundstrom- bass

Fredrik Andersson- drums

 

 

Messiah Marcolin- guest vocals on “Hel”

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