Nadsat

                                                                                                                 Crudo

                                                                                                                 Produzioni  Upupa

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Di solito non mi piacciono gli album esclusivamente strumentali, ma l’ultimo album dei Nadsat , uscito il 12 Aprile 2017 con Toten Schwan Upupa produzioni, mi ha intrigato molto per il suo sound energico, potente e creativo, infatti questi due ragazzi di Bassa Bolognese, con una chitarra ed una batteria hanno veramente colpito molto il panorama del rock Italiano, anche se questo duo formato da Michele Malaguti (guitar, drones, noises) e Alberto Balboni (drums), definisce il suo genere musicale come Sperimental/noise / jazzcore. L’album , intitolato “Crudo” si compone di 8 tracks dal sound vario, incontenibile e semplice, ma non scontato, possiamo dire che incarna il titolo dell’album Crudo, il loro sound infatti è crudo e schietto e coinvolge molto, già dal primo ascolto, anzi proprio dalla prima track “ Mesozoic”, caratterizzata da una potenza dilagante ed esplosiva, dove la batteria di Alberto è insistente e rumorosa e la chitarra di Michele semplice, efficace e dirompente, è un pezzo che letteralmente “apre le danze” perché  ci fa ballare.

Procediamo con la seconda track “ ATP”, che presenta  un ritmo quasi tribale della batteria, una chitarra stupenda in un riff cavalcante, in un continuo crescendo di potenza. Un ritmo ossessivo di chitarra ed una batteria coinvolgente, per la track n. 3 “ Novus”, delineata in parte da un sound psichedelico. Melodia ballabile, in senso positivo, che ci rimanda al rock anni ’60, è la track n.4 “ Carcharodon”, che presenta  una  batteria infiammante ed una chitarrona dolce ma esplosiva, in un riff cattivo e ossessivo. Un inizio robotico contrassegna la track n. 5 “ Umhlaba”, dove la batteria è rilassante  e la chitarra calma, ma il suono ci rimanda ad una atmosfera cupa di un film Thriller. Una delle mie track preferite è la n.6 “ Sivik”, che è molto allegra, caratterizzata da una batteria molto ritmata ed esplosiva ed un riff di chitarra accattivante. Molto coinvolgente il riff di chitarra che apre la penultima track la n. 7 “ Droid” dove anche la batteria “wow” ci fa scatenare.

Un pregio di questi ragazzi è che ascoltando quest’album, danno l’impressione che stiano suonando davanti a noi , come tra amici in un garage, e forse questa è una delle più belle sensazioni che ci possano far sentire dei musicisti nell’ascolto di un loro album. L’album si chiude in bellezza, ma molto rumorosamente con la track n. 8 “ Dolomite”, che penso sia la più rock dell’album, questa è definita dalla batteria “spaccatutto” di Alberto e da un riff di chitarra impetuoso e folgorante di Michele.  Per concludere posso certamente congratularmi con questo duo sperimental/ noise/math /jazzcore e consigliare l’album “Crudo” agli amanti del rock sperimentale strumentale.

DALYLAROCK.

 "Dove le parole finiscono, inizia la musica." (- H. Heine)

 

01.  Mesozoic

02.  ATP

03.  Novus

04.  Carcharodon

05.  Umhlaba

06.  Sivik

07.  Droid

08.  Dolomite

 

Michele Malaguti - guitar/drones/noises

Alberto Balboni - drums

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