Mountain God Bread Solstice

Written by Super User on . Posted in Estremo

                                                                                                             

 

                                                                                   Mountain God

                                                                                   Bread Solstice

                                                                                   Artificial Head

                                                                                 www.facebook.com/MountainGodBand

 

 

Arriva dagli Stati Uniti questo Depressive-Doom-Ambient-Black-Metal tutto strumentale (i vocalizzi si comportano come semplici strumenti), ed è un esordio. Io lo considererei più come una prova generale per vedere se l’amplificazione funziona: “uno, due, tre….prova!”. In effetti la prova funziona, in quanto alcune sonorità possono essere un buono spunto. Ma alla fine ciò che rimane è il vuoto; il disco è vuoto, senza contenuto, senza anima, senza emozioni. Il tutto è mortifero, ma non nel senso buono, metallico, del termine, lo è in quanto appare un mortorio. E’ noia; è piattume; è, appunto, vuoto.

E’ un qualcosa che non racconta, non descrive, non gira, ed è così perché scontato, perchè ha le idee sempliciotte che anche un non musicista inventerebbe (e produrrebbe se sapesse suonare). Gli spunti sono pochi e quando ci sono non si sviluppano. Per i Mountain God essere minimali significa essere insulsi, altre band sanno essere minimali riuscendo a farlo nella sostanza. Qualcuno definisce il terzetto “Sludge”, ma non mi pare proprio il loro genere: lo Sludge quando è fatto male funziona meglio di queste traccie inconcludenti.

I suoni non mi dispiacciono, ma le ridondanze e le ripetizioni ripropongono situazioni già stracotte in partenza, quindi non danno quella magia che una inquietudine sinistra ben ingegnata potrebbe portare. L’album porta forse il desiderio di descrivere atmosfere apocalittiche o percorsi di svuotamento della persona, verso la desolazione e verso lande asfittiche, ma “Scaling the Silver Steps”, che sembra voler descrivere il nulla, cade nell’essere esso stesso il nulla, brano senza intensità. E anche “Junglenaut” si perde nello stesso “niente di fatto”, ma fa ancora peggio “Unknown Ascent” dove non c’è nessun tipo di realtà musicale.

Il momento migliore è “Karmic Truth” in quanto esso quasi riesce a descrivere qualcosa apportando un minimo pathos, anche un soffio di epicità, ma non raggiunge comunque la sufficienza; è il pezzo che più si discosta dall’attitudine Ambient, e forse per questo, qualcosina dona, infatti a questa band l’Ambient non si confà. Veramente mi pare che non esca fuori niente dalla loro (non) espressività. “Nazca Lines” parte molto sonnolenta, e poi sembra sul punto di voler dire qualcosa, e invece fa dei ghirigori che si spengono progressivamente, e solo il grumoso riffing finale accende un minimo di attenzione da parte dell’ascoltatore (forse era da scriverci su tutta la struttura).

Lavoro banale. Un linearismo espressivo che non diventa nemmeno fastidioso, e non funzionerebbe nemmeno come probabile (improbabile) colonna sonora. Se si vuole suonare questo genere musicale bisogna avere un quid, una capacità davvero ispirata, altrimenti è facile cadere in questa pochezza che di artistico non ha niente. E’ un genere che qualcuno ritiene facile, invece bisogna avere una grande sensibilità, cosa che questo combo non dimostra. Ho appena recensito i Cursus (sempre americani), e in questa categoria sono molto più abili. Disco altamente insufficiente, e se qualcuno vuole dirmi che è solo questione di gusti, mi faccia sapere quanti soldi spenderebbe per discografie così (finchè si tratta di scaricare son buoni tutti).

 

Roberto Sky Latini


01.Scaling The Silver Steps
02.Nazca Lines
03.Karmic Truth
04.Junglenaut
05.Unknown Ascent
06.Hymn To Nothing


Ben Ianuzzi – vocals, guitars
Nikhil Kamineni – bass
Ryan Smith – drums

 

 

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