Astrolabio I paralumi della ragione

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                                                                                             Astrolabio

                                                                                             I paralumi della ragione 

                                                                                             Andromeda Relics

                                                                                             www.astrosito.it

 

 

Astrolabio è un gruppo musicale, sorto a Verona nel 2009, in seguito allo scioglimento degli Elettrosmog nel 2007, subito dopo la pubblicazione del loro album d’esordio “Monologando”. La band si ispira principalmente al rock progressivo italiano classico, in stile anni settanta, con tematiche relative all’analisi della società post-moderna riflesse nella profonda crisi identitaria dell’individuo contemporaneo. Dal 2009 a oggi, gli Astrolabio hanno affrontato una lunga serie di concerti, spesso affiancando nomi prestigiosi della scena progressive anni settanta come per esempio La Locanda delle Fate, La Coscienza di Zeno e gli Osanna.

Nel 2012 producono l’album “Temperato Demo(dé)” che va ad aggiungersi a due precedenti registrazioni dal vivo e, infine, nel corso del 2014 esce “L’isolamento dei numeri pari” per l’etichetta veronese Andromeda Relix in collaborazione con Lizard Records, distribuito in Europa, U.S.A., Australia e Giappone. Nel 2017 infine la band produce questo nuovo lavoro intitolato “I Paralumi della Ragione” con un ulteriore aumento nello sforzo distributivo. Il disco si apre con “Dormiveglia #1” un breve prologo di chitarra acustica arpeggiata, molto dolce, che ci porta senza soluzione di continuità al secondo brano del disco “Nuovo Evo” che, per contrasto, parte prepotentemente, sorretto da un affabile riff di chitarra elettrica ben supportata dal basso e dalla batteria. Notevole la linea di basso che segue molto bene la parte cantata, dai testi socialmente impegnati. Batteria molto secca e efficace. Breve passaggio a vuoto e poi veloce assolo di chitarra elettrica. Un inizio molto promettente per questo disco degli Astrolabio.

Notevole la linea melodica della parte cantata che si contrappone alla concretezza delle parti musicali. Finale sincopato con tutti gli strumenti insieme alla massima potenza. “Una Cosa” parte lenta con flauto, tastiere e voce. Musica lievemente dissonante, a tratti minimalista. Piano piano la struttura della canzone si fa più complessa e strutturata, molto particolare. Accelerazione improvvisa e poi assolo di flauto in stile “Delirium” ben supportato dalla batteria. Brano frammentato, quasi isterico, da ascoltare più volte per apprezzarlo nella giusta misura. Gradevole l’assolo di chitarra elettrica nel finale e il dialogo con le tastiere. Linea di basso sempre interessante. Finale convulso ancora una volta di tastiere nella classica tradizione progressive italiana anni settanta in stile BMS. Segue “Pubblico Impiego” in cui ritroviamo ritmi più facili da seguire, ancora un ottimo riff di chitarra elettrica e voce distorta. Il brano si dipana tra accelerazioni e allargature, ottime le svisate di sintetizzatore ancora una volta in mood anni settanta. Cambio di ritmo, il brano diventa lento con assolo di flauto contrappuntato dal basso.

Testo impegnato di satira sociale. Si torna ora su linee più potenti col basso che prende in mano la situazione sostenendo l’assolo di chitarra che ci porta insieme alle tastiere alla canzone successiva riprendendo il riff iniziale della canzone. Un ottimo brano. “Arte(Fatto)” è una canzone lenta e struggente che inizia con la chitarra acustica arpeggiata. Atmosfera malinconica e disillusa. Molto bella la parte centrale musicale con pianoforte e chitarra acustica insieme che riescono a creare una sorta di atmosfera allo stesso tempo bucolica ma disincantata. Finale di pianoforte da solo che ci traghetta verso “Otto Oche Ottuse”, felice e gioiosa, caratterizzata dal flauto traverso accompagnato dalla chitarra elettrica che lo sostiene e che subito dopo parte con un assolo sorretto dal sintetizzatore. Brano relativamente breve, di raccordo verso il pezzo più lungo dell’intero disco di oltre dieci minuti intitolato “La Casa Di Davide” che si apre con un ottimo riff di basso subito seguito dalla batteria in un crescendo ritmico. Si aggiungono le tastiere a disegnare un tappeto in background e, finalmente, arriva la chitarra ritmica, potente e distorta. Cambio di ritmo.

