agathodaimon

                                                                          In  Darkness

                                                                          Massacre Records

                                                                          www.agathodaimon.de

  

 

 

18 anni di attvità, 6 uscite discografiche ufficiali per alcune delle migliori labels del settore e concerti in tutto il mondo. Questo il biglietto da visita degli Agathodaimon, ormai veterana realtà del metal tedesco che però, nonostante le altisonanti credenziali sopra esposte, non è mai riuscita davvero ad imporsi sul mercato mondiale, conquistando il cuore e la fiducia di fans ed appassionati oltre il proprio Paese natio, non è mai riuscita in altre parole ad effettuare quel salto di qualità che portasse la band ad un livello superiore e più consolidato.

Al contrario, licenziati dalla Nuclear Blast, che aveva edito ogni opera della band fino ad oggi, gli Agathodaimon si accasano stavolta presso Massacre Records, etichetta storica sinonimo di garanzia e qualità, ma certamente ad un livello di esposizione mediatica inferiore alla precedente. “In Darkness”, evolve il discorso musicale da sempre intrapreso dai cinque tedeschi, da sempre a cavallo tra tentazioni black metal, innesti altamente melodici e, da qualche album a questa parte, consistenti dosi di tastiere e cori che li avvicinano a molte realtà gothic metal nordeuropee, presentando poche se non nessuna innovazione rispetto al solito contesto.

Dopo tutti questi anni di esperienza alle spalle, sarebbe lecito aspettarsi se non qualche spunto particolare o qualche guizzo di originalità, quantomeno quella rodata conoscenza della materia che consenta di comporre canzoni magari scontate, dal flavour risentito ed abusato, ma quantomeno ben scritte, arrangiate e suonate.

Agli Agathodaimon però questi requisiti appartengono solamente in maniera non continua e scostante, portandoli talvolta clamorosamente fuori strada nelle strutture e nelle soluzioni dei loro pezzi. Partire con la canzone più aggressiva e black metal di tutte, “In Darkness” appunto, rappresenta un’arma a doppio taglio per loro: l’inizio, scoppiettante per quanto possibile, illude infatti l’ascoltatore di trovarsi di fronte ad un altro “Serpent’s Embrace”, per molti versi la release più pesante del combo, quando invece, già le tracce successive lasciano spazio a dei mid-tempos che domineranno il corso di tutta la canzone, sia in “I’ve Risen” che nella successiva “Favourite Sin”, la quale tenta con dubbia fortuna di creare un conturbante crescendo che, partendo da voci sussurrate e chitarre acustiche porti all’esplosione del bridge portante, purtroppo fin troppo semplice per risultare efficace.

Molto meglio con “Oceans Of Black” che pur basandosi sugli stessi ingredienti della canzone precedente, presenta finalmente degli spunti peculiari addirittura estranei al metal che candidano senza difficoltà la song a migliore del lotto. C’è una qualche traccia dei Pink Floyd più moderni in questo brano, quelli  di “The Division Bell” per intenderci, e per la prima volta gli Agathodaimon riescono davvero a smuovere qualcosa nel sottoscritto, soprattutto mostrando maestria nel raggiungere il climax sul finale, dove un’ostinata parte in blast beat chiude un pezzo scritto davvero magistralmente.

“Adio”, presente anche come bonus track finale in versione acustica, torna invece sugli standard stilistici della band: intro acustico, riffone melodico, partenza sparata pseudo-black e rallentamento centrale sul ritornello: per quanto fluide e ben suonate, questo canovaccio creativo assolutamente stra-abusato in ogni canzone, priva l’ascoltatore di quella curiosità necessaria a tenere alta l’attenzione durante il trascorrere delle canzoni, non aiutate fra l’altro da un minutaggio medio alquanto elevato, quasi sempre sopra i cinque minuti a pezzo. Septicflesh musicalmente e Cradle Of Filth vocalmente sono le prime realtà che vengono richiamate alla mente, eppure i tedeschi raramente riescono a raggiungere l’intensità che queste band evocano o sono riuscite ad evocare in passato con le loro composizioni.

Prese singolarmente le prove dei musicisti non sono disprezzabili: le chitarre si prodigano costantemente in intrecci melodici a volte anche riusciti, mentre il lavoro di Manuel Steitz dietro le pelli è discreto e contenuto, anche se avremmo decisamente preferito un maggior numero di partiture veloci e tirate, rispetto al tripudio di tempi medio-enti utilizzati in “In Dakness”. “Somewhere, Somewhen” risolleva un minimo le sorti della release grazie al break acustico centrale, che richiama in parte le atmosfere tristi ma non melensi di “Oceans Of Black”. “Hollenfahrt der Selbsterkenntnis”, unica traccia cantata in lingua madre da Ashtrael non aggiunge niente a quanto detto, se non uso un po’ più massiccio di parti orchestrali ed un incedere epico un po’ più curato e studiato.

Dopo tutti questi anni, credo sia difficile che gli Agathodaimon riescano ad inventare una formula che stravolga il loro sound, portandoli a nuovi ed inaspettati risultati: così come i precedenti, anche il nuovo “In Darkness” farà la gioia di tutto quel pubblico, soprattutto tedesco e scandinavo, legato a questo tipo di sonorità, peraltro interpretato meglio dai gruppi sopracitati o, per rimanere nel campo delle nuove release, da album come “Darkest White” dei Tristania.

Un risultato insomma a tratti insufficiente ed altalenante, che dovrebbe scatenare nella mente dei suoi compositori ben più di qualche dubbio circa il futuro artistico della band: personalmente, credo che se gli Agathodaimon sviluppassero meglio la parte più emozionale e meno standardizzata del proprio songwriting, potrebbero conquistare anche l’interesse di qualche ascoltatore estraneo al circuito Symphonic/Gothic metal più stretto.

 

Edoardo De Nardi

 

01.  In Darkness (We Shall Be Reborn)

02.  I’ve Risen

03.  Favourite Sin

04.  Oceans Of Black

05.  Adio

06.  Somewhere, Somewhen

07.  Dusk Of An Infinite Shade

08.  Hollenfahrt Der Selbsterkenntnis

 

 

Sathonys- vocals (clean) and guitars

Thilo Feucht- guitars and keyboards

Manuel Steitz- drums

Ashtrael- vocals

 

Till Ottinger- bass

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