Gorganera Proximi divinitatis

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                   Gorganera

                   Proximi divinitatis

                   Autoproduzione

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Fa un po’ effetto sentire la voce di Mussolini aprire, insieme ad alte voci famose della storia, un cd italiano (Arezzo). Un intro un po’ troppo lungo per i miei gusti, non amo le parti parlate negli album, ma se esso mi ha ispirato una sensazione inquietante, allora vuol dire che ha fatto l’effetto che doveva fare e io mi sbaglio nel  continuare a non volere questo tipo di tracce. Il 2014 vede uscire questo loro secondo lavoro (il primo era "Qui In Obscuritate Habitant" del 2012) se non contiamo la realizzazione anche di uno split.

Un growl troppo monolitico, non in grado di potenziare il songwriting, anche se mantiene un minimo di efficacia e possiede anche il merito di farsi capire; forse un merito solo per l’ascoltatore italiano che compensa la scarna espressività con la comprensione del testo appunto quando è cantato in italiano (ma non quando è in latino). E’ però quel modo di usare la forma gutturale, che ripulita fa venire in mente il Rap di una certa monotonia, a non permettere grandi risultati.

  Si tratta di un Black Metal canonico che però ha spiragli interessanti, non noioso, che arriva diretto senza perdersi in riempitivi, anche se questo significa non avere grandi virtuosismi. L’andamento è generalmente un middle-time tenuto bene che ha un groove intenso, in particolare ciò si denota in “FOSSA COMUNE”, brano atmosferico in cui il dipanarsi riffico è anche il più ricco dell’album, e che evidenzia, fra tutte le canzoni, maggiore variabilità; viene insomma alzato il livello artistico con questa traccia che risulta anche raffinata. Con l’ultimo pezzo, “PROXIMI DIVINITATIS”, si anima di più un quadro che andava quasi verso il Depressive Metal, non certo nella linea melodica, quanto nei passaggi riffici, che appaiono meno claustrofobici; a ravvivare l’ascolto interviene pure un bel liquido assolo e si ottiene una certa dinamicità anche se in mezzo c’è un momento più opprimente, altrettanto interessante.

 

La pulizia sonora e la resa della produzione ottima, insieme ad un songwriting sufficientemente buono, dà la possibilità al fruitore di godersi una atmosfera pesante e scura, di effettiva qualità. Il potenziale di questo sound è in grado di esprimere una forza impattante che non si basa sulla velocità ma su una marcia cadenzata inesorabile. E’ proprio il groove ritmico chitarristico il valore reale della loro impostazione. “Dei Ora” infatti vale soprattutto per l’incedere riffico accattivante. Un riff un po’ già sentito, modulato dai prima Metallica, invece per “Fatum Unica Veritas Est”, per questo trattasi del pezzo meno valido, ma meno valido anche per linea melodica. L’apice del cd è dato da “Fossa Comune” e la title-track, che posseggono una impronta sinistra dentro una spartana essenzialità, ma che al tempo stesso sanno uscire dalla staticità.

I vari episodi sono tutti sintetici, ma la cupa intransigenza avrebbe potuto arricchirsi di piccole deflagrazioni, lo dimostra l’assolo di “Proximi Divinitatis”. In effetti la struttura dei brani pare avere potenzialmente la facoltà di espandersi in altre scintille; brani conformati come se da un momento all’altro dovesse uscire fuori un qualcosa di aggiuntivo. Insomma, ep interessante che, probabilmente, con altro imprinting vocale salirebbe di quotazione. Ma chissà se è proprio così, forse per contrapposizione, la maggiore espressività dei riff dipende dalla troppo povera esecuzione vocale; se la voce fosse migliore si baserebbe tutto sulla voce. Si percepisce infatti una certa metodicità di testa e meno istintualità, che però non inficia il risultato compositivo, in un equilibrio che conserva vigore e qualità.

Roberto Sky Latini

01.Intro
02.2. Dei Ora
03.3. Fatum Unica Veritas Est
04. Fossa Comune
05. Veleno
06. Proximi Divinitatis

 

Cerusicus - guitars
Apocalisse - bass
Morbus Lucifugum - drums

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