SimakDialog The 6th Story

Written by Super User on . Posted in jazz/fusion

 

                                                                          SimakDialog

                                                                          The 6th Story

                                                                          Moonjune records 

                                                                          www.simakdialog.com

 

 

 

Tribal Tech, Pat Metheny, YellowJackets, Kurt Rosenwinkel: queste sono solo alcune delle sonorità associabili al bellissimo “The 6th Story”, ultimo lavoro firmato dai SimakDialog, formazione indonesiana che sta guadagnando, pian piano, un notevole (meritatissimo) successo.

La band, attiva dal 1993,  è composta da Riza Arshad (piano, tastiere e fondatore della band), Adhithya Pratama (acc verticale / basso elettrico), Endang Ramdan (kendang), Erlan Suwardana (kendang), Cucu Kurnia (kendang e percussioni).
Alla formazione si è aggiunto il chitarrista Tohpati, già noto per il suo disco “Riot”.

Il disco è costituito da nove tracce di lunghezza notevole ma mai noiose. Si inizia con Stepping In, brano lungo ben 10 minuti che offre un assaggio di quel che sarà il resto del racconto. L’assenza di una batteria non si fa sentire nemmeno un po’ e, anzi, si rivela provvidenziale e perfettamente in linea con timbro e le atmosfere alle quali il disco vuole ambire. La chitarra di Tohpati, acida e tendente alle medio-alte, crea un piacevole scompiglio nella parte finale coadiuvata anche dall’uso del ring modulator, effetto in crescente disuso ma quantomai affascinante se adottato con intelligenza.

Lain Parantina offre, invece, qualcosa di più “standard”: le sonorità si spostano, nella prima parte, a contesti vicini al George Benson di “We alla remember Wes”, in particolare per quel che riguarda il contributo di Arshad. Anche qui, la sezione ritmica costituita da Kurnia, Ramdan e Suwardana, si rivela vincente e la testimonianza giunge al minuto 5:40. Un crescendo che accompagna il resto della formazione verso la parte più soft del brano.

Si passa a  For Once and Never, brano che funge un po’ da singolo dato che è il più diffuso sul web e che presenta un tema leggermente più orecchiabile. La composizione è caratterizzata da un Tohpati in versione “educata” grazie ad un suono di chitarra ottenuto con semi-hollow e leggerissimo overdrive quasi a voler sussurrare il tema nell’orecchio dell’ascoltatore. Suono che cambierà completamente nella successiva Common League dove, aumentanto il gain, si farà più simile a quello adottato nei propri lavori e con riferimenti timbrici degni del miglior Scott Henderson degli anni ’80. Unisoni chitarra-basso, organo che improvvisa sul tema e percussioni che mantengono una ritmica tanto lineare quanto variegata per la diversità dei suoni intersecati, fanno di questo brano, a mio avviso, il più riuscito.

La chiusura dell’album è affidata ad Ari dove Arshadi, questa volta con il piano, mette in mostra le sue abilità improvvisative e, tra variazioni e cromatismi, supportati da un basso quasi in disparte, porta a casa un altro tassello del bellissimo mosaico allestito da questo disco.
Completano l’album Harmologic, What Would I Say, As Far as it Can Be e 5,6 che vanno a confermare e rafforzare un’idea di bellezza musicale rappresentata da un jazz quasi primitivo che strizza l’occhio alle possibilità offerte dalle sonorità moderne.

 

Stefano Pavone

 

01.  Stepping In

02.  Lain Parantina

03.  Harmologic

04.  What Would I Say

05.  For Once And Never

06.  Common League

07.  As Far As It Can Be (Jaco)

08.  5, 6

09.  Ari

 

Riza Arshad - fender rhodes electric piano

Tohpati - electric guitar

Rudy Zulkarnaen - bass guitar

Endang Ramdan - sundanese kendang percussion

Erlan Suwardana - sundanese kendang percussion

Cucu Kurnia - assorted metal percussion

 

 

 

 

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