Cursus Cursus

Written by Super User on . Posted in Estremo

 

                                                                                                                    Cursus

                                                                                                                    Cursus

                                                                                                                    Artificial Head Records

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Questo album dei texani Cursus testimonia l’esistenza ancora tenace di un Black Metal che suona in modo essenziale, senza virtuosismi, inscenando atmosfere emozionali e non costruendo impalcature di difficile tecnicità. Non è un lavoro così povero come appare, anche se le stratificazioni sono poche e i riff avanzano ripetitivi; è infatti intriso di sensazioni. Dopo un ep d’esordio nel 2013 (“Summer Solstice Sessions), siamo al primo full-lenght, e si rivela un buon prodotto per il sapore emotivo espresso, tra il depressivo e il senso di misteriosa oscurità. La costruzione dei pezzi si incentra sulla ripetizione della riffica, associata a suoni riverberati o più netti, che però non aggrediscono quanto invece blandiscono l’ascoltatore con ipnotica attrazione.

Il loro sound utilizza progressioni Doom, scarne, prodotte in modo poco tecnologico, con il drumming a volte troppo cartonato, un po’ in sordina. Eppure il loro minimalismo afferra bene alla gola, attirando nel vortice soffocante come per venire risucchiati in una trappola. Non è musica Ambient, sebbene per alcuni momenti pare sembrarlo, possiede infatti un minimo di dinamicità che la fa essere molto più consistente rispetto alla modalità ambient. Non essendo musica d’impatto, il tutto fluisce senza scossoni, ma proprio per questo è al limite dell’asfissiante, salvando l’ascoltatore dal cadere del tutto in trance grazie alla durata non eccessiva dei pezzi. Quindi andamento ripetitivo ma non noioso; per chi ama immergersi in masse ondose di grumosi respiri può essere corroborante, ma attenzione, è così semplice e lineare che qualcuno può trovarvi molto meno di quanto sto descrivendo, dipende dallo stato d’animo del momento. Si percepisce un che di occulto, senza che ciò domini, in quanto non sovrasta l’aria di melma naturale; non c’è potenza ma un respiro opprimente che ha il suo fascino in quanto espresso appunto nella semplicità.

In “Her Wings covered the Sky”, l’inizio spoglio pone in primo piano un suono pulito quasi desertico, ma quando arriva il riffare grezzo, si inserisce una ammaliante vocalità che sembra giungere da altre dimensioni, rarefatta in un eco orrorifico distante, che sembra l’espressione di creature che riempiono l’aria di sulfureo mistero; è la vocalizzazione migliore rispetto al resto dell’album. Altre tracce sono più nettamente cantate in growl, senza mai divenire in primo piano. Ma il Black Metal tipico, smette di esserlo dalla quarta traccia in poi, dove rimane il nero, ma ci si lega ad afflati di significato diverso. “Set the Controls for the Heart of the Sun” si rifà all’Alternative. Mentre la quinta “Trail of Tears”, più malinconica e meno inquietante, si concretizza in una sottoforma  meno luminosa di sound alla Alcest. Addirittura l’ultimo pezzo non è una song ma una sonorità astratta che potrebbe avere significato in un film, come colonna sonora di fantascienza, dove ci si perde in spazi oscuri dell’universo, pregni di minacciosa attesa.

Nessuna sperimentazione. Queste espressività artistiche non hanno più nulla della vera sperimentazione, essendo ormai codificate da tempo, ma mantengono l’effetto di essere una ricerca personale, fin qui gestita bene da una band che è un duo maschile-femminile. Curiosità: si vende anche in vinile a tiratura limitata di 350 copie; il mercato fa strane cose ormai. Ma tanto musica come questa non sarà mai commercialmente fortunata.

 

Roberto sky Latini

 

01.  Her Wings covered the Sky

02.  Waters of Wrath

03.  The Guardian

04.  Set the controls for the Heart of the Sun

05.  Trail of Tears

06.  The Empire will fall

 

CJ Salem – vocals / guitars

Sarah Ann Roork - drums

 

 

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