Eric Norlander Surreal

Written by Super User on . Posted in Rock progressive

 

                                                                                                              Eric Norlander
                                                                                                             
                                                                                                                                                                                           Surreal

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                                                                                                             www.eriknorlander.com

 

 

Settimo album in studio da solista per il compositore americano Erik Norlander, tastierista della band Rocket Scientists e apprezzato session man per diversi altri gruppi musicali statunitensi. La musica di Erik si ispira principalmente agli Ayren, ELP, Trace e anche ai Social Tension mentre lo stile e la tecnica si rifanno ai grandissimi tastieristi degli anni settanta come Rick Wakeman, Keith Emerson e Jon Lord.

Il disco si apre con una lunga overture di oltre sette minuti che inizia con il rumore della risacca delle onde del mare e il verso stridente dei gabbiani mentre piano piano sale il suono di un organo sinfonico. La traccia parte subito potente, maestosa, epica, con tutti gli strumenti in concertazione tra loro e la batteria a dettare il ritmo. Atmosfera selvaggia e dark, sembra di volare su spiagge di terre nordiche, guardando dall’alto il mare in tempesta e contemplando la furia degli elementi. Nel complesso la musica è molto ben strutturata, l’amalgama tra gli strumenti è perfetto. Si tratta certamente di un ottimo inizio per questo album che incomincia pertanto a incuriosire l’ascoltatore. Senza soluzione di continuità parte la seconda lunga traccia intitolata “The Galaxy Collectors” che inizia molto eterea ed evanescente, con spazi vuoti, assenze, in stile aerospaziale. Stiamo, infatti, volando nello spazio vuoto alla ricerca di nuove galassie. I brani strumentali lasciano molto spazio all’immaginazione dell’ascoltatore consentendogli di fantasticare su storie e su situazioni ispirategli dalla musica. Il brano cresce di intensità con le tastiere e con la chitarra in primo piano.

Erik suona molto bene e maneggia il suo strumento in modo eccezionale quindi assistiamo a virtuosismi e a spettacolari arrangiamenti. Il viaggio nello spazio continua sempre frenetico, ben supportato da basso e batteria che offrono la base ritmica su cui si appoggiano le tastiere. Il tragitto di oltre dieci minuti tra le galassie del cosmo volge al termine in crescendo con un bel dialogo tra le tastiere e la chitarra che ci accompagnano verso l’atterraggio. “Suitcase and Umbrella” è un brano ancora una volta strumentale, molto dolce e struggente, che inizia col pianoforte e la chitarra acustica. Le tastiere e i sintetizzatori creano un effetto in background rarefatto ed etereo che continua lungo tutto lo svolgersi del brano mantenendo un’atmosfera onirica e sognatrice. Nella parte centrale si susseguono assoli di chitarra elettrica seguiti da assoli di sintetizzatore per poi riprendere il tema iniziale del pezzo col pianoforte e andare verso il finale come in un loop che continua ad avvolgersi su se stesso. “Unearthly” ci porta ancora nello spazio, questa volta con cadenze orientaleggianti e misteriose.

Il brano cresce di ritmo mano a mano che passano i minuti. In bella evidenza le percussioni che impongono il ritmo alle tastiere che all’improvviso impartiscono una forte accelerazione al brano. Ben strutturati e cadenzati anche gli interventi della chitarra elettrica che si alterna alle tastiere nel tracciare la melodia della canzone. Parte centrale lasciata totalmente alle percussioni che diventano quindi protagoniste indiscusse della traccia prendendosi il loro giusto spazio. Il brano cresce prepotentemente nel finale aumentando di volume e di intensità emotiva. Il basso si mette in evidenza entrando in piena sintonia con la batteria e con le percussioni che ci accompagnano alla conclusione di questa traccia abbastanza particolare. “Surreal” è la title track dell’album ed è anche l’unica traccia cantata di questa produzione interpretata da Lana Lane moglie dell’autore del disco. Pianoforte, atmosfere dolci ma tendenti al dark, tastiere e chitarra a disegnare arabeschi musicali su cui si innesta il canto molto denso e molto pieno.

Come in una lunga ballata rock il brano si snoda per diversi minuti tra atmosfere spaziali rarefatte e passaggi a vuoto fino a un notevole assolo di basso che dialoga con le tastiere. Assolo di sintetizzatore supportato da interessanti controtempi di batteria che lanciano un lungo assolo di chitarra ben contrappuntato dal basso. La struttura musicale alquanto complessa del brano esalta le doti compositive dell’autore che riesce a catturare pienamente l’ascoltatore. Torna il canto che riprende la linea melodica iniziale della canzone e che ci porta alla conclusione di questo gradevole brano. Il disco si conclude con una lunga suite “El Gran Final” di oltre dodici minuti che inizia ancora una volta in stile space rock tra tastiere, chitarre, loop ed effetti elettronici. Piano piano il ritmo si fa sempre più incalzante e vira verso atmosfere anni settanta con alcuni richiami allo stile di ELP negli assoli di organo.

La linea portante del brano si può identificare come espressione moderna di tipo neo-progressive con alcuni richiami al passato nella struttura degli accordi e dell’impianto musicale. La qualità della musica è sempre ottima, l’esecuzione perfetta e anche la registrazione è molto accurata. Lungo passaggio rarefatto centrale con percussioni, tastiere minimaliste ed effetti elettronici per poi riprendere il tema portante del brano che sale di intensità fino a diventare sinfonico. Nel finale il cerchio si chiude. Tornano il rumore del mare, la risacca delle onde sulla spiaggia deserta e le grida dei gabbiani che riprendono l’inizio della overture con cui iniziava il disco. Un album abbastanza bello, quasi totalmente strumentale tranne la quinta traccia, piacevole da ascoltare sia in cuffia sia in macchina durante un lungo viaggio. Bisogna assaporarlo tutto di seguito dall’inizio alla fine per essere trasportati in una cavalcata selvaggia dalle tastiere di Erik Norlander nello spazio o nelle terre del nord. L’artista non perde infatti occasione per mettere in mostra le sue innate doti di strumentista e per ribadire la sua classe e la sua tecnica. Per gli amanti del progressive sinfonico e dello space rock sicuramente un disco da ascoltare con attenzione e da possedere nella propria collezione.

Pierluigi Daglio

 

01. The Party's Overture
02. The Galaxy Collectors
03. Suitcase and Umbrella
04. Unearthly
05. Surreal
06. El Gran Final

Erik Norlander - keyboards
Mark Matthews - bass 
Nick LePar - drums 
Greg Ellis - percussion 
Alastair Greene - guitars (1,2,3,4,6)

with:
Lana Lane - vocals (5)
Jeff Kollman - guitars (5)
Mark McCrite - acoustic guitar (3)
Don Schiff - cello, contrabass and fret-less NS/Stick (2)

 

 

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