Il sogno della crisalide

                                                                                    Vie d’uscita

                                                                                    Autoproduzione

                                                                                   www.facebook.com/ilsognodellacrisalide

 

 

Il sogno della crisalide è una band romana nata nel 2011 da un progetto di Vladimiro Modolo autore di tutte le musiche e dei testi. Dopo una lunga gestazione durata sei anni esce sul mercato discografico “Vie d’uscita” un album che cerca di riscoprire attraverso un approccio cantautorale le  emozioni e le esperienze del passato senza perdere la speranza per il futuro. Il disco si apre con “La sindrome del porcospino”, una ballata dolce e malinconica, caratterizzata dal pianoforte che cresce costantemente di intensità nel corso del brano, affiancato dagli altri strumenti che entrano in scena poco alla volta. Chitarra acustica in background. Molto gradevole e orecchiabile la melodia. Finale in crescendo. Testo ermetico e strutturato. Un ottimo inizio per questo disco di esordio. Segue “Nuvola d’Africa” che inizia con batteria e percussioni, entrano poi le chitarre acustiche, struttura cantautorale, ritmo in crescendo. Ricordi e rimpianti. Paesaggi e tramonti.

A tratti diventa serenamente evocativa. “Colpa della fame” è una canzone di denuncia sociale con un testo molto impegnato e profondo, caratterizzata da chitarre elettriche ben suonate con effetti di riverbero che creano una musica a tratti dissonante, quasi angosciante nella sua apparente dolcezza. Ritornello molto orecchiabile in contrasto alla durezza del testo. “Nelle mie lacrime” è ancora una vota un brano malinconico e nostalgico, con pianoforte e tappeto di tastiere. Una storia vissuta, una storia d’amore, forse gocce di trascorso, un pensiero sull’infinito. Sogni e rimpianti, ma la vita vera è sempre dentro di noi. Bello il riff di pianoforte. “Vie d’uscita” è la canzone che dà il titolo all’intero lavoro, un brano rock molto diverso dalle altre tracce del disco, con batteria incalzante, chitarre distorte, sempre in crescendo. Un’istantanea sul nostro mondo moderno, immobile, tra assenze e presenze, alienazione e costrizioni. Correre per restare fermi. “Tiramisù” ha un inizio molto originale, quasi folk, con la chitarra acustica e la fisarmonica, testo molto originale e scherzoso.

Surrealismo impastato con ironia e sagacità. Viene la voglia di conoscere Enrica. Sarà bella, giovane, intrigante ? Sarà una incorreggibile rompiscatole ? Saprà davvero anche cucinare o manderà tutto a fuoco ? Chi mai lo saprà. Bella canzone. “Immobile” è il brano più pop del disco, con un piacevole intreccio di violino, melodia orecchiabile, impostazione cantautorale ma di stampo moderno. “Quando sarò capace di amare” è un omaggio al grande e indimenticato Giorgio Gaber. “Ascoltare il pazzo” ci spiazza per la sua semplice ma efficace impostazione musicale. Ancora disillusione per il mondo attuale e la voglia di andare via. Ma dove andare a ritrovare la serenità ?

Ci mancherebbe sempre e comunque qualcosa. “Amore alcolico” è un affresco crudo e spietato sul mondo dell’alcolismo che risulta essere una piaga delle società moderne che da una parte portano al benessere e dall’altra emarginazione. “La musica mi salverà” chiude questo primo album della band “Il sogno della crisalide” con un filo di speranza. Nonostante il disincanto che traspare da tutto il lavoro, la voglia di evadere e di scappare lontano, in fondo si intravvede, come sottolineato già più volte in precedenza, una piccola e stretta strada che ci porta verso l’attesa e verso la speranza per un futuro migliore. I brani più riusciti del disco sono “La sindrome del porcospino” per la sua originalità di musica e testo, “Colpa della fame” per il suo impegno sociale, “Nelle mie lacrime” per l’arrangiamento molto curato e intelligente, 

“Tiramisù” per il forte impianto musicale e il suo testo surreale, “La musica mi salverà” una gradevole ballata piena di speranza anche se, allo stesso tempo, piena di malinconia. Un disco interessante, molto ben cantato, non facile e non immediato, con canzoni di impegno sociale, alternate a ballate dolci e malinconiche, tra passato e presente, tra reale e irreale. Da ascoltare con attenzione, soprattutto ai testi impegnati e mai banali, che dipingono un quadro spesso intransigente sulla nostra società senza però mai abbandonare del tutto la speranza in un futuro migliore. Una buona prova d’esordio per questa band che aspettiamo di vedere in un concerto dal vivo per sperimentarne anche l’impatto emotivo.

 

Pierluigi Daglio 

 

01.  La sindrome del porcospino

02.  Nuvola d’Africa

03.  Colpa della fame

04.  Nelle mie lacrime (se mi lasci ti cancello)

05.  Vie d’uscita

06.  Tiramisù

07.  Immobile

08.  Quando sarò capace di amare (cover Giorgio Gaber)

09.  Ascoltare il pazzo

10.  Amore alcolico

11.  La musica mi salverà

 

Musiche / testi / voce - Vladimiro Modolo

Batterie - Marco Gentile, Marco Bucci, Alex Di Nunzio

Basso e contrabbasso: Massimo Pizzuto, Gabriele Senczuk, Andrea Di Nunzio, Gianni Narduzzi

Chitarre acustiche -  Vladimiro Modolo, Andrea Di Nunzio, Rolando Ottaviani

Chitarre elettriche / effetti: Vladimiro Modolo, Andrea Di Nunzio, Daniele De Seta,
Giuseppe Chimenti, Greg Pasanisi

Piano e tastiere - Rolando Ottaviani, Alberto Poli, Edy Paolini

Cori - Marco Bucci, Alex Di Nunzio, Rolando Ottaviani, Edy Paolini

Fisarmonica (su “Tiramisù”) - Alessandro Marinelli (Er Fisa) de “Il muro del Canto”

Sassofono (su “Amore alcolico”) - Sonia Scalanca

Violini - Alberto Poli, Adriano Dragotta

 

 

 

 

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