In Reverence The selected Breed

Written by Super User on . Posted in Estremo

 

                                                                                                          In Reverence

                                                                                                         The selected Breed

                                                                                                         Non Serviam Records

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Band da non scambiare per il combo estremo dei Reverence francesi e ancor meno per i Reverence Heavy Metal di Scott Oliva, la preposizione “In” è quello della formazione di nazionalità svedese. L’oscurità di questo Black Metal è reale; molto atmosferica e anche ricca di pathos. Non c’è in regalo una sufficiente dose di personalità; ad ogni modo niente è lasciato al caso e le emozioni vengono efficacemente espresse, senza sbavature, accompagnate da una produzione di registrazione molto professionale.

Non tutto è segnato da buona ispirazione, in quanto alcuni passaggi girano come fossero già noti (la title track “The selected Breed” e “The Sixth Blood Letting” risultano piuttosto anonime). I brani sono brevi, solo 3 arrivano ai 4 minuti, e questo riesce a mantenere ogni singola traccia nell’alveo della significatività, eliminando possibili rischi di punto morto. I momenti migliori sono quattro, pieni di rarefatta epicità. “JAHILIAH” fa ben sperare; inizia con una fredda aria misteriosa che sfocia in una pesante ritmicità da valanga sulfurea. “GODS OF DEHUMANIZATION” parte con un blasting forsennato sorretto da un tappeto di maestosità, poi reca un altalenarsi tra rallentamenti ed un energico incalzare, spezzandosi al centro con suoni soft.

“PROMETHEUS” e “GIFT OF DISINTEGRATION” sono fra loro concettualmente complementari, in ogni caso si tratta di ulteriori bordate annichilenti, che posseggono anch’esse dei rallentamenti e delle velocizzazioni, mantenendo sempre la direzione dell’avanzata potente. Queste variazioni di ritmo sono arricchenti, ma l’arte vera è lontana. Purtroppo, pur essendo entità abbastanza godibili, queste quattro tracce non vantano alcuna forza che possa farne ottime composizioni. Una incursione Death viene scatenata in “Anthropogeny”, suonando con rabbia e violenza. Le causticità sono interessanti (come nella mezza Melodic Black Metal “Red Waves”) e hanno il giusto tono di magia, ma non riempiono il songwriting in modo pregnante, lasciando le cose a metà. Interessante il brano strumentale “Life Rejuvenate”, algico e immobile, che si fa essenza delicata, anche se possiede una evidenza sinistra e straniante.

Dal 2011 la band sforna del materiale vario tra demo, ep e singoli, e solo oggi esordisce con un full-lenght. La voce dal growl molto cavernoso non regala grande fascino ma fa onestamente il proprio lavoro senza sfigurare; non è abbastanza modulato e rimane ancorato ad una prova di tipo scolastico. Le chitarre non giocano a cercare effetti incisivi, l’unico virtuosismo è quello del drumming, davvero ben impostato e vario, quindi l’elemento più interessante tra gli strumenti utilizzati. Globalmente la tecnica c’è ma non supera gli standard basici, lasciando poca traccia anche in un ascolto attento. Alla fine, che dire, l’attitudine è giusta ma le idee sono poche; anche gli spunti interessanti sono rari. L’album raggiunge la sufficienza e si ferma lì, non imponendo in alcun modo la propria essenza. Gli anni passano e l’ispirazione ancora non arriva, non è un bel risultato in sette anni.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Jahiliah

02.  Gods of Dehumanization

03.  Prometheus

04.  The Selected Breed

05.  The Sixth Bloodletting

06.  Anthropogeny

07.  Red Waves

08.  Gift of Disintegration

09.  Life Rejuvenate

 

Filip Danielsson –vocals

Pedram Khabiti Shahidi – guitars

Oscar Krumlinde - 

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