Frost Falling Satellites

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                                                                                          Frost

                                                                                          Falling Satellites

                                                                                          Inside Out

                                                                                         www.frost.life

 

 

 

Terzo album in studio per il supergruppo neo-progressive dei Frost* che dopo otto anni di silenzio torna sulla scena musicale con questo nuovo album intitolato Falling Satellites. Il disco si apre con “First Day” un’ottima introduzione rarefatta e aerospaziale dalle atmosfere dilatate che sfocia senza soluzione di continuità in “Numbers” dall’inizio eclettico e convulso. Tastiere insistenti con un riff martellante e canto a più voci che si intersecano in un ottimo amalgama. Grande ritmo, sostenuto magnificamente dal basso. Un pezzo molto bello con tastiere e chitarre che si inseguono e si contrappuntano. Finale a più voci che ci conduce alla terza traccia “Towerblock” più lenta e struggente, ben cantata da Jem Godfrey con incedere quasi frenato, con effetti di sintetizzatore molto marcati. Un brano intenso e originale, caratterizzato da continui campionamenti e ripartenze rapide con tastiere e chitarre a intersecarsi tra loro. Ci vogliono più ascolti per metabolizzare il brano.

Molto bello l’assolo di chitarra nel finale ben accompagnato dalla parte ritmica. “Signs” cambia completamente registro, percussioni ossessive in sottofondo, basso che monta e canto avvolgente, chitarre e tastiere che strizzano l’occhio al pop-rock per poi ricadere in un riff neo-progressive di basso che sostiene il canto delle strofe. Batteria che cresce nel finale a sovrastare basso e chitarra, che insieme alle tastiere sfociano in un epilogo quasi sinfonico. Anche la parte vocale si rafforza e diventa a più voci. “Lights Out” torna a essere, come l’introduzione, un brano molto rarefatto, spaziale, minimalista, emotivo con tastiere che dettano una linea molto basica su cui si innestano, di volta in volta, altri strumenti. Si avvertono atmosfere in stile new-age. “Heartstrings” parte alla grande con sintetizzatori scatenati e ritmo forsennato della batteria, potrebbe essere anche un brano da ballare per il suo ritmo sincopato. Tastiere e basso a fare da padrone con la chitarra che si fa ritmica a supportare l’incedere del pezzo che ogni tanto si ferma improvvisamente per poi ripartire potente e vigoroso come prima. Lungo assolo di tastiere in stile neo-sinfonico, basso sempre scatenato e di tanto in tanto un ritornello a più voci che sconfina nel pop. Un brano orecchiabile e ben costruito. “Closer To The Sun” è uno dei brani più lunghi del disco con i suoi sette minuti abbondanti. Inizio pop-rock con atmosfere molto british in stile new wave anni ottanta. Ritmo cadenzato con tastiere elettroniche e piccoli tocchi rarefatti in sottofondo.

Passaggio a vuoto in stile space-rock nella parte centrale e poi lungo assolo di chitarra elettrica a spaziare su diversi registri ben supportata dalle tastiere. Finale rarefatto che ci porta al brano successivo molto più caricato e molto più duro, intitolato “The Raging Against The Dying Of The Light Blues”. Canto a più voci, batteria che picchia forte con veloci rullate e bella traccia in background della chitarra distorta e sempre in assolo. Un ottimo brano sofisticato e coinvolgente. Lungo finale con gli strumenti che si rincorrono e si sostengono a vicenda, prendendo di volta in volta la guida del pezzo. Ancora una volta la coda della canzone diventa lenta, struggente e rarefatta, una caratteristica comune a diversi pezzi di questo disco. Brano allungato un pochino troppo, anche se il finale ci riserva un bell’assolo di tastiere che senza soluzione di continuità ci conduce a “Nice Day For It” con ancora tastiere e sintetizzatori a farla da padrone. Bello il riff in sottofondo su cui si alternano negli assoli le chitarre e le tastiere. Brano molto coinvolgente e in questo caso dalla linea realmente progressive con continui cambi di tono, di ritmo e di volume, i classici elementi che caratterizzano una canzone progressive rispetto al rock classico. Si sentono, in alcuni passaggi musicali, dei riferimenti ai Genesis soprattutto negli assoli di tastiere che assumo un registro simile a quello del mitico mellotron degli anni settanta.

Questa è senza dubbio la traccia migliore dell’intero album. “Hypoventilate” è la canzone più breve del disco con i suoi due minuti esatti ma risulta ugualmente molto interessante, ci fa volare nel vento cosmico tra le nebulose di Orione e ci porta all’ultimo brano del disco intitolato “Last Day” lento e sofferto con pianoforte e voce. Nella versione deluxe del CD ci sono, inoltre, due ulteriori brani come bonus track. “Lantern” è una canzone ben costruita dallo stile indecifrabile, strana, intrigante, con costruzioni vocali interessanti ben supportate dal basso. “British Wintertime” è una traccia lenta, struggente, malinconica che ci accompagna dolcemente fino alla fine di questo disco con una notevole melodia di pianoforte nella parte finale, che diventa sempre più intensa creando una struttura sinfonica. Un disco molto suonato, eclettico, denso, impegnativo, con strumenti sempre presenti e atmosfere ben delineate. I brani migliori dell’album sono “Towerblock” per la sua inquieta ma inaspettata originalità, “Heartstrings” per la sua potenza e la sua complessa struttura musicale, “Closer To The Sun” per la sua orecchiabilità iniziale e il suo stile piacevolmente new-wave, “Nice Day For It” per il suo impianto strutturale progressive che la fa brillare sopra tutti gli altri pezzi del disco. Sicuramente una bella prova per il rientro dei Frost* che potrebbe essere un eccellente complemento alla propria collezione di musica progressive. Da sentire più volte per apprezzare il disco nella sua essenza.

 

Pierluigi Daglio

 

01. First Day
02. Numbers
03. Towerblock
04. Signs
05. Lights Out
06. Heartstrings
07. Closer To The Sun
08. The Raging Against The Dying Of The Light Blues
09. Nice Day For It
10. Hypoventilate
11. Last Day

Bonus tracks:

12. Lantern
13. British Wintertime

Jem Godfrey - keyboards and vocals
John Mitchell - guitars and vocals
Nathan King - bass
Craig Blundell - drums

With:

Joe Satriani - guitar

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