Ardan Voyage d’une seule nuit

Written by Super User on . Posted in Rock progressive

 

                                                                                                           Ardan

                                                                                                           Voyage d’une seule nuit

                                                                                                           Alka records 

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Gli Ardan sono un progetto musicale nato nel 2015 da Alessio Ruscelli e da Alessandro Marchi, musicisti con alle spalle altre esperienze sonore e discografiche, per l’esigenza di esprimere nuovi impulsi creativi convogliandoli in un vero e proprio concept album. “Voyage d’une seule nuit” è infatti un lungo sogno, un viaggio nell’inconscio, un percorso per scoprire la vita stessa. Un bambino che desidera disperatamente esaudire il suo desiderio: diventare un astronauta e volare sopra la Terra, nello spazio aperto. Il disco si apre con “Mayday” un breve prologo che con diversi rumori situazionali ci porta alla prima vera traccia del disco “The dreamer” caratterizzata da una presenza massiccia del basso, nella parte iniziale, che lascia il posto alle tastiere e alla voce molto profonda e compatta.

Chitarre ritmiche potenti che si alternano a passaggi di tastiera lenti e rarefatti. Un buon inizio, di notevole impatto sonoro, che si trasforma in spaziature diradate e in passaggi a vuoto nella successiva “The Big Bang”, di fattura pinkfloydiana, piena di rumori che si alternano a suoni flebili e diradati per sfociare senza soluzione di continuità in “Omens”, una ballata dolce e struggente con chitarra acustica e tastiere. Anche in questo caso, le atmosfere sono molto rarefatte, la melodia accattivante e abbastanza coinvolgente. Cambio di registro e il brano diventa ritmato e folgorante per poi tornare lento e rarefatto nel finale. “Launch!” è una canzone molto dinamica dal ritmo sincopato, ottima la linea di basso che contrappunta il riff di chitarra elettrica, una traccia ben costruita che sfocia in “Stranger in this world”, lenta e melodica, con tappeti di tastiere in sottofondo a supportare le parti vocali.

Bella la parte di tastiera nel finale. “A0620-00_V616 Mon” e “Salyut” sono due brevi tracce di passaggio e di collegamento verso “Satellites”, un brano ancora una volta lento, emozionale, struggente nella prima parte che poi si infiamma diventando più potente nella parte centrale, fino a rarefarsi di nuovo nel finale. Un’altra traccia strumentale di raccordo, con le sole tastiere, intitolata “Moreton” ci porta verso la più orecchiabile “Time”, ballata accattivante, dolce e gentile con un pregevole riff di basso. “The tree under the ship” è una canzone lenta, dolce, struggente con un bell’assolo di violino. “Wormhole” è ancora una volta un brano di collegamento verso l’ultima traccia dell’album dal titolo “ExoTerra” che, in questo caso, è anche la canzone più lunga del disco. Il concept album volge al termine. Cosa succederà adesso che il sogno si è compiuto ? Alla fine, quindi, il disco si conclude con un interrogativo e apre scenari diversi verso l’ignoto. Cosa farà adesso il protagonista della nostra fiaba ? Cosa farà l’ascoltatore ? Siamo al duro e inaspettato momento del risveglio. I brani migliori dell’album sono “The dreamer” per la chitarra ritmica molto originale, “Omens” per la melodia dolce e accattivante, “Launch!” per le linee di chitarra e di basso che si contrappuntano in maniera sagace, “Time” per la sua definitiva dolcezza. Un disco pretenzioso, con buoni spunti musicali, linee a tratti sofisticate, passaggi a vuoto e rumori che forse andrebbero meglio dosati in quanto alla lunga rischiano di annoiare l’ascoltatore.

L’utilizzo eccessivo di tracce con rumori di fondo o voci registrate, in chiaro stile pinkfloydiano, sono sicuramente di effetto però devono rimanere entro certi limiti temporali altrimenti spezzano troppo la continuità della musica che ne risulta quindi penalizzata. Nel complesso una prova d’esordio niente male per gli Ardan che hanno dimostrato comunque di sapere scrivere musica originale e riconoscibile. La prima parte del disco risulta più fresca e godibile rispetto alla seconda parte, più ripetitiva e autoreferenziale. La difficoltà per fare un ottimo disco sta nel sapere scegliere e dosare le cose migliori, bilanciandole in maniera opportuna. Compito principalmente del produttore discografico. Gli Ardan maturando sapranno sicuramente liberarsi dagli orpelli e dalle sovrastrutture, valorizzando la parte essenziale della propria musica, producendo altri lavori di notevole fattura. La registrazione e il missaggio potrebbero essere migliori. Da ascoltare tutto di seguito in una notte di luna piena.

 

Pierluigi Daglio 

 

01.  Mayday

02.  The Dreamer

03.  The Big Bang

04.  Omens

05.  Launch!

06.  Stranger In This World

07.  A0620-00_V616 Mon

08.  Salyut

09.  Satellites

10.  Moreton

11.  Time

12.  The Tree Under The Ship

13.  Wormhole

14.  ExoTerra

 

 

Alessio Ruscelli - guitar

Alessandro Marchi - vocals, drums

Edoardo Raffellini - bass

Valentina Golfari - drums,  backing vocals

Nicola Nieddu - violin

Luca Tampieri - backing vocals

 

 

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