Steignyr The Prophecy of Highlands

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                                                                                               Steignyr

                                                                                               The Prophecy of Highlands

                                                                                               Art Gates Records

                                                                                               www.steignyr-official.es

 

 

Dalla Spagna (Barcellona) riappare nel 2016 la band di Folk Metal che esordì nel 2013 con l’ep “The Voice from the Forest” e che arrivò al primo full-length l’anno dopo con “Tales of the forgotten Heroes”. Loro si raccontano come Celtic-Death-Metal, ma se  il primo aggettivo ci sta tutto, l’estremismo non c’è. La descrizione di band estrema di tipo Death è assolutamente inadatta in questo secondo album, dato che tutto è tradizionalmente folkeggiante senza alcuna caratteristica sonora estrema né della batteria né di qualsiasi altro elemento, compreso quello strutturale.

Solo la voce gutturale esprime atmosfera sulfurea, ma nella panoramica globale essa non riesce a risultare centrale in questo senso. I brani sono piuttosto classicheggianti e sono più estremi i Rainbow di “ Kill the King” o i Judas Priest di “Delivering the Goods” (pezzi dell’anno 1978). L’impalcatura sonora degli Steignyr è come quella degli italiani Elvenking, quest’ultimi, con una voce arrochita, avrebbero la stessa essenza. Inoltre se proprio si deve parlare di estremizzazione a causa della sola voce, bisogna allora prediligere il termine Black e non Death, in quanto l’ugola esprime una certa oscura tenebrosità.

Chiarita la loro posizione nel panorama dei generi metal, possiamo venire però alla qualità compositiva, la quale è comunque di un certo valore, in grado di presentare begli episodi come “SONS OF EARTH” e “WILD LAND”, di impatto e raffinatezza. Alla capacità di scrittura e di arrangiamento, si aggiunge una buona tecnica, in grado di rendere bene ciò che si vuole esprimere. Il Growl non è male, anche se a volte appiattisce l’insieme, funziona meglio in associazione alla voce pulita femminile, aumentando la profondità del cantato.

Nella loro espressività va inserita una vena epica, non sempre presente, che si evidenzia soprattutto nelle ariose folate di tipo sinfonico come nella stupenda “THE PROPHECY OF HIGHLANDS” che sa fluidamente scorrere dentro un alone di ampiezza espressiva, e in “THE AWAKENING OF REVENGE”, brano più duro e meno sinfonico (unica pecca il momento vocale del coro stranamente gestito male dal punto di vista tecnico, quasi stonato). C’è spazio anche per una ballata soave come “IMMORTAL WHISPER”, che starebbe bene in un album di puro Symphonic Metal; in essa finalmente si percepisce la bravura della singer, non tanto tecnicamente quanto espressivamente.

Un disco che non inventa nulla, ma lavorato con classe. C’è qualche sbavatura nella produzione, senza però alcuna caduta esecutiva. Sicuramente un bell’ascolto che va considerato di un certo livello per la freschezza caratteriale e per avere realizzato le idee con appropriatezza e gusto. Anche le tre strumentali sanno scorrere senza annoiare, e dimostrano tale valutazione positiva. Quindi album adattissimo a chi ama il Folk-Metal, assolutamente non adatto a chi vuole ascoltare solo Death o Black. Non c’è blasting, non c’è ipervelocità (eccetto un po’ di Power-Speed in “Hammer of Agony” ma non con la tecnica strumentale delle band estreme), non c’è distorsione irruente, anzi, il tutto è molto orecchiabile e, a volte, anche gentile. 

Roberto Sky Latini

 

01.  The Valley of Dragons

02.  Sons of Earth

03.  Wild Land

04.  The Last Era

05.  Wolf’s Lair

06.  Hammer of Agony

07.  The prophecy of the Highlands

08.  Immortal Whisper

09.  The Warrior’s Path

10.  The awakening of Revenge

11.  Spirit of Victory

12.  The grave of Heroes

 

Jon Thorgrimr - vocals / guitars

Jormun - guitars

Hyrtharia - keyboards

Hludowig- bass

Zelther - drums

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