Iced Earth

                                                                                                         Incorruptible

                                                                                                         Century Media

                                                                                                         www.icedearth.com

 

 

 

La vittoria del metal inglese che si trasforma in americano, possiamo vederla con gli statunitensi Iced Earth che stilisticamente si inquadrano in una forma che è una sommatoria di Manowar; Virgin Steele; Blind Guardian; Iron Maiden; con punte Thrash, tanta epicità e un approccio N.W.O.B.H.M. Il tutto così ben assimilato da recare l’impronta forte di una personalissima espressività, che alla fine li fa riconoscere subito.  Nel loro passato trovavamo anche impronte alla Cirith Ungol; Mercyful Fate e un certo Doom, ora molto diluite, però questi statunitensi rimangono ancorati ad una bella ispirazione Heavy Metal classica che non tradisce la tradizione del passato.

Questa loro fede integerrima li fa sentire incorruttibili, così come raccontato nelle loro interviste, e da questo nasce il titolo dell’album targato 2017. Il precedente album è stato un ottimo lavoro, ma nemmeno questo cede artisticamente, semplicemente c’è una piccola flessione di tono, mantenendo però il giusto livello di ispirazione che ne fa un album significativo ed efficace.L’epicità è la maggiore caratteristica di questa opera, sin da subito con la traccia iniziale “GREAT EATHEN ARMY” il cui intro non lascia dubbi in proposito. La riffica Thrash è piuttosto diffusa nel sound e il suono della chitarra ritmica infatti è sempre piuttosto tonica e accentata; dando un certo senso di marzialità all’anima dei pezzi.

E la scarica prettamente Thrash dell’album sta in “SEVEN HEADED WHORE”, sufficientemente duro. Gli inizi e le parti finali soft, dalla verve seriosa, sono più d’uno (ben 6) e ampliano lo spettro espressivo di una band che pare voler cercare sempre di mantenere alto il livello adrenalinico, senza farlo con la velocità. In effetti difficilmente si incontrano ritmi davvero fast. I brani meno impattanti sono ben 4, “Black Flag”; “RAVEN WING”; “THE VEIL” e “The Relic (part 1)”; essi rendono l’ascolto più affascinante, ma i riff e alcuni passaggi vocali mantengono la tensione enfatica dell’insieme. In particolare “RAVEN WING” (questa contiene la migliore aria strumentale) e “THE VEIL”, con la loro esaltante coralità, regalano stupendi momenti di elegante evocatività, nonostante la parziale ruvidezza. Molto bella, grande suite, la Folk-Metal “CLEAR THE WAY” (durata: 9’27”), che mette insieme corposità epica ed allegria luminosa. La più orecchiabile di tutte è “Brothers”, ma senza cadere nella inutile commercialità.

Un insieme davvero denso e godibile. Giusto la strumentale “Ghost Dance” non appare indispensabile.Come dicevo, questo lavoro non raggiunge la completezza di “Plagues of Babylon” del 2014, ma comunque non siamo tanto sotto, riuscendo in una serie di brani caldi e costruiti con attento equilibrio strutturale, senza per questo che se veda diminuita l’emotività. In realtà al primo ascolto, nonostante una certa semplicità compositiva, non si apprezzano tutti gli elementi di questa uscita, ma dopo un certo tempo di fruizione, si evince la bellezza di ogni singola composizione. Non c’è la violenza metal di certi episodi del passato, anzi, varie sinuose morbidezze melodiche (anch’esse presenti nel passato), si affacciano con malinconico pathos. Album che ci consegna una band in piena forma.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Great Heathen Army

02.  Black Flag

03.  Raven Wing

04.  The Veil

05.  Seven Headed Whore

06.  The Relic (Part 1)

07.  Ghost Dance (Awaken The Ancestors)

08.  Brothers

09.  Defiance

10.  Clear The Way (December 13th, 1862)

Stu Block – vocals

Jake Dreyer – guitars

Jon Schaffer – guitars / keyboards

Luke Appleton – bass

Brent Smedley - drums

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