Flim Decelerate

Written by Super User on . Posted in Musica italiana

 

                                                                                                                        Flim

                                                                                                                        Decelerate

                                                                                                                        Bodacius

                                                                                                                        www.flimofficial.it

  

 

 

Un ep, uscito nel Novembre 2016, di cinque pezzi piuttosto liquidamente tranquilli, con un pizzico di eleganza, ma senza riuscire a far vibrare i sensi in maniera sufficiente. Tre strumentisti di professione, accompagnatori di Jeff Beck e Marco Mengoni, che si cimentano in un loro proprio disco d’esordio.

L’EP è stato preceduto in Ottobre da un singolo: “Mewl”, il brano d’apertura del successivo attuale cd, sul quale però sarebbe meglio sorvolare non possedendo esso nessun carisma o peso emotivo; vive sulla piatta ripetizione di un giro chitarristico, ma l’arrangiamento è povero; quando inizia la ritmica della batteria, essa pare derivare da un input alla Alan Parson’s Project, ma l’intero brano risulta assolutamente vuoto di contenuti (alla fine non sono riuscito a sorvolare).

Gli altri 4 episodi acquistano una maggiore dignità, sebbene esprimendosi al minimo del loro potenziale. Non sembra che abbiano lavorato per Jeff Beck, e invece sembrano aver scritto delle cose su cui Mengoni potrebbe cantare (un po’ poco no?). Senza voce e senza virtuosismi sembra musica da accompagnamento che non può vivere da sola se non come sottofondo di una festa o di una guida in auto (guida sonnolenta, senza pensieri). Appaiono fatte per un ascolto leggero, di poco spessore. La song “Idle Clock” esplicita ben poco, ma almeno prova a farsi leggermente più varia, senza però affermarsi mai all’attenzione vera dell’ascoltare; suona un po’ plasticosa. “I Swear” dona cenni di allegria che si alterna a passaggi soft; un po’ Musica Leggera, un po’ Pop, la sua migliore essenza è comunque la ritmica, anche se la chitarra offre un piccolo tocco di delicata poesia.

Tutte le tracce fin qui considerate alla fine non hanno mai la forza espressiva in grado di affermarsi. “Mirza” tenta la carta della suadenza, con un basso iniziale dal suono rotondo, la rarefazione algida globale è la sua principale caratteristica (rarefazione che pare essere il loro marchio anche quando suonano per altri), ma se anche fa venire in mente la ripetitività di Philip Glass e se anche la chitarra sognante prova a rendersi gentilmente Progressive, alla fine delude (e il finale appare monco). L’unico episodio che dà di più è “OPENING”, una specie di soffice ricamo sullo stile di Ludovico Einaudi, con una leggera modernità in più rispetto al pianista italiano; appare come brano completo ed esaustivo, senza però inventare nulla (nessuno dei pezzi appare molto personale) ma sapendo dosare bene tutti gli ingredienti e donando anche una bel feeling di dolcezza.

Nel disco non si sviluppa grande songwriting quanto una ricerca atmosferica di base. “Di base” nel senso che le composizioni non evolvono, rimangono accenni di un  qualcosa che non progredisce. Ogni singolo pezzo appare in forma circolare, chiudendosi in se stesso, generalmente senza aprire a digressioni o a inserimenti sonori che possano rompere il cerchio. I musicisti hanno fatto ciò che è il loro compito abituale con i personaggi coi quali hanno collaborato, hanno intessuto sezioni ritmiche e arrangiamenti come tele su cui però andrebbe dipinto qualcosa, come sfondi su cui però andrebbero aggiunti i personaggi. Sanno usare gli strumenti ma non paiono in grado di convincere compositivamente.

 

Roberto Sky Latini

 

01.Mewl
02.Idle Clock
03.I Swear
04.Mirza
05.Opening

 

Massimo Colagiovanni - guitars

Giovanni Pallotti – bass

Davide Sollazzi – drums / piano

 

 

 

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