Karmakanic Dot

Written by Super User on . Posted in Rock progressive

 

 

                                                                                 Karmakanic

                                                                                 Dot

                                                                                 Inside Out

                                                                                 www.insideoutmusic.com/artist.aspx?IdArtist=433

 

  

Quinto album in studio per gli svedesi Karmakanic che dopo alcuni anni di silenzio discografico tornano sulla scena progressive con questo nuovo e ambizioso lavoro. Il disco infatti è un vero e proprio concept album ispirato alla evoluzione dell’universo. L’album si apre con una lunga suite che inizia con una piccola introduzione strumentale, caratterizzata da pianoforte e basso, e prosegue senza soluzione di continuità per circa ventiquattro minuti. Ottimo il timbro vocale del cantante Göran Edman che dimostra una notevole versatilità. L’impianto musicale a tratti è molto carico, quasi un progressive-metal con chitarre potenti e spesso distorte. Bilancia il clima, lungo tutto l’andamento del brano, un pianoforte che di tanto in tanto si produce in assoli con svisate nei territori della musica jazz. Cambio di atmosfera e arrivano le chitarre acustiche arpeggiate che sostengono l’assolo di un flauto. La musica si fa più dolce e arriva anche un assolo di basso fretless.

Ancora cambio di ritmo e si torna verso territori più dark, il basso si fa più potente e tenebroso, le chitarre aumentano le distorsioni. Ma poi, all’improvviso, arriva un nuovo cambio, chitarra acustica e canto dolce e trasognante. Il brano si trasforma in una ballata acustica. Canzone molto complessa e veramente eclettica, frammentata in molte, forse troppe, parti diverse tra loro. La porzione centrale della canzone diventa quindi molto acustica con le tastiere che piano piano prendono il sopravvento sugli altri strumenti e si produco in assoli con timbriche di fine anni settanta.  La canzone è realmente multiforme, cambia continuamente di ritmo, cadenza, strumenti, forse anche in maniera esagerata, spaziando da un heavy progressive, al progressive di fine anni settanta fino a frequenti e invadenti sconfinamenti nel jazz. La musica spazia, di conseguenza, dalle atmosfere vintage anni settanta fino alla musica moderna. Le parti vocali sono eseguite molto bene, spesso con l’aiuto di parecchie parti a più voci e a coretti ben bilanciati.

Un brano direi notevole anche se non perfetto. Da segnalare gli assoli eseguiti col basso fretless che di tanto in tanto illuminano questa lunga traccia. Segue “Higher Ground” che inizia molto lentamente, come una ballata di chitarra acustica, per poi evolvere in breve tempo verso atmosfere più ritmiche, cadenzate da un ottimo e potente basso. Le voci spesso si intrecciano in coretti e in armonie vocali. Bello l’assolo di chitarra nella parte centrale della canzone che ci porta verso atmosfere più rarefatte e a tratti orientaleggianti. Il finale è tutto ad appannaggio degli intrecci vocali a più voci che sono arrangiati veramente bene. Un ottimo e interessante brano. “Steer By The Stars” è il pezzo più classico del disco. All’inizio si tratta di una ballata rock con chitarre acustiche a supportare la voce. Molto carino e piacevole, sembra una hit delle rock band di fine anni ottanta.

In seguito arrivano le chitarre elettriche e il brano si fa più particolare assumendo uno stile proprio. Anche in questo caso abbiamo tanti coretti e diverse fasi a più voci che trovano la propria sublimazione nel finale della traccia. “Travelling Minds” parte con un bell’assolo di basso fretless contrappuntato dalla chitarra acustica. Arriva poi un assolo di chitarra elettrica molto pulito, senza effetti di distorsione. Anche in questo caso il brano è cantato a più voci. Una canzone dolce e passionale, spesso eterea, ma che non lascia un segno particolare. Finale rarefatto. L’album si conclude con la ripresa, per circa sei minuti, della suite iniziale, lenta, con chitarre acustiche arpeggiate a sostenere la voce. In seguito la traccia sale di intensità diventando sinfonica. Ottimo assolo di basso fretless e lungo finale con assolo di chitarra elettrica, epico e potente, che ci accompagna all’epilogo di questa avventura. 

Un disco molto ambizioso, riuscito a tratti, per i Karmakanic in cui si sentono qua e là influenze musicali dei Flower Kings e anche, in alcuni passaggi, degli Yes. Inutile estrapolare e discutere dei singoli pezzi, l’album va interpretato nel suo insieme e nella sua evoluzione sia musicale che concettuale. Si tratta di un prodotto coraggioso, con alcune parti veramente interessanti e intriganti, mentre altre sono meno coinvolgenti o troppo dilatate nei contenuti risultando così meno fresche e più ripetitive. Nel complesso si tratta di un prodotto di ottima fattura, registrato e mixato molto bene, che sarà apprezzato dai fan della band e che sicuramente deve essere preso in considerazione dagli amanti della musica progressive. Essendo un disco abbastanza complesso deve essere ascoltato più volte nella sua interezza per farsi un’idea esaustiva. 

Pierluigi Daglio

01. Dot  
02. God The Universe And Everything Else No One Really Cares About Part. 1  
03. Higher Ground  
04. Steer By The Stars
05. Travelling Minds
06. God The Universe And Everything Else No One Really Cares About Part. 2

Göran Edman - vocals
Krister Jonsson - guitars
Nils Erikson - keyboards, vocals
Lalle Larsson - keyboards
Jonas Reingold - bass, producer
Morgan Ågren - drums

Andy Tillison - Hammond organ (2, 6)
Andy Bartosh - guitars
Ray Aichinger -  sax
Alex Reingold-- vocals
Norah Reingold -  vocals
Christine Lenk - vocals

 

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