Breaking Larsen Theory

                                                                                   Wasted Words

                                                                                   Volcano Records

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Siamo di fronte ad un esordio italiano eccellente, un metal curato e raffinato che si strofina sull’ascoltatore con suadente fascino. La Volcano sta dimostrando di avere occhio per queste cose (anzi, orecchio).Una canzone bella come “EVERY ROAD I’VE KEPT ALONE”, a metà strada tra Metalcore e Progressive-Metal alla Orphaned Land, meriterebbe una vetrina luminosa e internazionale. Essa ammalia con la sua vena evocativa e dona un senso di malinconia mediata da densa tonicità. E avere una grande qualità senza poterla gettare nell’arena è uno spreco che pare un reato.

La traccia nominata in apertura è l’apice, ma anche “VISIONS” e la title-track “WASTING WORDS” sanno regalare brividi intensi. La prima più scura e la seconda maggiormente intimista nonostante le parti con 4/4 veloce. Anche la maggiore orecchiabilità, come nella aperta e chiara “ON THE CRUEL REAL”, non si trasforma in pezzo commerciale, mantenendo alto il livello dell’approccio estetico. Avviene lo stesso per l’ancora più orecchiabile “Severing Ties”, leggermente meno pregnante, ma sempre ricca di colorate onde sonore. Le chitarre ribassate di “B.L.T.” fanno da contraltare alla sinuosa linea vocale leggermente orientaleggiante; ma la pesantezza di fondo non demorde mai; difetto? Dà l’idea che dovesse svilupparsi ulteriormente.  Di spessore la morbida “Dream in Colour”, dove il singer in parte canta similarmente a Serj Tankian;  cercando di uscire dal contesto stilistico finora utilizzato, riesce comunque a non abbassare il tono viscerale fin qui esposto, concludendo con giusto peso un disco equilibrato. Neo vero è la ballata “Pictures of You” che purtroppo fa perdere personalità e diventa un momento pop di bassa attrattiva, e non basta l’assolo a salvarla.

Molta molta personalità, e controllata efficienza espressiva. Parlare però di Alternative come ho letto in varie recensioni, mi pare eccessivo. Non è la prima volta che viene usato il termine “Modern Hard Rock” del quale devo ancora decidere se darne una serietà esplicativa. Dati i gruppi a cui è stato appioppato, compreso questo, forse ha il suo perché. Groove pesante e orecchiabilità digeribile convivono in alta tensione, dando continuità ad una emozionalità onestamente sentita da parte di musicisti che, tutto appaiono, meno che acerbi. I riff crepitanti e i vivi assoli, insieme ad una voce ispirata, creano un songwriting pieno di pathos. La cosa meno alternativa sono proprio le parti soliste, però posseggono una consistenza di alto spessore estetico.

Il Metalcore e il Progressive, di cui sopra, è reale insistenza di genre, ma c’è qualcosa che è difficilmente catalogabile grazie ad una forza comunicativa particolare. La durezza c’è, ma vira in lidi non prettamente cattivi, e questo però in loro diventa merito, dato che sanno mantenere la pesantezza anche nei meandri meno testosteronici. La voglia del gruppo, di uscire dai luoghi sonori comuni, non diventa mai innaturalezza compositiva o forzatura. Ogni singolo brano esce spontaneo e libero da sovrastrutture. Si ha l’impressione di vivere una esperienza arricchente, quelli che ogni appassionato di musica cerca di tanto in tanto, quando vuole uscire dalle certezze per trovare qualcosa di veramente nuovo. Album bello. Una delle cose migliori di quest’anno.

 

Roberto Sky Latini

 

01. Metastasis
02. Every Road I’Ve Kept Alone
03. Visions
04. Wasting Words
05. On The Cruel Real
06. Wake Up (Reprise)
07. 
B.L.T.
08. Severing Ties
09. Picture Of You
10. Beyond This Hole
11. Dream In Colour

 


Phil – vocal, guitar
Teo – lead guitar
Aiden – bass
Jody – drums

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