La canzone si fa più lenta, le tastiere dialogano col basso che rimane prepotentemente in primo piano appoggiato di volta in volta dagli altri strumenti. Bella la salita continua di ritmo fino all’assolo di tastiera, contrappuntata dal basso, con le chitarre a dettare questa volta il ritmo come se le parti fossero invertite. Basso in assolo e chitarra a dettare il ritmo. All’interno della canzone troviamo omaggi a indimenticabili riff dei Deep Purple, che vengono inseriti a sprazzi nella trama musicale. Testo impegnato sul dramma della questione palestinese. Molto bello il finale intricato e variegato. Brano interessante e riuscito. Segue “Sui Muri” di cui è apprezzabile l’inizio intrigante, soprattutto con un ben conseguito effetto stereo in cuffia. Molto curati il missaggio e la masterizzazione.

La linea melodica della voce probabilmente è la più riuscita di tutto il disco, soprattutto per l’accoppiamento con inserti di chitarra elettrica che segue la voce ripetendone le note. Gradevole l’assolo di sintetizzatore a metà del brano. Migliore prestazione vocale dell’intero album. Timbro interessante e ottimi intrecci a più voci. L’album si chiude come era iniziato, cioè con un breve brano di chiusura “Dormiveglia #2”, che attraverso un etereo e dolce arpeggio di chitarra acustica e con la melodia di un flauto ci conduce alla conclusione di questo lavoro degli Astrolabio che ha mostrato situazioni e idee interessanti. Finale con citazione per i Pink Floyd, forse come omaggio per “Alan’s Psychedelic Breakfast” da Atom Heart Mother. La canzone che sicuramente necessita di più metabolizzazione in tutta la discografia della band inglese.

 

I brani migliori dell’album sono “Nuovo Evo” per la sua raffinata struttura musicale, a tratti concreta e a tratti più melodica, caratterizzata da un ottimo riff di chitarra e di basso, “Pubblico Impiego” per la sua linea di chitarra a seguire il canto, le parti di tastiera e la sua struttura ossessiva della linea del basso, “La Casa Di Davide” per i cambi di ritmo e di tonalità, la linea di basso prepotente e gli assoli di tastiere e infine “Sui Muri” per la melodia delle parti cantate, contrapposte a inserti musicali più ruvidi e potenti. Forse il brano più riuscito dell’intero disco. Un concept album molto interessante, eclettico e ben strutturato con liriche di critica sociale. Ci sono diversi episodi musicali molto riusciti e veramente gradevoli. Linee musicali mai banali, basso sempre in evidenza, tastiere originali e amalgamate alla perfezione. Un disco da ascoltare più volte con attenzione per coglierne l’essenza più profonda.

 

Pierluigi Daglio

 

01.  Dormiveglia #1 (Black)

02.  Nuovo Evo

03.  Una Cosa

04.  Pubblico Impiego

05.  Arte(Fatto)

06.  Otto Oche Ottuse

07.  La Casa Di Davide

08.  Sui Muri

09.  Dormiveglia #2 (Bird)

 

 

Michele Antonelli - vocals, guitars, flute

Massimo Babbi - keyboards

Paolo Iemmi - vocals, bass

Alessandro Pontone – drums

 

Special guest:

Marco Ciscato - guitar solo (2), co-producer

Andrea Calzoni - flute

Lucia Caffini - violin (2)

Francesca Marangoni - backing vocals

Massimo Piubelli - backing vocals (6)

Zeno Antonelli (4 years old) - backing vocals (6)

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