Intervista a The Sixxis

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Ciao. Innanzitutto partiamo dal nome.
Perché la band si chiama “The Sixxis” e che cosa significa ?

In realtà è stata una strana coincidenza, in quanto il progetto originale della band è partito proprio il giorno 6 giugno del 2006. Stavamo cercando di trovare un nome appropriato per il nostro gruppo a quell’epoca e uno dei membri della band ha sottolineato appunto questa coincidenza così abbiamo deciso di adottare questo nome.

Il nome è palindromo. Un caso o una scelta ?

Sicuramente una scelta. Abbiamo pensato che fosse un nome troppo intelligente e ingegnoso per non prenderlo in considerazione.

Potete raccontarci brevemente la vostra storia fino a oggi ?

Beh … ancora una volta, questo progetto iniziò tanto tempo fa per opera di Vladdy e di alcuni suoi amici al conservatorio musicale che frequentavano. Questa band poi attraversò tutte le varie fasi e i vari cambiamenti che più o meno attraversano tutti i gruppi nelle loro fasi iniziali. Ci sono stati mutamenti di componenti della band, di stili musicali e altre trasformazioni che andavano fatte. Infine nel 2011 le cose incominciarono a diventare più serie quando creammo una lineup di musicisti più solida e duratura che includeva Mark Golden al basso e Josh Baker alla batteria. Iniziammo quindi col produrre il nostro primo EP con Malcom Springer, un produttore insignito del grammy award. Dopo l’uscita dell’EP, abbiamo accolto nel gruppo i chitarristi Paul Sorah e Cameron Allen e poi abbiamo iniziato il tour. Dopo tantissime date negli Stati Uniti e in Europa insieme a band del calibro di Wishbone Ash e The Winery Dogs, siamo tornati in studio con David Bottrill come nostro produttore e abbiamo prodotto il nostro primo vero album. Al momento stiamo suonando come band di apertura dei concerti degli Spock's Beard nel loro tour europeo.

Ho ascoltato il vostro album “Hollow Shrine”. Un’ottima produzione con sentori prog-metal sullo sfondo ma con un occhio che guarda verso il pop-rock. Questa analisi è corretta ?

Penso che sia quello che tu definisci pop-rock.

Perché questa scelta ? Che cosa state cercando ?

Penso che la nostra musica sia certamente accessibile dall’ascoltatore medio, ma sia anche più complessa e intricata della maggior parte del rock di mainstream (corrente principale). Alla fine si tratta di un buon lavoro di fusione tra il rock e il prog nel nostro stile personale.

Uno stile speciale che identifica univocamente la musica dei “The Sixxis” ?


Il nostro stile è comporre canzoni in cui la musica giochi un ruolo importante così come le parti vocali. Generalmente infatti le parti vocali si attorcigliano e si intrecciano con il resto della musica. Noi cerchiamo di non produrre brani in cui la musica sia in secondo piano rispetto alle parti vocali.

Gli arrangiamenti e il sound engineering sono molto validi e professionali. Quanto tempo dedicate alla rifinitura delle vostre canzoni dopo che il processo creativo è giunto al termine ?

Ci vuole del tempo a cucire tutto insieme. Ognuno nella band ha differenti stili nel suonare ed è spesso anche divertente vedere come ciascuno di questi stili venga assimilato insieme agli altri nelle canzoni. Ci vuole tempo ma è anche un processo veramente gratificante e spassoso.


Da quali gruppi del passato siete influenzati ? E nel presente ?

Molte canzoni sono ispirate da gruppi grunge come i Soundgarden e gli Alice In Chains ma anche da alcune band progressive come per esempio i Rush. Anche i Muse sono una band che ci influenza nella fase compositiva delle canzoni.

Il vostro disco è energico e carico di potenza ma non troviamo nessuna suite di una certa lunghezza. Come mai questa scelta ? Pensate di cimentarvi in futuro con una lunga suite ?

Lo scopo di questo disco era quello di colpire il più duro possibile per renderlo accessibile al maggior numero di ascoltatori senza diluire e attenuare la nostra musica. Penso che una volta che il nostro sound sia conosciuto e le persone sappiano meglio chi siamo, allora sia il momento giusto per incorporare nei dischi canzoni più lunghe.

Parlami della vostra esperienza come band di apertura nei concerti dei “The Winery Dogs” ?

Sicuramente per noi è una cosa da sottolineare e da evidenziare. Abbiamo avuto la possibilità di vedere all’opera tre fra i più grandi musicisti nei loro strumenti suonare tutti i giorni per due mesi. Anche il fatto che questi ragazzi siano stati in giro nell’industria musicale per così tanto tempo è stata per noi un’altra grande possibilità di imparare perché riesci a capire come devi comportarti e come devi suonare in questo tipo di business e soprattutto come gestirti quando sei fuori dal palco.

Nel vostro disco percepisco sentori di rock, metal, progressive, musica classica e musica pop. Come possiamo classificare la vostra musica ?

Molto difficile da classificare. Forse "Progressive Grunge" ? Si tratta di musica originale. Cerchiamo di non limitarci dentro a un genere specifico. La nostra musica ha un sound globale, complessivo, ma stilisticamente possiamo incorporare quello che vogliamo e farlo suonare e apparire come la nostra versione di quello stile.

Quanto sono impostanti i testi nelle vostre produzioni ? Un’aggiunta alla musica o una parte veramente essenziale ?

I testi giocano un ruolo molto importante nello stabilire lo stato d’animo della musica.

Suonerete presto live in Italia ? In caso affermativo, dove e quando suonerete ?

Suoneremo a Veruno, in provincia di Novara, durante il festival progressive che dura due giorni e precisamente il giorno 6 settembre.

Qualche progetto per il futuro ? Potete dare a Tempi Duri qualche anticipazione ?

In questo momento stiamo valutando la possibilità di collaborare con diverse band negli Stati Uniti e in Europa per portare in giro questo nuovo disco il più possibile.

Grazie e buona fortuna.


Pierluigi Daglio

 

 

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