Firbholg Firbholg III

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                                                                                    Firbholg

                                                                                    Firbholg III

                                                                                   Autoproduzione

                                                                                   www.wolmos.altervista.org

 

 

Gli umbri escono finalmente con la loro terza parte dell’epopea Firbholg, dopo sette anni dalla seconda, e dopo ben 14 dalla prima. Questi esseri di fantasia, i Firbholg appunto, popolo nomade che incontra ostacoli sul suo cammino, sono la parafrasi della loro fatica a finire la storia. E ora la saga termina o no? Chissà! Per il momento godiamoci gli eventi presenti. Abbiamo un sound meno folk e più epico rispetto ai due lavori precedenti, ma anche una sonorità più matura ed evoluta, oltre ad una progredita tecnicità.

L’album si apre con l’introduzione soft di “The golden Hammer”, un istante acustico di pregiata fattura, alla modalità stilistica di “Fight Fire with Fire” dei  Metallica del 1984. La successiva “DISCOVERY” possiede un buon afflato, ma risulta ripetitiva, e per questo sembra un momento interlocutorio e non un pezzo con dignità propria pur superando il minutaggio dei cinque. Dopo di che i vari altri brani si pongono su ben più alto livello, a partire dalla terza traccia “A NEW MOON” che possiede una verve enfatica; magico il senso acustico iniziale e finale del pezzo, tra cui sta l’atmosfera rovente di una song che ha un medio tempo poi rallentato in un un doom greve, e che mantiene costante un calore sulfureo in cui il coro che nomina “Firbholg” dà un senso evocativo al pezzo.

La strumentale “The Caves of  Holkar” continua l’essenza epica del disco, esternandolo con un folk-metal tradizionale; è qui interessante il passaggio centrale, semplice ma intrigante, di basso e batteria, però poco sviluppato; manca quel qualcosa in più che avrebbe valorizzato l’insieme, tipo un assolo di chitarra straniante e una tastiera finale, dal buon suono, che avrebbe potuto variare un po’ invece di ricalcare gli accordi precedenti. Ritmica Iron Maideniana quella dell’ottima “LORD OF MISHALL”, che poi fluisce in un senso progressive, date le sue variazioni sul tema, forse il pezzo più bello per le sensazioni che evoca. La durezza più black arriva, nonostante l’essenza folk-metal a ritmo di pura polka fiammeggiante, con “BATTLE THIRSTY”, adatta per il pogo; ritmo che si stempera in un rigurgito più metallico e meno folk, in senso drammatico. “THE LONG LASTING STRIFE OF FIRBHOLG” cambia atmosfera almeno 4 volte, in un senso progressive di bell’impatto, con una impronta di curata raffinatezza, ponendosi insieme a “Lord of Mishall” quale traccia migliore.

La penultima traccia “The Shores of Death” segue gli schemi precedenti di variabilità, per quanto brano minore non cede all’appiattimento e ,anzi, il finale teso colpisce nel segno. A chiudere con causticità ci pensa la eruttiva “REINASSANCE” che è perfettamente bilanciata tra Black e Folk, soprattutto per la base ritmica basso e batteria folleggiante iniziale, per poi scendere verso un groove meno violento ma più denso nel finale che sfuma in un acustico scorrere per terminare come si era iniziato.

Il Black Metal di questa band non è mai  troppo estremo, neanche quando usa il blasting; il drumming è invero piuttosto vario e ricco di diverse sfumature. Il basso è virtuosamente in grado di effettuare con un certo peso, il bilanciamento sonoro. Grazie a questa capacità malleabile,  la musica dei Firbholg riesce a descrivere paesaggi diversi e pur tenendosi in un alveo oscuro, determina sentimenti anche di nostalgia e passione. L’effetto voluto è quello di descrivere il concept, ma nonostante ciò, i brani vibrano per conto loro senza risultare mera colonna sonora. Rispetto al secondo full-lenght, le composizioni hanno una individualità maggiore, che permette di staccare fruitivamente un pezzo dall’altro. Rimane una attitudine a non creare situazioni monolitiche, nessun pezzo è fermo su se stesso e passa invece da un a situazione sonora ad un’altra con grande disinvoltura. Le parti acustiche non sono mai riempitivi ma sono elaborazioni ispirate. L’attitudine è progressive; le soluzioni sonore infatti ricercano diversità atmosferica in una struttura mai monolitica.

Interessante la grafica della pagina centrale dell’art-work, opera artistica fortemente dinamica che rappresenta un combattimento.Chi la dura la vince. Il tempo è passato ma la qualità non ne ha risentito,possiamo invece affermare che essa è aumentata. Forse si è rarefatta l’ipnoticità che “Ashes of War” del 2009 esprimeva, verso una forza più decisa e netta, sebbene in alcuni momenti essa si evidenzi ancora con la stessa atmosfericità in diversi passaggi. Il Black Metal resta una musica di nicchia, ma una band che si è perfezionata così meriterebbe una più ampia visibilità.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  The Golden Hammer

02.  Firbholg Pt.I - Discovery

03.  Firbholg Pt.II - A New Moon

04.  The Caves of Holkar

05.  Lord of Mishall

06.  Battle Thirsty Eyes

07.  The Long Lasting Strife of Firbholg

08.  The Shores of Death

09.  Renaissance

 

Sir Woluk – vocals

Tuolvok – guitars

Molelf II – guitars/mandolin

Wolmos III – bass/keyboards

 

Zerok – drums/acoustic guitar

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