Dragonforce

                                                                                                    Reaching Into Infinity

                                                                                                    Ear Music

                                                                                                    www.dragonforce.com

 

 

L’ipervelocità è una caratteristica estrema, e in quanto estrema è peculiarmente Metal. In questo i Dragonforce (Extreme Power Metal) vivono al 100% la filosofia di tal genere musicale. L’unica critica è quella di vedere se le linee musicali non siano troppo morbide e leggere, e se non perderebbero mordente con un ritmo più tranquillo. In effetti molte volte potrebbero rivelarsi linee di stampo AoR. L’attacco frontale fa acquistare mordente anche a certe leggerezze.

“ASHES OF THE DAWN” possiede una rotondità bella del ritornello ed un assolo frenetico di alta caratura. Un pezzo dinamitardo da perfetto inizio album. Quando le BabyMetal uscirono l’anno scorso con il brano “Road of resistance” (2016), pensai subito ai Dragonforce. Infatti “Judgment Day”, fumettistico brano molto sopra le righe, con cantato infantile da Boy Band, sarebbe perfetto in un album del suddetto trio femminile giapponese. Buona dose di epicità in “Astral Empire” dove la cosa più bella non è la velocità ma la parte centrale acustica e l’associato gioco del basso prima dell’assolo al fulmicotone. Il classicismo europeo appare nitido in “Curse of Darkness” che però globalmente rimane tra i brani minori (nella parte soft mi sembrano i Pooh). Non male la ballad “Silence” che però non supera la media di ciò che c’è nel mercato. La novità si ha con “WAR” che abbandona il cantato a volte stucchevole, per precipitarsi nella cattiveria seria del Thrash metal, voce compresa, mezza roca.

E né tastiere, né assoli liquidi, né passaggi meno funesti, riescono ad ammorbidire l’essenza della song, nemmeno il pre-ritornello solare, mentre il ritornello composto dalla parola War e dall’acuto di risposta ne aumenta, se si può, la tensione. Si tratta del pezzo più entusiasmante del lavoro, quindi il migliore. E’ il colmo per una band dedita a ben altro. Per un attimo sembra anche di sentirci gli Anthrax. “LAND OF SHATTERED DREAMS” è uno degli episodi migliori pur non essendo troppo fast, ma si avvale di un ritornello corale e una parte solista di maggiore personalità. La lunga suite (circa 11 minuti) “THE EDGE OF THE WORLD” è l’unico pezzo, a parte quello lento, che lascia da parte del tutto la velocità, non certo per questo si staglia sopra agli altri, ma per la sua forza espressiva simil-prog che dimostra quanto la band sappia regalare emozioni anche senza pestare al limite. Nonostante questo sia un brano non veloce, è qui che viene inserito, a sorpresa, il cantato in growl, il quale non appare forzato. Riassumendo, la parte finale del disco è la migliore, la prima è risultata un po’ troppo amalgamata. Anche il pezzo che davvero termina l’album sta in questo secondo insieme qualitativo; “OUR FINAL STAND” infatti aumenta, se possibile, l’ariosità, tramite una ispirazione solistica incisiva ed un cantato fresco, anche qui senza spingere sull’acceleratore.

Mi pare che talvolta l’ugola si risparmi, altrimenti è in grado di possenti acuti e raffinatezze di modulazione. La bravura tecnica strumentale fortunatamente spesso trova anche un riscontro compositivo adeguato, nonostante alcune semplificazioni fin troppo lineari del songwriting. Non è il loro miglior album, ma è certamente una testimonianza della buona forma della band. La cosa più esaltante sono proprio le bordate solistiche, coi loro effetti spumeggianti, e le si seguirebbe all’infinito. La band è formata da musicisti di varie nazioni, e abbiamo dentro anche un italiano, speriamo che non sia sua la colpa del lato che sembra quello legato alla musica leggera tricolore, probabilmente no, visto che egli è soltanto il batterista (quello però che mantiene la struttura ipercinetica e quindi l’ossatura del sound). Ho ascoltato questa opera del 2017 con le aspettative di lasciarmi andare nonostante cose che mi potessero far storcere il naso, e così è andata. Un disco di questo tipo serve per divertire e scatenare, ed è riuscito nel suo intento.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Reaching Into Infinity

02.  Ashes Of The Dawn

03.  Judgement Day

04.  Astral Empire

05.  Curse Of Darkness

06.  Silence

07.  Midnight Madness

08.  War!

09.  Land Of Shattered Dreams

10.  The Edge Of The World

11.  Our Final Stand

 

Marc Hudson – vocals

Herman Li – guitars

Sam Totman – guitars

Vadim Pruzhanov – keyboards

Frederic Leclercq –bass

Gee Anzalone - drums

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